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La lettera di Marta, Infermiera, ci fa riflettere di nuovo sulle strutture religione in Italia: “io assunta a 700 euro al mese e in nero da una Casa di Riposo diretta da suore; indagate nel mondo cattolico”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

mi chiamo Marta (nome fittizio) e lavoro da un paio di mesi in una Casa di Riposo diretto da suore cattoliche. Mi hanno “assunta” in nero proponendomi un contratto da 700 euro mensili. Io sono ragazza madre e mi sono laureata in Infermieristica nel novembre 2020.

Ho mandato in giro su internet il mio Curriculum Vitae e mi hanno chiamato da questo Istituto religioso che è ubicato in Puglia in una ridente cittadina garganica.

All’inizio ero contentissima, finalmente potevo mettere a frutto anni di sacrifici passati tra studio, figlia minorenne e lavoro saltuario. Poi quella che pensavo l’occasione della mia vita: la chiamata dalla suore.

Ero a mille, praticamente lievitavo per la gioia. Poi la doccia fredda. Il contratto proposto era ed è in nero: 700 euro netti in contanti al mese per 36 ore di lavoro settimanale. Una miseria, un insulto alla Professione Infermieristica, un pugno nello stomaco ad una categoria che non è tutelata, contrariamente a quanto riferito dall’Università e dai docenti di Infermieristica che evidentemente vivono in una campana di vetro.

Conosco altri colleghi che hanno dovuto accettare sempre qui in Puglia contratti simili. L’alternativa era ed è quella di emigrare al Nord o sperare nel superamento di qualche concorso.

Io per ora ho accettato, non avevo alternative, ho una bimba piccola da sfamare e loro lo sanno bene e ne approfittano. Lavorare con le suore è come stare in carcere, loro dirigono tutto, tu devi solo eseguire. Nessuna pietà, sono arpie, violente, offendono e trattano anche male i pazienti.

Possibile che nessuno indaga su queste Case di riposo?

Siamo al Sud, ma credo che queste cose accadano anche a Nord.

Ciao.

Marta, Infermiera

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