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Emergenza Coronavirus. Marcella faceva l’Operatrice Socio Sanitaria in una nota azienda pubblica della Toscana. Ha deciso di lasciare: “per cento euro in più non rischio la vita dei miei cari, mi licenzio”.

Egr. Direttore,

le scrivo per raccontarLe la mia storia. Sono una Operatrice Socio Sanitaria e lavoro da anni nel settore dell’assistenza. Ho iniziato a fare le pulizie presso alcuni anziani, poi mi sono presa cura di alcuni di loro a domicilio e infine ho deciso di conseguire la qualifica di OSS e sono entrata in una struttura pubblica grazie ad un apposito concorso. Ieri ho deciso di licenziarmi, il rischio non vale la candela.

Le spiego. Nella mia struttura, come sta accadendo immagino nel resto della Toscana, le dirigenze continuano a minimizzare il problema Coronavirus, quasi come se si trattasse solo di una diatriba politica tra l’attuale Governo e l’opposizione. Lo dico senza paura di smentite perché è così. I miei colleghi di destra si bardano per lavorare, quelli di sinistra non lo fanno e sottovalutano la pericolosità del Covid-19.

Ma non era di questo che volevo parlarLe, quanto della mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale atti a creare una vera barriere contro il contagio. E quando parlo di contagio dico sia quello operatore-paziente, che quello paziente-operatore. L’azienda non ci fornisce di DPI idonei, anzi al contrario ci dice di riutilizzare quelli che abbiamo. Di mascherine FFP2 e FFP3 nemmeno l’ombra, ci muniscono di mascherine chirurgiche (2 a settimana) che dobbiamo utilizzare per almeno tre turni e che, lo sappiamo, non sono annoverabili tra i Dispositivi protettivi per il lavoratore.

Oltre a fare l’OSS ho una Laurea in Biologia e so come e quanto possa essere pericoloso non tenere in giusta considerazione la virulenza del Covid-19.

Anche per questo ho deciso di licenziarmi, i 100 euro in più promessi dal Governo (che probabilmente non ci competono come personale di supporto) e quelli messi a disposizione dalla nostra azienda come premialità Coronavirus sono nulla rispetto al pericolo di contagiarsi o di contagiare. Ho paura anche per la mia famiglia. Non sono una vigliacca e non mi sento lo Schettino di turno, mi sento una persona umana, con le sue paure, con le sue opinioni, con le sue speranze di rivedere un giorno una sanità che funzioni veramente bene e che sia in grado di tutelare lavoratori e assistiti.

Vado via, lascio, mi licenzio, ma so che il mio gesto non sarà vano perché anche i miei colleghi oggi si sono rimessi in discussione. L’azienda deve dare i DPI o tutti a casa!

Grazie per l’apporto e per lo spazio che mi darà.

Marcella Bianchi, Operatrice Socio Sanitaria