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Pietro, Infermiere: I medici ormai curano clienti, non dei pazienti. E a pagarne più di tutti è la qualità e la credibilità dell’assistenza.

Pietro, infermiere di Perugia, ci scrive proponendo una riflessione interessante che analizza gli effetti della medicina difensiva.

“Gentilissimi AssoCareNews.it,

vorrei proporre alla comunità infermieristica e medica una riflessione.

Abbiamo tutti sotto agli occhi gli effetti disastrosi del cambiamento dei comportamenti dei nostri assistiti.

Oltre alle violenze e alle aggressioni non mancano la mancanza di educazione, di rispetto, l’incapacità di attesa o di stare alle regole.

A mio parere, e vorrei sapere quella dei colleghi di altre parti di Italia, questa nasce dal clientelismo tipico ormai di molti medici e molte direzioni di reparto.

Ormai il paziente è un cliente ed i medici li supportano grazie alla medicina difensiva. Basta ormai che uno sia un rompiscatole che può ottenere molti, molti comfort.

Anche a scapito della logica clinica, come la nostra paziente che questa estate si faceva portare i maxibon con la PTCA fatta da due giorni (comportamento che tra l’altro infrangeva anche i protocolli covid).

Faccio un paio di esempi, uno personale e uno preso dal gruppo di infermiere whatsapp a cui appartengo.

  1. Lavoro in degenza cardiologica. Un paziente aveva posizionato un pacemaker da poco più di 24 ore ma pretendeva di stare in posizione semiseduta. Sconsigliata da qualunque protocollo. Dopo un principio di litigio arriva il medico che gli da l’ok a stare semiseduto per leggersi il giornale.
  2. Mi hanno raccontato (non posso sapere se è vero ma comunque è un evento già sentito) che un paziente operato da poco di protesi di anca è arrivato alla pasticceria di fronte all’ospedale per il compleanno del nipote. Tornando dopo un’oretta senza problematiche.

Questi eventi (e ce ne sono tantissimi altri) sono solo due esempi ma piuttosto chiari.

Al paziente si insegna che basta alzare la voce con il medico che tutto o quasi diventa possibile.

Del resto ad un camice importa non ricevere denunce o letterine sul giornale, che gliene importa se acconsentendo distrugge l’immagine della sanità?

Premetto che non sono contro “l’umanizzazione” delle cure, ma stiamo scadendo nel ridicolo sempre più.

Pietro B*, infermiere”.

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