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Emergenza Coronavirus. Francesco Bassoni, Infermiere in UTIC: “il rischio di infettare i pazienti sani da noi è altissimo in Unità Operai e come la mia, soprattutto dopo la riorganizzazione”.

Carissimo Direttore,

sono un infermiere di ruolo presso la U.O. Cardiologia e UTIC del presidio ospedaliero della Versilia, Azienda USL Toscana Nord Ovest. Vi contatto per segnalare una nuova a dir poco assurda e deleteria riorganizzazione della nostra Unità Operativa. Vista l’emergenza Covid-19 che imperversa, buona parte delle unità operative di tutti gli ospedali italiani vengono convertite in Degenze Covid-19 e questo provvedimento è chiaramente necessario a gestire l’emergenza ed a mantenere efficaci standard assistenziali.

Circa una settimana fa è stato allestito nel nostro presidio ospedaliero un reparto “bolla” la cui funzione era quella di ospitare pazienti che necessitavano il ricovero ospedaliero in altre U.O. ma che attendevano ancora la refertazione del tampone SARS-CoV-2, che viene eseguito all’accesso in pronto soccorso.

Fino a questa mattina, nonostante l’allestimento del reparto di cui ho appena parlato, la nostra U.O. continuava ad accogliere pazienti affetti da patologie cardiologiche provenienti direttamente dal pronto soccorso ma anche direttamente provenienti dal loro domicilio; i pazienti provenienti dal pronto soccorso erano in attesa del referto del tampone ma i pazienti provenienti dal domicilio (contattati direttamente da un medico del reparto o guidati da questi successivamente ad una visita medica di controllo) non avevano seguito nessun iter definito dall’azienda sull’apposito protocollo: venivano visitati dal medico ed accompagnati in UTIC (attraversando dunque tutta la degenza della Cardiologia) dove successivamente noi infermieri eseguivamo il tampone faringeo. Una volta che il paziente fosse risultato negativo, veniva trasferito in degenza o in terapia sub intensiva, lasciando così l’UTIC (4 posti letto) adibita ai soli pazienti in attesa del referto, pazienti dunque “sospetti”.

In UTIC operano 3 infermieri la mattina, 2 il pomeriggio e 2 la notte; questi infermieri sono responsabili dell’assistenza di 4 pazienti di UTIC e 4 di Sub Intensiva, e responsabili di visionare il monitor centrale dove vengono visualizzati i Parametri Vitali ed il ritmo cardiaco di questi 8 pazienti e di altri 8 ospiti della degenza (tramite telemetrie wireless).

Da questa sera, senza che il direttore della U.O. o la coordinatrice infermieristica abbiano comunicato niente per iscritto, l’UTIC viene organizzata in questo modo: un unico infermiere si occupa dei 4 pazienti in Sub Intensiva ed un unico infermiere accede all’area UTIC tramite una stanza filtro, dove indossa i DPI necessari; una volta dentro, l’infermiere è solo, senza il supporto di un OSS e senza la presenza di un medico (Che possono solo essere contattati telefonicamente o tramite un “campanello d’allarme”) e da solo dovrà gestire interamente i 4 pazienti e al contempo visionare i 16 monitoraggi senza supporto di alcun tipo.

E non finisce qua, i 4 pazienti non saranno necessariamente positivi al SARS-CoV-2, ma potranno essere sia positivi che semplicemente in attesa della refertazione del tampone; quindi il suddetto operatore, indossati i DPI nell’area filtro, si recherebbe dai pazienti positivi e da quelli “sospetti” (che fortunatamente sono quasi per la totalità negativi) utilizzando gli stessi DPI, rischiando seriamente di contagiare anche chi non ha avuto contatti in precedenza.

Per farla breve, se io fossi impegnato in una qualsivoglia manovra che necessiti di qualche minuto su uno dei miei pazienti (Ed ovviamente essendo da solo qualsiasi manovra necessiterebbe di un tempo maggiore del solito) non potrei neanche volendo controllare il monitor, e nessun altro potrebbe.

Penso che chiunque lavori in questo ambito sappia cosa possa succedere in qualche minuto ad un paziente cardiologico che necessita di monitoraggio cardiaco continuo.

E se un paziente monitorato dovesse peggiorare o subire un danno permanente, se non peggio, mentre io sono impegnato ad eseguire un prelievo ematico, a preparare una soluzione infusionale, a mobilizzare un paziente eccetera, di chi sarebbe la colpa?

Se entrando in contatto con un paziente e poi con l’altro e mi facessi involontariamente vettore del virus, di chi sarebbe la colpa?

Spero la mia prolissità possa essere stata utile a chiarire nel dettaglio la situazione in cui ci troviamo attualmente.

Tutto questo per ottenere solamente 4 posti COVID?

Non vogliamo essere “eroi” ma neanche carne da macello.

Cordialmente.

Francesco Bassoni, Infermiere OPI Pisa