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Intervista a Paolo Palmarini (segretario regionale della Uil Fpl): “i Concorsi in Sanità, come tutti gli altri, vanno rivisti. In regione premi Covid arrivati, ma non bastano; più che uscire dal Comparto Sanità, farei contratti unici nazionali”.

Da tempo in Emilia Romagna la Uil Fpl si batte per difendere i diritti dei lavoratori in sanità e non solo. Migliaia sono gli Infermieri, gli Infermieri Pediatrici, le Ostetriche, gli Operatori Socio Sanitari, le Professioni Sanitarie che si rivolgono all’organizzazione per vedersi riconoscere diritti altrimenti negati.

Tra i sindacalisti più attivi che abbiamo conosciuto vi è certamente Paolo Palmarini, segretario regionale della Uil Fpl, che abbiamo voluto intervistare. A lui abbiamo posto domande impertinenti e lui è riuscito a spiegare, in maniera semplice, quale potrebbe essere il piano concreto di rilancio di tutto il settore sanitario, a cominciare dai concorsi, passando per i contratti e terminando con il nuovo ruolo degli OSS. Vediamo cosa e come ha risposto.

Di recente il nostro quotidiano ha lanciato la proposta di bloccare tutti i concorsi pubblici in sanità e di passare a metodi più moderni ed affidabili di selezione del personale, così come avviene in altre realtà d’Europa e del mondo. Rispetto a questa proposta come si pone il suo sindacato?

Il tema di migliorare e innovare il sistema dei concorsi pubblici a mio modesto avviso riguarda tutta la pubblica amministrazione, non solo il settore della sanità. Attualmente le procedure sono sostanzialmente quelle di 40 anni fa, da allora si può dire che “il mondo è notevolmente cambiato”, non vedo quindi perché non si possa pensare, nell’eccezione più ampia della sburocratizzazione della pubblica amministrazione un po’ da tutti invocata, a percorsi e strumenti innovativi. I nostri figli stanno sostenendo esami universitari “a distanza”, dobbiamo pensare non siano affidabili ? In sintesi il concorso rappresenta la forma adeguata per la selezione del personale, i processi di selezione devono però essere più snelli e veloci.

Dopo il rinvio del mega-Concorso per Infermieri in Puglia sono in forse anche altre selezioni. Il pericolo di assembramento e di contagio è spesso troppo elevato e i Governatori regionali non se la sentono di rischiare e far rischiare i professionisti. Le sembra esagerata la scelta di Michele Emiliano?

Alla fine di febbraio segnalai alla Regione Emilia Romagna che rispetto all’evolversi della Covid-19 si sarebbe dovuta valutare la sospensione dei concorsi che prevedevano importanti assembramenti e grandi spostamenti dei candidati tra Regioni e credo che in quel momento non si potesse certo fare diversamente. Oggi la situazione è diversa da allora tant’è che questa estate si sono anche aperti luoghi, come le discoteche, nei quali il distanziamento sociale è impossibile. Sino a quando i concorsi saranno su base nazionale penso però che le decisioni debbano essere assunte a livello nazionale posto che dai dati attuali la decisione del rinvio del concorso da parte del governatore Emiliano mi è sembrata eccessivamente prudenziale.

Migliaia di Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari provenienti dal Sud vogliono tornare a casa attraverso il comando o le mobilità, ma le aziende, con la scusa del Covid, bloccano di fatto i trasferimenti in entrata e in uscita. Come si potrebbe risolvere a suo avviso questa “impasse”?

Intanto bisognerebbe non costringere medici, infermieri, oss e professionisti sanitari a cercare lavoro lontano da casa, come succede da anni. Si dovrebbe invece puntare sulla programmazione costante dei concorsi nelle diverse Regioni perché se in qualche Regione si fa un concorso ogni tre o quattro anni è evidente che i candidati partecipano ai concorsi che vengono banditi più frequentemente. Oggi le risorse economiche a disposizione possono però aiutare ad agevolare assunzioni e quindi dare risposte alle legittime aspettative di mobilità. Se l’esperienza deve insegnare, l’attuale situazione deve essere di stimolo per una diversa programmazione dei concorsi, delle assunzioni e dell’offerta universitaria e formativa.

I premi Covid promessi dal Governo e dalla Regioni sono arrivati spesso a singhiozzo agli operatori sanitari e socio-sanitari. Perché secondo lei è così difficile in Italia premiare chi lavora e rischia sulla propria pelle?

In Emilia Romagna le prime risorse economiche statali e quelle aggiuntive messe a disposizione dalla Regione sono state erogate a tutti i professionisti della sanità pubblica con la mensilità di giugno e in parte continuano ad essere liquidate in base alle caratteristiche dell’accordo regionale e degli accordi sottoscritti nelle singole Aziende. Io però non l’ho mai chiamato “premio”, come non ho mai definito i professionisti e gli operatori del nostro sistema sanitario “eroi”, semplicemente perché non credo che si possa scambiare il rischio con la retribuzione e perché chi conosce il senso di responsabilità dei nostri medici, infermieri, oss e tutti gli altri professionisti e operatori sa bene che il loro impegno è sempre stato quello di lavorare a favore dei cittadini. Sarebbe il caso che chi li ha definiti nel recente passato “fannulloni”, solo perché dipendenti pubblici ai quali, per fare cassa, non si doveva garantire il rinnovo del contratto di lavoro con la benevolenza dei cittadini ai quali è stata inculcata una realtà distorta, faccia ammenda e si ricordi degli “eroi” per il prossimo futuro. Sulla situazione complessiva nel nostro Paese non entro nel merito se non per evidenziare che un infermiere o qualsiasi altro dipendente della sanità pubblica dovrebbero avere la stessa attenzione a prescindere dalla Regione nella quale lavorano.

Da tempo gli Infermieri, le Ostetriche e le altre Professioni Sanitarie chiedono di uscire dal Comparto Sanità e di essere trattati professionalmente ed economicamente come dei veri dirigenti. Qual è la posizione del suo sindacato in merito?

Io sarei per semplificare, nel nostro Paese ci sono situazioni che andrebbero fortemente riviste, ad esempio l’Italia detiene il record europeo di numero di Leggi, mi permetto di dire a tutto svantaggio della semplificazione, parimenti vi sono centinaia e centinaia di contratti nazionali di lavoro che nei fatti vengono utilizzati per dequalificare il lavoro perché ovviamente si tendono ad utilizzare quelli meno onerosi per il datore di lavoro spesso sottoscritti da Organizzazioni Sindacali non certo rappresentative a livello nazionale.

Un infermiere, un fisioterapista, una qualsiasi altra professione sanitaria oggi nel nostro Paese ha un trattamento estremamente eterogeneo e ciò dipende da dove lavora non certo dal percorso di studi che ha affrontato o dalla responsabilità insita nel proprio profilo professionale, condivido quindi la necessità di rivedere diversi aspetti dei prossimi rinnovi contrattuali.

Per tutto il sistema pubblico e/o quello accreditato il ruolo professionale ed organizzativo delle professioni sanitarie è centrale per il funzionamento del sistema; lo abbiamo toccato con mano anche negli ultimi mesi. Perché oggi un infermiere dovrebbe avere la propria liquidazione dopo anni dal pensionamento quando nel settore privato ciò non accade ? Perché un infermiere che lavora in una casa di cura deve avere un contratto scaduto da 14 anni ? Vi sono ragioni per non valorizzare il ruolo dell’infermiere nel contesto della assistenza alla cronicità e alla non autosufficienza ? Direi proprio di NO, eppure oggi, in questo ultimo caso, si va dal Contratto della Sanità Pubblica a quello delle Autonomie Locali, da quello della Cooperazione Sociale a quello dell’ANASTE e tanti altri ancora; enormemente differenti l’uno dall’altro. Trovo che queste situazioni non siano coerenti se vogliamo valorizzare e dare dignità al lavoro. Per le professioni sanitarie si devono utilizzare concetti propri dei contratti dirigenziali essendo in presenza di professionisti con ampia autonomia professionale, lo dimostra anche la volontà della Regione Emilia Romagna di individuare, come da tempo richiesto dalla UIL FPL, nell’ambito della direzione strategica delle Aziende Sanitarie la figura del Direttore Assistenziale alla pari del Direttore Amministrativo, Sanitario e dell’Integrazione socio Sanitaria.

Nel nuovo contratto nazionale di lavoro incarichi professionali e gestionali, indennità di esclusività del rapporto di lavoro, giusto per fare due esempi, dovrebbero essere alla portata, alla stregua dell’attuale contratto dirigenziale, degli esercenti le professioni sanitarie anche attraverso specifiche sezioni contrattuali. Il tema non è tanto quindi lo strumento quanto la sostanza, una cosa è certa, il processo di valorizzazione professionale è iniziato e sarebbe miope se qualcuno pensasse di contrastarlo per interessi di lobbies o di finanza pubblica che negli anni ha confuso il concetto di “razionalizzazione” con quello di “razionamento”.

Tra non molto ci si ritroverà in campagna elettorale per il rinnovo degli RSU e successivamente del CCNL. Quali sono le proposte del suo sindacato agli iscritti e ai simpatizzanti per migliorare la loro vita lavorativa?

La storia insegna che ogni forma di divisione non porta vantaggi a chi si divide. Dal mio punto di vista la migliore strategia è la coesione di tutti gli operatori e di tutti i professionisti in un contesto nel quale la multiprofessionalità, e questo è sempre più evidente, è la prospettiva per la migliore assistenza e organizzazione dei servizi ai cittadini. Infine bisogna dare continuità ai rinnovi contrattuali alla loro scadenza, non possiamo pensare a vacanze contrattuali insopportabili come è successo negli ultimi 10 anni nei settori pubblici a attualmente nella sanità privata.

Parliamo di Operatori Socio Sanitari. Da tempo sono in cantiere alcune proposte di riforma del settore a partire dalla formazione degli OSS, dal loro ruolo di subalternità agli Infermieri e dell’aggiornamento necessario del Profilo (Accordo Stato-Regioni del 2001). Qual è la posizione del suo sindacato rispetto a questi operatori?

La risposta credo sia da individuarsi nella lettura dei bisogni delle collettività locali. Oggi l’assistenza alla persona rappresenta uno dei bisogni primari delle famiglie e dei singoli e l’istituzione dell’OSS credo sia stata una positiva intuizione sulla quale continuare ad investire anche in termini di aggiornamento professionale. Come UIL FPL abbiamo favorito e sosteniamo la creazione di una area contrattuale per una delle attività delle quali la nostra società ha estremamente bisogno nella prospettiva della migliore qualificazione delle risposte sia in campo sanitario che socio sanitario dove, in quest’ultimo caso è apparsa del tutto evidente la necessità di valorizzare il ruolo sia dell’infermiere che dell’oss garantendo però quelle condizioni contrattuali per favorire continuità assistenziale che, a mio modesto avviso, rappresenta un valore fondamentale per le attività rivolte alla persona.

Qual è il suo sogno nel cassetto per fare del suo sindacato il punto di riferimento di tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari?

Coesione di tutte le professioni sanitarie e di tutti coloro che sono impegnati nell’assistenza diretta alle persone, coerenza e costanza nel sostegno ai percorsi di valorizzazione delle professioni e delle attività di assistenza alla persona che, malgrado qualcuno intende ostacolare, alla fine si concretizzeranno con il sostegno di tutti coloro i quali credono che i servizi pubblici, a prescindere dalla forma di gestione, debbano essere orientati esclusivamente ai bisogni dei cittadini.

Nei giorni scorsi avevamo posto le stesse identiche domande al segretario generale della Uil Fpl, Michelangelo Librandi:

Librandi (UIL Fpl): “i Concorsi in Sanità non vanno annullati, ma sicuramente vanno modificati per migliorare le selezioni”.