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Infermiere di 32 anni torna a fare il muratore e ci scrive una lettera di addio alla professione per cui aveva lottato e dalla quale aveva ricevuto sempre schiaffi in faccia. Ecco la storia di Nicola.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

mi chiamo Nicola, ho 32 anni e facevo l’Infermiere. Dopo l’esperienza recente di guerra al Covid-19 ho deciso di tornare a fare il muratore. Un muratore è visto come un professionista, è pagato bene e non lavora di sabato e di domenica.

L’Infermiere, al contrario, lavora tutti i giorni, è sottopagato e non viene per nulla considerato un professionista.

A 24 anni ho deciso di cambiare vita. Mi sono iscritto all’Università e mi sono laureato in appena tre anni con il massimo dei voti. Ero molto entusiasta, convinto che quella laurea in Infermieristica mi avrebbe cambiato la vita. Purtroppo dopo un anno solamente dall’inizio della mia professione di Infermiere mi sono accorto che quello che ci paventavano al Corso di Laurea non corrispondeva alla vita professionale reale.

Troppe delusioni, troppo sfruttamento, troppo menefreghismo delle dirigenze. Con il Coronavirus è stato chiaro che eravamo solo dei numeri, carne da macello da utilizzare contro un Covid che ha mietuto vittime e feriti, anche tra noi Infermieri. Ci hanno costretti a lavorare senza difese, senza tamponi, senza alcuna protezione degna di tale nome.

Ora sono stanco, torno a fare il muratore. Guadagno fino a 2500 euro al mese e sono trattato da “maestro”, sono considerato un professionista.

Forse mi pentirò, ma certamente vivrò meglio di prima.

Nicola C., Infermiere, San Giovanni Rotondo (FG)