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Mirka, Infermiera: “il Coronavirus mi ha uccisa dentro, ho visto troppi morti; torno a fare la cassiera”.

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La lettera di Mirka, infermiera neo-laureata e impegnata da marzo 2020 in un reparto Covid ci fa riflettere sull’assenza di supporti psicologici per i professionisti impegnati contro il Coronavirus: “mi licenzio e torno a fare la cassiera al supermercato”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

mi chiamo Mirka e sono una Infermiera neo-laureata. Da marzo lavoro in una Unità Operativa di Medicina Interna – Area Covid in Toscana.

Le scrivo perché sono spaventata da questa professione. All’università ce l’hanno descritta come meravigliosa, come una svolta definitiva, come un modo per farsi valere anche dal punto di vista umano e perché no scientifico.

Nulla di tutto questo. Da quando ho messo piedi in quel reparto pian pianino ho capito che non è tutto oro quel che luccica e che le tutor di Infermieristica vivono in un mondo fatto solo di testi scolastici e di esperienza clinica non vissuta.

Noi Infermieri siamo i tuttofare, siamo intercambiabili con tutta l’équipe, nel senso che quando conviene ai Medici dobbiamo fare anche i Medici e prenderci responsabilità che non ci competono; quando invece ce n’è bisogno ci costringono persino a fare gli Operatori Socio Sanitari.

E’ quanto accade tutti i giorni nella Medicina Covid in cui lavoro. Ad esempio, per ridurre gli accessi sui Pazienti affetti da Coronavirus l’OSS entra nell’aera solo una volta al mattino per l’igiene e poi quattro volte per alimentare gli assistiti (a colazione, pranzo, merenda e cena). Al resto dobbiamo badare noi. Se c’è una sacca del catetere vescicale da svuotare siamo noi  Infermieri a doverlo fare; la stessa cosa se un Paziente ha evacuato o deve essere posturato; idem per le emergenze e per i campanelli.

Insomma, sulla carta siamo dei Professionisti, però all’occorrenza possono essere de-mansionati o super-mansionati (a seconda delle necessità).

Inoltre, in sette mesi di lavoro ho visto almeno un centinaio di Pazienti morire per Covid-19. Troppi. Ho in mente sempre i loro occhi che gridano aiuto, la loro sete d’aria, la loro voglia di sconfiggere il Coronavirus.

Queste morti mi perseguitano anche di notte, non riesco a dormire e faccio uso di Xanax per riposare almeno qualche ora. Non ce la faccio più, sono stanca, disillusa, offesa nel profondo.

Questo Covid ha ucciso anche me, ha ucciso i miei sogni, ha ucciso la voglia che avevo di fare carriera nel mondo sanitario.

Ora ho un solo desiderio, farmi riassumere da Cassiera alla Coop dove lavoravo per pagarmi gli studi ad Infermieristica e lasciare questa professione prima di scoppiare e di mandare tutti a quel paese.

L’Infermieristica italiana non solo non è considerata, ma è vista come una disciplina spesso inutile o forse troppo utile a coprire le carenze di un Servizio Sanitario Nazionale (pubblico e privato) che non ci apprezza e che ci tratta come semplici zerbini.

Spero finisca subito questa agonia!

Grazie Direttore.

Mirka, Infermiera delusa

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