Infermiera fino alla fine dei miei giorni e solo per un grazie da parte del paziente!

Infermiera fino alla fine dei miei giorni e solo per un grazie da parte del paziente!
Infermiera fino alla fine dei miei giorni e solo per un grazie da parte del paziente!

Buongiorno Dottoressa Perego,

mi presento, mi chiamo Bruyere Maria Grazia, nata a Bologna 08/12/1951, italiana da tre generazioni, nonno di Milano, Padre di Forlì. Infermiera dal 1976, ho frequentato l’ultimo bienno presso la scuola Santa Maria della Vita dentro all’Ospedale Maggiore. Allora la direttrice era la “sorella Ferri”  intransigente fino al midollo osseo ma le infermiere che uscivano da quella scuola erano in grado di fare il proprio lavoro, si partiva in 300 (mi sembra di essere un garibaldino), alla fine si arrivava in poco più di 100.

Ho lavorato all’Ospedale Maggiore per due anni, poi ho vinto il concorso all’INAM e, visto che ero sposata con un figlio, ho scelto il lavoro di mattino dal lunedì al sabato. Ho assistito alla disfatta delle mutue, al sorgere della Saub prima, poi dell’ASL, poi dell’AUSL.

Quando chiesero chi voleva andare sul territorio mi sono offerta volontaria e ci sono rimasta fino al 2000; allora non avevamo cellulari o internet e dovevo da sola risolvere problemi sanitari con i pochi strumenti in dotazione; poi mi sono stancata, mi sono licenziata e ho iniziato a praticare la libera professione; cosa che ancora faccio; sono responsabile di una casa di riposo.

Dicendo questo Lei capisce che sono un vecchio dinosauro ancora in attività e Le confermo che non ho nessuna intenzione di ritirarmi a vita privata. Per ulteriore informazione Le dico che sono 10 anni che lavoro con una stampella facendo assistenza sia diretta che indiretta e che durante il mio turno sono l’unica Infermiera.

La mia vita professionale non è stata ne semplice ne facile, ho fatto i miei errori come tutti gli esseri umani (principalmente di relazione, non sono molto buona e cordiale con i miei colleghi), ma sinceramente non mi pento di essere una infermiera.

Quello che non capisco sono le nuove generazioni che alle prime difficoltà si arrendono subito: burnout, personale sotto numero, lavoro gravoso, responsabilità in aumento (di nuovo c’è internet e con lui l’aumento di richieste di indennizzi al personale sanitario).

Queste sono tutte cose che ci sono sempre state nella professione, bisogna solo conviverci e lavorare con scienza e coscienza.

Non sono una fautrice del collegio, oggi ordine, ma questo è davvero l’unico sistema per proteggersi.

Perché vado avanti e non mi ritiro in pensione? Il grazie di un’anziano che in casa di riposo aspetta solo la morte, il grazie di un figlio per quanto fatto per la madre, il sorriso di un’anziano o la loro carezza mi ripagano abbondantemente delle fatiche fisiche e mentali di questa professione.

Sono proprio un vecchio dinosauro.!!

Grazie la Sua pazienza.

Saluti.

Bruyere Maria Grazia, Infermiera fino alla fine!

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