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Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai personaggi di ieri e di oggi della Professione Infermieristica. Questa volta diamo voce a Maurizio Zega, docente universitario e dirigente SITRA.

Come sarà la Professione Infermieristica nell’era post-Covid? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Zega, probabile futuro presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, docente universitario e dirigente presso il Policlinico “Gemelli” di Roma.

A lui abbiamo posto le classiche 6 domande di rito, vediamo assieme cosa e come ha risposto.

1- Come vedi l’infermiere tra 10 anni?

Lo vedo sempre più protagonista e consapevole della propria forza intellettuale.  Sicuramente sempre più legato alla scientificità della professione e alle evidenze scientifiche che guidano il proprio operato. Sarà sempre più in grado di dimostrare che è necessario la tracciabilità del proprio agire e quindi documentare con strumenti informatici e misurare le attività svolte in base alla complessità del paziente misurata con strumenti oggettivi.

2 – L’infermiere di domani passa inevitabilmente dall’infermieristica di oggi. Quali pensi siano i punti essenziali da affrontare?

La formazione, che deve prevedere percorsi sempre più specialistici e professionalizzanti, soprattutto non avulsi dalla realtà sanitaria italiana. Il riconoscimento della carriera infermieristica e soprattutto la progressione trasversale della professione legata al possesso delle competenze specialistiche.

3 – A tuo avviso come si potrebbe migliorare il rapporto tra immagine infermieristica e cittadinanza?

Il percorso deve nascere all’interno della professione promuovendo la professionalità in ogni contesto e senza strumentalizzazioni paternalistiche. Deve essere vicino al cittadino nei contesti territoriali innanzitutto, vedi la scuola, l’abitazione, il distretto territoriale. In tal senso l’ordine deve riuscire a farsi “pubblicità” su televisione, radio, social network, conquistando tutte le fasce d’età.

4 – Infermieri protagonisti in corsia ma non soltanto: quale sarà il ruolo delle società scientifiche nello sviluppo dell’infermieristica?

Fondamentale, soprattutto protagonisti lo dovranno essere gli infermieri stessi impegnandosi nella ricerca e nei percorsi formativi. La ricerca infermieristica deve essere considerata al pari di tante altre attività svolte quotidianamente nelle corsie di ospedale. E’ in quest’ottica che l’infermiere deve agire.

5 – La formazione infermieristica soffre di mancanza di risorse. Quanto reputi che questo influisca sulla professione e sui professionisti?

Molto, perché è un tassello fondamentale del percorso infermieristico, inoltre rischiamo sempre di più di venire scippati dei nostri insegnamenti da parte di altre professioni. Noi infermieri spesso non ci rendiamo conto della nostra forza, spesso la professione medica ci osserva per poter imparare certe nostre competenze, vedi il grande tema dell’inserzione degli accessi venosi centrali per via periferica, ormai patrimonio intellettuale infermieristico.

6 – Alcune gestioni sembrano prediligere gli infermieri delle grandi realtà ospedaliere cittadine: quale ricetta per impedire che ci siano periferie nella professione?

La carta da giocare è quella dell’aggiornamento costante e permanente oltrechè l’integrazione tra professionisti dell’ospedale e del territorio. Per questo anche la formazione universitaria in sede di tirocinio, dovrebbe muoversi in ambiti più poliedrici possibili per dare la possibilità allo studente di arricchire il proprio bagaglio culturale di esperienze diverse tra loro.

Ma chi è Maurizio Zega?

RN, MSN, PhD. Direttore del S.I.T.R.A, Servizio infermieristico, Tecnico e Riabilitativo Aziendale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma (FPG). Ricopre questo incarico dal 2012, precedentemente ha ricoperto diversi ruoli nazionali e regionali. A livello nazionale sono stato componente della segreteria Tecnica del Ministro della Salute.

Precedentemente, dirigente presso l’agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio dove ha sperimentato forme di continuità assistenziale ospedale-territorio e redatto procedure di continuità assistenziale, ha ideato interventi innovativi per l’ospedale tra cui la realizzazione di un Programma informatico gestionale di supporto decisionale per l’Assistenza infermieristica patrocinato dall’Università di Tor Vergata ed il Centro di eccellenza dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma.

Insieme ai suoi collaboratori della FPG nel 2019 ha vinto il premio indetto dal Politecnico di Milano sulle innovazioni digitali in sanità.

E’ professore a contratto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e componente del direttivo dell’Ordine delle Professione Infermieristiche di Roma dal 2014.

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