Infermieri contro OSS: la storia infinita.

Infermieri contro OSS: la storia infinita.
Infermieri contro OSS: la storia infinita.

Si può lavorare bene in équipe secondo CNOSS

Lettera aperta del Coordinamento Nazionale Operatori Socio Sanitari (CNOSS – FIALS) all’Infermiere Andrea che ha riacceso la discussione sul rapporto lavorativo e sulle differenze tra Professione Infermieristica e Operatori Socio Sanitari. A scendere in campo l’intero direttivo del Coordinamento formato da Stella Mele, Pasquale Contursi, Nunzio Perrella e Carmelo D’Antona.

Ecco il contenuto della missiva

Gentilissimo Giuseppe Ferrara (EX INFERMIERE),

leggendo l’articolo ci è tornato in mente una figura retorica che riteniamo pienamente appropriata al succo del suo pensiero: Edipo davanti alla Sfinge. La sanità è in continua trasformazione e le professioni evolvono in funzione di essa e dei mutamenti delle necessità assistenziali. Abbiamo letto con rammarico, come alcuni, sembrino quasi non voler considerare il valore dell’operatore socio sanitario all’interno dell’equipe assistenziale, definendolo solo un ruolo tecnico, domestico alberghiero, una figura di supporto, la cui operatività debba essere relegata esclusivamente a funzioni di ausiliario, senza capacità e competenze dirette alla tutela della salute, considerando illegittime le rivendicazioni su alcune questioni legate alla professione. Questo atteggiamento sembra proprio richiamare quello della professione medica che per decenni ha accostato i termini paramedico e ancillare alla professione infermieristica, rigettando il ruolo dell’infermiere come collaboratore, definendolo solo un mero esecutore di compiti.

Nella foto: da sinistra a destra Pasquale Contursi, Stella Mele, Carmelo D'Antona e Nunzio Perrella.
Nella foto: da sinistra a destra Pasquale Contursi, Stella Mele, Carmelo D’Antona e Nunzio Perrella.

 

Le ricordiamo un po’ della storia dell’Infermiere; nel periodo del regime fascista si ebbe la prima vera regolamentazione della formazione infermieristica che naturalmente era riservata alle sole donne.

Nel 1925 si aprono le scuole-convitto per infermiere (regio decreto-legge 15 agosto 1925, n. 1832). Si evince da questo modello organizzativo l’autoritarismo tipico del “ventennio” imperniato sulla scarsissima considerazione della professione infermieristica, specie perché svolta da figure femminili, e ritenuta del tutto subordinata alla professione medica. Allora come in parte ora tutta l’assistenza sanitaria era imperniata sulla figura del medico!

Con la legge 1049 del 1954 si ha invece la nascita del COLLEGIO DELLE INFERMIERE, quello che ancora fino a pochi mesi fa si chiama IPASVI e raccoglieva in questa federazione, oltre agli infermieri professionali, le vigilatrici d’infanzia e gli assistenti sanitari.

La riforma ospedaliera sancita dalla legge 128 del 1969, all’articolo 41 distingue il personale di assistenza diretta in:

  • Caposala (Coordinatore Infermieristico);
  • Infermieri professioni specialiste;
  • Infermieri professionali e vigilatrici d’infanzia;
  • Infermieri generici;
  • Puericultrici.

Questa riforma ha come effetto primario la necessità di reclutare molto personale necessario all’assistenza secondo il dettame della stessa legge che porta le ore lavorative da 48 a 40 settimanali e stabilisce un tempo minimo di assistenza per ciascun paziente di 120 minuti.

Con gradualità e professionalità conquistata e acquisita in corsia l’lnfermieristica diviene un corpus complesso e sistematico di conoscenze e strumenti teorico-metodologici volti all’esercizio delle funzioni di tutela e promozione della salute, individuale e collettiva. Per giungere a questo livello si sono dovute attuare una serie di disposizioni normative (D.M. 739/94, Legge n.42/99, Legge 251 /2000, Legge 43/2006, Codice Deontologico), che hanno sancito il definitivo superamento del concetto di ausiliarietà e mera esecutività dell’assistenza infermieristica in relazione alla professione medica.

L’evoluzione nell’ambito dell’esercizio della professione è andata di pari passo con un parallelo processo di riforma del sistema formativo dell’infermiere (D.M. 509/99), che ora si articola
in diversi livelli di studio universitario; gli infermieri sono sempre più preparati e competenti e contribuiscono ad un miglioramento effettivo nel campo della pratica clinica, della cura e dell’assistenza.

Premesso quanto sopra, torniamo agli OSS.

Partiamo dal fatto che l’OSS, una figura nata nel febbraio 2001, inquadrata erroneamente

in area tecnica per una imposizione delle figure sanitarie che avevano il timore apocalittico che, nel futuro prossimo, la carenza di infermieri poteva indurre le istituzioni a legiferare per una sanatoria che equiparasse gli OSS agli infermieri. Quindi la denominazione di questa figura fu, cito testualmente: “operatore tecnico ad alta integrazione sanitaria”.

Attualmente, in linea con il CCNL 2016/2018, la commissione paritetica sta per avviare il processo di innovazione del sistema di classificazione professionale del personale del Servizio Sanitario Nazionale individuando le soluzioni più idonee a garantire l’ottimale bilanciamento delle esigenze organizzative e funzionali delle Aziende ed Enti sanitari con quelle di riconoscimento e valorizzazione della professionalità dei dipendenti del SSN.

Come FIALS CNOSS stiamo lavorando alacremente e come sindacato dobbiamo fare la nostra parte non solo contestando ciò che non va bene, ma facendo corrispondere alle criticità delle proposte soluzioni corrispondenti che abbiano un percorso di effettiva fattibilità. Inoltre dobbiamo tener conto che la riforma deve essere vista sotto il duplice aspetto dell’esigenza del paziente e quella della valorizzazione di tutte le professioni sanitarie. L’intervento prioritario e risolutivo da adottare all’interno del Tavolo Tecnico, è senz’altro quello di standardizzare e uniformare la formazione su tutto il territorio nazionale.

La legge, la n. 3 con data 11 gennaio 2018, conosciuta come DDL Lorenzin, all’articolo 5, istituisce l’area delle professioni sociosanitarie ed individua il percorso procedurale necessario per l’individuazione di nuovi profili professionali. Nell’area professionale vengono poi ricompresi i preesistenti profili professionali di operatore sociosanitario e le professioni di assistente sociale, di sociologo e di educatore professionale.

Nel Patto per la Salute 2014/2016, l’integrazione sociosanitaria costituisce uno degli assi portanti ed infatti, all’articolo 6 del medesimo Patto, è stata riaffermata con forte convinzione la scelta strategica dell’integrazione sociosanitaria indispensabile per costruire un vero sistema avanzato di tutela della salute. Ed è in questo contesto che va inquadrato il percorso della figura professionale dell’operatore socio sanitario (OSS) abbandonando la ineluttabile attribuzione che in questi anni ha costretto questa figura nel lembo del ruolo tecnico ed entrando a pieno titolo istituendo nel profilo delle professioni sociosanitarie (area sociosanitaria).

Il nostro riverbero vuole essere un input che conduca a una conclusione giusta e ponderata sull’accertamento dei fondamentali diritti di tutte le categorie; agire con estrema incuria e calcare la mano sulla questione OSS non porta risultati agli infermieri, contribuisce solamente a creare scompiglio e alzare i toni. La strada maestra è segnata, quisque faber fortunae suae (ognuno è artefice del proprio destino), poi ci sarà sempre chi userà a proprio vantaggio tutte le situazioni che portano alle estremizzazioni di una professione che per definizione è lontana dai principi di
intolleranza e gogna.

Vogliamo concludere con un pensiero arguto di espressione popolare che rappresenta una simpatica metafora della complessità del sistema sanitario: non ci siano “nobili padroni” e
umili servi” in un sistema complesso.

Direttivo FIALS CNOSS
Stella Mele, Pasquale Contursi, Nunzio PerrellaCarmelo D’Antona

Potrebbe interessarti...