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Emergenza Coronavirus. Una Infermiera riapre la discussione sui contagi e sulle morti degli operatori in corsia: “ci state uccidendo, questo è un omicidio doloso, ci mandate in reparto senza armi, se continua così anche io me ne resto a casa”.

Gentilissimo Direttore di AssoCareNews.it,

avrei preferito davvero scriverle tramite altra via che non fosse Facebook ma preventivando che la mia mail sarebbe finita quasi sicuramente nello spam e il suo segretariato in questi giorni fosse stato già abbastanza impegnato a filtrare richieste assai più immediate della mia, ho ritenuto che questa fosse la via “buona e giusta” da usare.

Ebbene si, anche io sono tra tutta quella truppa di “guerrieri, eroi , angeli o Power Rangers” che oggi l’Italia applaude dai balconi, tra quelli chiamati a combattere questa guerra funesta e silenziosa che in poco più di un mese ha decimato la popolazione dei più deboli; sono tra quelli che oggi… l’Italia s’è desta… e ha cinto di gloria ma che poi in fondo continuano a essere gli Infermieri di sempre, quelli che fanno un lavoro sporco che mai qualcuno al mondo che non sia votato farebbe quale ripiego.

Faccio parte della schiera – ahimè non di quella degli approfittatori, degli assenteisti né dei fannulloni additati sui giornali appena un anno fà perché bevono il caffè alla macchinetta – ma di quelli che come tanti hanno scelto questo lavoro con convinzione e spirito di sacrificio e che per quanto impegnati su un fronte che ogni giorno ci mette di fronte muri di un sistema in continua evoluzione sempre più alti da scalare continuano a rinnovare il loro “si” quotidiano, per far funzionare un ingranaggio complesso e delicato in cui un solo tassello mancante può mandare in avaria il motore.

Mi piacerebbe comprendere per quale ragione c’è un soggetto che si è risentito nell’apprendere che sui social molti di noi lamentano la condizione dell’essere sprovvisti dei DPI? Non è forse la verità? Quale brutta parola è stata pronunciata che non osservi le regole della buona creanza? A mio parere nessuna, ma del resto vige la regola che “i panni sporchi bisogna lavarseli in casa”.

E’ risaputo che qualunque persona venga mandata in guerra debba essere munita di opportune protezioni; ebbene, siamo in guerra anche noi, ci trovavamo sul fronte e ci siamo rimasti ma non abbiamo munizioni, né difese.

Conveniamo a un obiettivo comune, umanitario, salvare quante più vite possibile col tempo che incalza senza lasciarci spazio di riorganizzarci le vite; risparmiare i più fragili da questa tragedia crescente e dilagante che non risparmia neppure chi credeva di essere invincibile! qualche settimana fa’ erano forse i nonni di un amico del nord, oggi sono i nostri familiari; sopravviviamo a turni incessanti senza trovare tempo e spazio per tutto quello che sta’ fuori, ..non abbiamo più sonno né abitudini, viviamo nella condizione di poter essere richiamati in qualunque istante perché uno di noi si è ammalato.

La mortalità è bassa, cosi dicevano appena un mese fa! Ieri circa 5500 decessi, oggi più di 6000 ufficiali. Colpisce in prevalenza anziani sostenevano, la co-morbilità è un fattore di rischio; poi, nelle ultime due settimane ben 22 decessi tra medici, infermieri e altri operatori sanitari con nessuna patologia associata (senza contare suicidi tra gli Infermieri – ndr). Non è preoccupato di tutto ciò? Ci pensa mai se anziché esultare su quanti meno contagi ci siano stati oggi avremmo potuto evitarne chissà quanti ieri? Lei no ma noi si; ci pensiamo tutte le volte che una vita ci scappa di mano, tutte le volte che sentiamo che un nostro collega ha perso la vita… lavorando!!

Ebbene, prima di tirare le somme andiamo per ordine. Nelle ultime tre settimane i nocosomi dell’Ausl della Romagna di Cesena Rimini, Lugo e Ravenna preventivando l’impeto di un “tornado rovinoso” in arrivo hanno riorganizzato le disposizioni interne , allestendo prima in tempi da record un’ulteriore terapia intensiva per allocare pazienti critici provenienti da altre regioni già in difficoltà, poi trasformando in toto intere unità operative quali medicine e chirurgie d’urgenza in “reparti covid”. IL personale è stato da un giorno all’altro smistato e chiamato a operare in tali reparti secondo criteri di scelta sui quali non entro in merito ma per quanto mi conviene nessuno a tale chiamata ha opposto rifiuto, diniego o opposizione.

In mezzo a tutti questi traslochi iniziati e mai finiti che vedono ogni giorno, ogni ora, ridurre i posti letto per accogliere sempre più pazienti infetti in fase attiva, remissiva o prossima alla guarigione, per quanto nella previsione iniziale si fosse profilata la necessità di salvaguardare talune unità operative deputate ad accogliere pazienti già fragili e quindi esposti a un maggior rischio di contagio, questo disegno saggio e lodevole non ha avuto esito proficuo.

Ecco, oggi la situazione (quella che chi si offende non vorrebbe si denunciasse sui media) è questa! Nessun reparto è ormai esule dall’ospitare pazienti infetti perché semplicemente arrivano da altri reparti dove hanno alloggiato in attesa di referto dei tamponi (risultati negativi) in camere con pazienti invece risultati positivi e dunque hanno una probabilità non indifferente di positivizzarsi nel corso della degenza, perché si tratta di pazienti anziani, già fragili e le camere di degenza ospitano minimo tre pazienti dove dunque, pur adottando tutte le precauzioni possibili da contatto o droplet, non è possibile comunque mantenere il metro di distanza, ma ancor più grave perché noi MILITI IGNOTI continuiamo a lavorare con DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INADEGUATI ossia mascherine chirurgiche o simil panni swiffer dichiarate da qualcuno quale il più potente presidio anticontagio finora fornito in alternativa ai presidi medicali destinate a essere utilizzate anche dai dai pazienti, magari se non per una intera settimana per due o tre giorni consecutivi. VERGOGNA!

Per chiarire le idee a coloro della dirigenza che giocano ai dadi le nostre vesti consiglio caldamente di leggere i documenti del Ministero dell’Interno (quivi allegati) che forniscono i dettami e un valido vademecum per il corretto uso delle mascherine.

Le Mascherine chirurgiche peraltro, per questioni di scarsa disponibilità, mancata distribuzione o altro sono centellinate a una per turno ma poco importa dal momento che le suddette mascherine sono praticamente inutili.

Delle maschere con filtro FFP2 / FFP3 neppure l’ombra, neppure una scorta archiviata in magazzino per non parlare dei camici protettivi, gli ultimi di moda quelli idrorepellenti di TNT che sarebbe utile sapere a cosa servono in un contesto come il nostro.

Adesso chi si offende mi spieghi meglio, considerato che in questi giorni la nostra lucidità mentale è obnubilata da quanto sta’ accadendo:

  • in primis tra le categorie elencate nel documento del vademecum, la nostra non risulta annoverata tra gli operatori che lavorano nelle forze dell’ordine, addetti ai banchi alimentari né utenti in circolazione dunque la mascherina chirurgica di certo non spetta a noi usarla;
  • in seconda istanza indicazioni aggiornate fornite dall’ISS (secondo documento allegato) specificano che i pazienti più contagiosi sono quelli che presentano tosse o starnuti; il rischio aumenta quando il contatto è ravvicinato e quando si eseguono procedure in grado di generare aerosol.

Detto questo…

Reparti come la Geriatria ospitano 24 pazienti di cui almeno 18 con polmoniti di varia natura; pazienti che tossiscono, starnutiscono continuamente spesso, senza essere in grado neppure di portarsi un fazzoletto alla bocca perché non auto sufficienti e vedi caso, le procedure assistenziali espletate nei loro riguardi comportano un contatto ravvicinato prolungato.

Secondo il vostro modesto parere noi obbedienti al dovere dovremmo usare la mascherina chirurgica o magari in alternativa in assenza di queste fabbricarci uno degli ultimi modelli proposti sui media con carta da forno o tappetini igienici per cani?

Solo due parole “OMICIDIO DOLOSO”.

Negli ultimi giorni migliaia di euro e dispositivi donati da ogni dove al mio ospedale.

Ringraziando sentitamente OROGEL, AMADORI e quanti in questi giorni hanno devoluto opere, beneficienze e denaro a sostegno delle forniture, vorrei dire che personalmente non ho ancora visto un dispositivo idoneo!

Non tenete a cuore la salute dei lavoratori, punto!

Nessun soldato va in guerra senza essere dotato di scudi o armature, nessuno di noi può cimentarsi a vincere una battaglia col timore di non arrivare in fondo.

In genere i soldati vincono le battaglie e i generali se ne prendono il merito, ma questa volta cosi non andrà perché all’interno di questa sanità dell’Ausl che oggi è diventata agli occhi del mondo tra le migliori, io di cose storte ne ho viste e continuo a vederle più che un po’ e se questo non è di certo il tempo per le polemiche è senz’altro quello per decidere come proseguire questa battaglia volta alla salvaguardia della salute del paese.

E allora io un’idea ce l’avrei.

Se continuate a non prendere i provvedimenti da oggi vale il detto “AIUTATI CHE DIO TI AIUTA”.

Mi astengo dal cantare inni e non appendo arcobaleni ai balconi, smetto di sventolare moniti della serie #STATEACASA e da domani sto a casa anch’io senza se e e senza ma!

Tra le tante opere di “misericordia” che il Presidente Giuseppe Conte coi decreti ha introdotto, chiederei gentilmente di farmi pervenire il prestampato per l’autocertificazione in cui posso dichiarare che a differenza di chi sta scalpitando per uscire di casa a contare i petali dei rami di pesco caduti… IO OPERATORE SANITARIO (ora indispensabile) DESIDERO STARE A CASA COME TUTTI!

Indisposta, rammaricata, arrabbiata e con le lacrime che non mi permettono di dire altro, la visiera dell’ultima maschera datami in dotazione la utilizzo come lente d’ingrandimento per accertarmi che in quel che le ho scritto non ci siano errori né orrori d’ortografia.

Con stima, buon proseguimento di lavoro.

Eliana, una Infermiera arrabbiata

  1. rapporto-covid-19-2-2020
  2. vedemecum ministeri dell’interno su uso mascherine

* * *

Carissima,

capiamo il tuo il tuo grido disperato di aiuto e lo condividiamo in parte. Purtroppo in questa situazione siamo, come Infermieri, quelli più esposti al contagio assieme ai Medici, agli OSS e agli altri Professionisti Sanitari. Capiamo la paura e la voglia di rimanere a casa, purtroppo le cose non vanno bene a livello nazionale e il SSN è messo tutti i giorni a dura prova, rischiando spesso il collasso e l’implosione. Dall’AUSL Romagna, ma anche dal resto della nazione, ci arrivano commenti, mail, telefonati e messaggi che vanno tutti un’unica direzione: dove sta scritto che gli operatori devono ammalarsi e persino morire perché lo Stato e le Aziende sanitarie non li hanno muniti e non li muniscono di Dispositivi di Protezione Individuale? All’AUSL Romagna diciamo di non punire Eliana, ma addirittura di ascoltarla e di premiarla per il coraggio che ha avuto di dire che qualcosa non funzione e che da errori come quelli contingenti si può e si deve solo approfittare per migliorare in futuro. Sperando sempre che nessun collega si ammali o muoia. Datti forza Eliana.

Angelo Riky Del Vecchio, Direttore quotidiano sanitario AssoCareNews.it

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