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Emergenza Coronavirus. Marco, infermiere, ci scrive da una RSA privata: “non abbiamo più mascherine e Dispositivi di Protezione Individuale; ce le stiamo costruendo con le lenzuola sterilizzate, non sappiamo più come fare”.

Carissimo Direttore,

mi chiamo Marco, sono un Infermiere e vi sto seguendo in maniera appassionata, state facendo una informazione capillare sul Coronavirus che i vostri concorrenti nemmeno sognano, bravissimi. Vi scrivo per segnalarvi quanto sta accadendo nella mia RSA – Casa Protetta, una struttura privata per anziani ubicata sulle alture dei colli Bolognesi. Abbiamo terminato i DPI e le mascherine chirurgiche sono ormai un ricordo lontano. Quelle certificate FFP2 e FFP3 non ci sono mai state. Eppure non ci stiamo perdendo d’animo.

La nostra struttura dal 9 marzo 2020 è completamente sigilla, nessuno entra, nessuno esce, se non i dirigenti, i cuochi, le signore delle pulizie, i sanitari e gli OSS.

Assistiamo 102 pazienti grandi anziani, con demenze lievi o con patologie neuro-degenerative. Tutti sono semi-autonomi e capiscono bene quello che sta accadendo all’esterno della loro “casa”. Non li lasciamo soli nemmeno per un minuto, grazie anche all’apporto fattivo degli Operatori Socio Sanitari e degli Animatori.

Torniamo al motivo della mia missiva. Mancano i DPI, la dirigenza sta cercando in tutti i modi di procurarseli e da più di un mese, non arriva nulla. Soprattutto mancano le mascherine, che servono come il pane.

Per far fronte a questa carenza ce le stiamo producendo in autonomia utilizzando lenzuola vecchie, opportunamente sterilizzate, e posizionando su naso e bocca, prima di indossarle, una garza sterile.

Anche il gel per le mani è finito da tempo e siamo costretti ad igienizzarci le mani con acqua e sapone continuamente, togliendo tempo agli Assistiti. Non possiamo fare altro. L’emergenza da noi è totale. Nessuno parla dei problemi della sanità privata.

Vi mostro alcune foto, le mascherine sono fatte proprio in maniera artigianale, perché non possiamo perdere tempo a sistemarle per bene.

Si parte da pezzi di lenzuolo.
Si parte da pezzi di lenzuolo.
SI tagliano pezzi rettangolari delle dimensioni di un viso umano e li si piega in due.
Si tagliano pezzi rettangolari delle dimensioni di un viso umano e li si piega in due.
Il prodotto finito, molto artigianale ma efficiente per lavorare con un minimo di sicurezza.
Il prodotto finito, molto artigianale ma efficiente per lavorare con un minimo di sicurezza.

Ovviamente siamo all’estremo, l’azienda sta cercando di rimediare, ma questo è anche la dimostrazione che non si è capito per tempo quale entità avrebbe raggiunto questa emergenza. Prima di questo periodo la struttura non ci ha mai fatto mancare nulla, anzi si veniva al lavoro convinti sempre di lavorare nel massimo della sicurezza. Ora non è più così e credo che questo problema sia comune a tante altre RSA-Case Protette come la nostra.

Vi ho scritto solo per testimoniare il mio legame a questa professione, non so francamente se dopo questo periodo emergenziale continuerò a fare l’Infermiere (sogno di fare il Ricercatore). Questa situazione mi sta spaventando e come essere umano ho paura di non farcela. Non lascerò, però, mai sole queste persone, che sono quelle più indifese in questo periodo.

Grazie e buon lavoro anche a voi, so che siete tutti colleghi impegnati direttamente sul campo.

Marco F., Infermiere

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