ENPAPI: per Raineri non è tutto negativo, collega con SLA trattata bene.

Gianluca Raineri - ENPAPI: per Raineri non è tutto negativo, Infermieri Liberi Professionisti trattati bene.
Gianluca Raineri - ENPAPI: per Raineri non è tutto negativo, Infermieri Liberi Professionisti trattati bene.

Ecco il suo punto di vista sull’Ente, che è dalla parte di chi lavora.

Riceviamo e pubblichiamo una missiva a firma del dott. Gianluca Raineri, Infermiere Libero Professionista, membro dello Studio RS & Associati di Prevalle (BS) e delegato eletto ENPAPI per la provincia di Brescia, con cui si commenta un nostro servizio dal titolo “ENPAPI, Infermiera: 21 anni di contributi, solo 179 euro di pensione!“. Il collega da sempre è molto vicino alle posizioni dell’Ente, finito nell’occhio del ciclone mediatico dopo le vicissitudini che hanno interessato il presidente uscente Mario Schiavon, messo sotto inchiesta ed arrestato assieme al diretto Marco Bernardini nell’ambito di una vasta operazione della Finanza e della Procura di Roma. 

Raineri è nell’elenco dei delegati convocati per eleggere la nuova struttura operativa dell’ENPAPI, dopo i già citati arresti.
 
Come è nel nostro stile pubblichiamo integralmente la mail del collega, con la convinzione che con il continuo confronto si possano risolvere i problemi degli Infermieri Italiani e in special modo quello degli Infermieri Liberi Professionisti.
 
Lungi da noi la volontà o l’idea di ledere l’immagine dell’ENPAPI, che resta l’Ente di riferimento dal punto di vista previdenziale per tutti gli Infermieri dotati di P.IVA.
 
Tuttavia ne approfittiamo della lettera di Raineri per chiedere a questi di farsi portavoce di una nostra precedente richiesta all’istituto, sintetizzata in questo servizio “Nurse24.it, Enpapi, arresti e quel volume prefato da Francesco Giorgino“.
 
* * *
 
Gentilissimo Direttore di AssoCareNews.it,
 
leggo spesso il Suo quotidiano che ritengo, insieme ad altri, un prezioso strumento per la categoria, utile per rimanere sempre “up to date“, e per questo ringrazio Lei e la Sua redazione tutta.

Quanto sta accadendo intorno alla vicenda dell’arresto di Presidente e Direttore Generale di Enpapi ha certamente colpito tutti i colleghi liberi professionisti, il sottoscritto compreso (attendo quanto accerterà la magistratura, fiducioso che tutto si risolva al meglio), ma ho l’impressione che a molti serva un po’ più di chiarezza.

Mi riferisco al fatto che l’ENPAPI è stato investito solo in maniera indiretta, poiché le contestazioni della magistratura sono state mosse alle persone coinvolte, non all’Ente di previdenza, che mostra bilanci  (non c’è ancora modo di affermarlo su quello 2018, non ancora approvato) solidi e certificati dagli enti di controllo ministeriali e dalla Corte dei Conti. La sostenibilità a 50 anni del patrimonio è stata garantita e, sebbene io non sia un esperto di previdenza, leggo che questo è un parametro assai significativo in questo settore.

Si è scatenata, cionondimeno, una sorta di lapidazione mediatica dell’ente, perpetrata da iscritti che, in prevalenza sui social, ma non solo, recriminano (ad una lettura attenta) non solo di esser stati derubati dall’Ente, ma dal medesimo di esser stati vessati con richieste di contributi non sostenibili… Forse si fa un po’ di confusione: la contribuzione obbligatoria che versiamo ad ENPAPI è di gran lunga inferiore a quella che versa un lavoratore dipendente all’INPS! Può essere che le commesse che il mercato oggi offre siano insufficienti a produrre un reddito adeguato? Certo che si! Ma quali responsabilità possono essere imputate ad un ente che si preoccupa del futuro degli iscritti e di poter fornire loro una pensione adeguata?

E vengo al nocciolo della questione, cioè al contenuto dell’articolo che mi ha spinto a scriverLe.
 
La collega, alla quale riservo tutta la mia vicinanza personale e professionale, sapendola affetta da SLA, sostiene di ricevere una pensione inadeguata. In Italia, come tutti sappiamo, ora vige il sistema contributivo in materia di pensioni: ricevo proporzionalmente a quanto ho versato. La collega ha versato in 21 anni di lavoro la stessa cifra che un infermiere lavoratore dipendente full time versa ad INPS in circa 6 anni di contribuzione o meno. Proviamo a chiederci quanto elargirebbe in termini di pensione INPS dopo 6 anni di contributi? Detto questo, l’altra domanda che mi sorge spontanea è la seguente: la collega ha sottoposto ad ENPAPI domanda di contributo assistenziale per stato di bisogno? E quella per indennità di malattia? Quella per sussidio handicap e malattia? Se si, rientra nei criteri richiesti?

Penso sia necessario, in questo marasma di critiche (purtroppo in molti casi pretestuose) offrire anche il punto di vista di chi, come il sottoscritto, dei servizi di ENPAPI è soddisfatto: il montante contributivo di tutti gli iscritti (sfido chiunque a dimostrare il contrario) mostra una cifra più elevata di quella effettivamente versata, grazie alla rivalutazione del montante medesimo, cosa non così scontata in questi anni di crisi dei mercati finanziari; inoltre personalmente in ben due occasioni ho potuto godere degli interventi assistenziali di ENPAPI, in occasione dell’inizio attività (significativo contributo economico, a fondo perduto, a parziale copertura delle spese sostenute), e, ahimé, in occasione di un lutto che mi ha colpito, con un ulteriore significativo contributo per la copertura delle spese funebri. Certo, per ottenerli ho dovuto effettuare regolare domanda e produrre la richiesta documentazione, ma questo spetta a noi, o forse ENPAPI è tenuto a sapere tutto di tutti i 70000 e oltre iscritti?

Auspico, e con questo concludo, che anche una sincera testimonianza positiva come la presente (sono certo ce ne siano molte altre, avendo incontrato colleghi che han giovato della partecipazione a bandi assistenziali di ENPAPI) possa essere oggetto di diffusione tanto quanto le esperienze non altrettanto positive.

Ringraziando per l’attenzione, auguro buon lavoro e porgo cordiali saluti.
 
Gianluca Raineri, Infermiere Libero Professionista

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