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Una Infermiera scrive al ministro Lucia Azzolina (Pubblica Istruzione): “qui andrà tutto allo sfacelo”.

Gent.ma Ministra Azzolina,

sono una Infermiera, in questi giorni, pur se lavorativamente impegnata su tutt’altro fronte che quello scolastico, ho sentito il desiderio di scriverle due righe. Mi ritengo fortunata a non scriverle in veste da studente perché conoscendomi, se questa catastrofe fosse accaduta durante gli anni del mio liceo, avrei aperto una seconda sessione di “moti carbonari” battezzandola
“moti coronarovirus” mentre Silvio Pellico si sarebbe rivoltato nella tomba…

Ammetto che ha avuto tatto e schiettezza, per sbandierare ai quattro venti a oltre 8 milioni di studenti dopo mesi di “segregazione forzata” ad appena inizio aprile che non sarebbero tornati sui banchi, che la scuola non avrebbe riaperto comunque fossero andate le cose ma sarebbero stati comunque tutti ammessi agli esami o alle classi successive!! CHAPEAU!!

Scempio?? Utopia?… no triste realtà!!
Anni di lavoro spesi a spiegare l’importanza della cultura scolastica alla nuova generazione degli “screen-agers” vanificati con un niente!

Già… perché di niente si tratta in un paese che continua a dirsi “democratico” quando poi la democrazia funziona quando le idee di pochi riescono a soddisfare i pochi che contano…

Già da tempo del resto le nostre scuole, i nostri apprendistati e le nostre università devono riflettere le esigenze del momento e nell’era cibernetica in cui viviamo, non è più necessario essere in grado di memorizzare interi testi di letteratura greca o latina (come è toccato invece a noi ai tempi del ginnasio) né i teoremi di Euclide… (chi è mai costui?).

Dante e Virgilio possono andare a farsi benedire in qualche girone del Paradiso, sempre ammesso che riescano a uscire dalla tomba vista la quarantena oltre che fisica anche ascetica.

Viviamo ormai nell’era dei bambini geneticamente programmati, quelli che a tre anni dopo aver imparato le parole mamma e papà proseguono con il ciddì, la pleistèscion, l’aifon, feisbùc, all’asilo conoscono già iùtub, l’emmepitrè e il tablet… e quando alle scuole elementari la maestra chiede loro di scrivere un pensiero in rima, tutto quello che riescono dopo un faticoso travaglio a partorire è “ME CONTRO TE” (…demenziale come i programmi analoghi che oggi ancor più di ieri in assenza della scuola si ostinano a guardare).

Poi gli anni passano e le difficoltà aumentano, non per gli alunni ma per gli insegnanti che dopo aver trascorso settimane a effettuare programmazioni , collegi, piani individualizzati di studio, canto, solfeggio e calcoli al pallottoliere ..si ritrovano a dover domare classi sempre più disomogenee e problematiche di alunni per buona parte scalmanati, ineducati, svogliati e menefreghisti che rendono impossibile seguire le lezioni anche a quei pochi che nella massa vorrebbero e che adesso, durante la didattica a distanza (mi creda, già alle elementari) danno il meglio di sé… cantando a squarciagola, ascoltando musica mentre le maestre cercano di richiamare la loro attenzione perdendo quella del resto della classe.

Bisogna arrendersi, è chiaro, facendosi una ragione del fatto che oggi più che mai abbiamo bisogno di persone che abbiano la capacità di setacciare la “foresta amazzonica” del web e di estrarne le informazioni giuste per analizzare ogni situazione… con un click!

Non abbiamo bisogno di persone che guardino a ciò che c’è là fuori nè si domandino perché succedono le cose nel mondo, né se la tecnologia smodata e invincibile non ci abbia ormai privato della più remota capacità di ragionare anche sul più semplice calcolo matematico.

Servono “pensieri, parole, opere e omissioni”… in una sola parola STRATEGIA, menti dotate di intelligenza artificiale in grado di progettare alieni, Avengers o nuovi eroi dei due mondi capaci di salvarci dai mostri odierni.

E allora ecco che dopo il periodo di “Quaresima quarantenale” (già passata) proseguito a oltranza contrassegnato da restrizioni e rinunce, privazioni e mancanze di qualsivoglia contatto umano sociale o ludico. quale migliore sorpresa i nostri ragazzi avrebbero potuto estrarre da un uovo di Pasqua se non quella di sentirsi autorizzati a non studiare più?

E cosa faranno adesso tutti quegli insegnanti che in questi mesi si sono adoperati per reiventarsi, riprogrammare e riprogrammarsi la scatola cerebrale per rispondere alla necessità di adoperare un nuovo sistema al fine di completare il programma quando, come già accade gli alunni non si presenteranno alle video conferenze né si affaccenderanno per eseguire i compiti loro assegnati ?? come accade ormai da anni non saranno autorizzati a dire beo e se ne faranno una ragione… perché sono insegnanti, non stupidi!

Eggià. Azzolina cara, perché quelli che lei ha definito i “suoi ” docenti sono i nostri genitori, i nostri ex-insegnanti quelli che fanno questo mestiere da una vita, quelli prossimi alla pensione che hanno dedicato alla scuola tutta la loro passione e le loro aspirazioni a volte sacrificando il resto, ma sono quelli che ancora una volta chiamati a rispondere a una necessità nazionale in quattro e quattr’otto sono diventati così esperti di computer, di video lezioni e videoconferenze da far impallidire un laureato in informatica, sono quelli che la mattina con i loro occhiali, tra fulmini, saette volanti e urla dei figli più piccoli che superano ogni barriera del suono, hanno dovuto conciliare lo smart working con il baby sitteraggio dentro giungle casalinghe trasformate in internet point con wi-fi farlocchi per collegarsi ai quali occorre rifugiarsi talvolta negli angoli più disparati della casa… il bagno ad esempio!

Sono quelli che davanti a un computer, hanno rischiato di apparire ridicoli, per portare nelle case non solo conoscenze ma anche speranze.
Speranze di un mondo nuovo che dovrà risollevarsi da queste ceneri ancora accese e che speriamo si spegneranno presto.

Eppure nessun obbligo normativo o contrattuale impone la Didattica a Distanza ma la stessa rientra nella discrezione di scelta dell’insegnante.

Ogni tanto a fine lezione arriva l’audio di qualche studente su Whatsapp; il primo pensiero dell’insegnante… ecco, non sono stata chiara, ma come farò mai a spiegare un disegno tecnico o geometrico tramite il web??

Nulla di tutto questo…la studentessa reclama perché la verifica dell’insegnante alle 13 non le ha permesso di pranzare …e cosi la pasta le si è “incoppata“ nel piatto( testuali parole)! Sarebbe opportuno che l’insegnante cambiasse orario per le verifiche! …senza parole, io le ho perse!

Il tutto merita però una riflessione… Cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi? Che tutto è facile, che tanto saranno promossi, che la vita non è quella che stanno vedendo in tv?

Bisognava far credere loro che i momenti di difficoltà si superano, invece così noi li abituiamo ad aggirarli.

Stiamo facendo capire loro che anche se non è possibile tornare sui banchi a la classe virtuale è l’unico modo che hanno, ora, per portare avanti il programma e terminare l’anno scolastico?

Ci stiamo chiedendo noi e soprattutto lei se sia giusto sempre e comunque usare la regole da sempre usate per valutare i compiti assegnati… o se non sia meglio stimolarli a fare delle ricerche che gli consentano di fare dei confronti con eventi simili del passato trovandone analogie come alcuni studenti hanno di spontanea volontà fatto?

E poi le domando… si è mai chiesta se sia giusto o meno che bambini o ragazzi appartenenti alle fasce più deboli, sprovvisti dei presidi per seguire le lezioni a distanza debbano rimanere indietro?

Una cosa è certa, che questa generazione di insegnanti è quella che ha studiato nelle scuole dove ancora la parola bocciatura era conosciuta; forse anche la più anziana del mondo ma è contemporaneamente quella che una mattina di marzo si è trovata chiusa in casa e ciabattando da una stanza all’altra ha dovuto adoperarsi per rispondere a ogni richiesta per organizzare la didattica a distanza, video lezioni, video riunioni e video meeting.

Sa perché? Perché un insegnante è tale sempre a qualunque ora del giorno e in qualunque circostanza, ma forse lei questo non può saperlo.

E allora cara Azzolina gli insegnanti la ringraziano per aver reso più silenziose le loro giornate da ora in avanti, per aver anticipato le già loro lunghe vacanze (come molti sostengono), e soprattutto per aver reso vani gli sforzi di molti di loro.

Se fosse toccato a me quest’anno essere una studentessa dell’ultimo anno di liceo le avrei chiesto espressamente di rinunciare alla promozione scontata e certa perché l’istruzione è si un diritto ma non del tutto gratuito!!

Dopo due mesi di arcobaleni con “ANDRA’ TUTTO BENE” appesi al balcone io propongo un nuovo hashtag… ”ANDRA’ TUTTO ALLO SFACELO” … almeno nell’istruzione perché è risaputo che:
 “Si caecus caecum ducit, ambo in foveam cadunt! (Se un cieco guida l’altro, tutti i due cascano nella fossa).

Eliana Zinno Piangiamore – Infermiera