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Emergenza Coronavirus. Ci scrive una Operatrice Socio Sanitaria e ricorda che “senza noi OSS il contagio avrebbe fatto molte più vittime; perché nessuno ci prende in considerazione?”.

La lettera di una Operatrice Socio Sanitaria riapre il dibattito sull’importanza della categoria tecnica nella gestione dei Pazienti positivi al Coronavirus e nella lotta al COVID-19. Ci scrive Anastasia Stella, OSS di 38 anni di Bergamo, che parla col cuore e con la passione di chi tutti i giorni è in prima linea a fronteggiare l’emergenza attuale.

Gentile Direttore di AssoCareNews.it,

l’informazione che state facendo come quotidiano è di altissimi livelli, tutti i giorni da quando è iniziata questa epidemia in Italia vi seguo; siete gli unici che affrontate il problema anche dal punto di vista degli operatori. Mi presento mi chiamo Anastasia e ho 38 anni.

Da 10 faccio l’Operatrice Socio Sanitaria e attualmente lavoro in una casa di riposo nel Bergamasco. Si nel Bergamasco dove i contagi ormai sono diventati esponenziali e dove non si fa altro che lavorare in struttura e tornare a casa a riposarsi. Spesso siamo costretti a turni di 10-13 ore, senza soste, sempre in prima linea perché il contagio non raggiunga i nostri ospiti.

La struttura è stata praticamente “sigillata”, non entra e non esce nessuno, se non operatori, tra cui Medici, Infermieri e ovviamente OSS. Ad ognuno di noi prima di entrare e prima di uscire viene misurata la temperatura corporea. Ad ognuno di noi viene consegnato un kit di DPI quotidiano, compresi mascherine FFP2 e gel antisettico per le mani.

I Pazienti sono tutti sotto una campani di vetro, protetti, accuditi, gestiti come il bene più prezioso.

Ho sentito su Facebook altri colleghi che lavorano in altre zone d’Italia, ovunque è la stessa cosa. Gli OSS sono i professionisti tecnici che sono in prima linea, a stretto contatto con il Paziente, ci occupano dell’assistenza più “sporca”, dell’igiene. L’OSS sa tutto di quello che accade ad un ospite, sa se ha la tosse, se è raffreddato, se ha la febbre, se mangia, se bene, se minge, se evacua.

Senza di noi o con noi il virus avanza. Non nella nostra struttura, dove applichiamo proceduta “militarizzate”.

Eppure nessuno ci calcola, nessuno ci nomina, siamo operatori anonimi senza anima né corpo. Eppure esistiamo, eppure siamo sempre al fianco di chi soffre.

Grazie per aver accolto il mio sfogo, ma vedere che si parla solo di Medici e di Infermieri mi sta dando un po’ fastidio.

Buon lavoro.

Anastasia Stella, OSS

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