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martedì, Ottobre 26, 2021
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Leonarda, Infermiera Scolastica: “vi racconto il mio mondo e il mio rapporto con i ragazzi a scuola e fuori dalla scuola”.

Oggi diamo spazio a Leonarda Prete, Infermiera Scolastica: “vi racconto il mio mondo e il mio rapporto con i ragazzi a scuola e fuori dalla scuola”.

Da più di un mese con gli studenti delle classi elementari e medie di San Martino Siccomario (nella Lombardia Pavese), tutti i giorni, c’è Leonarda Prete (di origini pugliesi), Infermiera della CooperativaCon Voi“. Abbiamo fatto qualche domanda a Leonarda per far conoscere il suo impegno con i bambini.

Leonarda, 27 anni, iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Brindisi, è l’Infermiera Scolastica di un progetto che vede la collaborazione tra AINS onlus, l’Amministrazione comunale di San Martino Siccomario e la già citata cooperativa.

A che ora inizi a lavorare all’interno della scuola e cos’è la prima cosa che fai?

“Inizio a lavorare alle 8.45 e termino alle 11.45. Le prime cose che faccio al mio arrivo è misurare la temperatura, igienizzare le mani e compilare il modulo per accesso a terzi con i miei dati (modulo presente nel caso in cui ci fosse una persona positiva a scuola per cui la stessa si attiva per comunicarlo a tutti i dipendenti e a chi fa parte di servizi esterni quale sono io)”

Come è vestita un’infermiera all’interno di una scuola? Con il camice o con i vestiti di tutti i giorni? Te lo chiedo per sapere se è una scelta, quella che avete fatto di vestirvi in un certo modo per essere parte del contesto, per evidenziarvi, per non spaventare i bambini, gli studenti….

“Normalmente porto i vestiti di tutti i giorni, per non creare distacco tra me e i bambini, in modo che possano vedermi come una persona che vuole aiutarli. In situazioni particolari ho indossato il camice. Ad esempio, quando ho eseguito delle lezioni dal vivo in classe ho indossato il camice per evidenziare la mia figura, differente da quella dell’insegnante ma con obiettivi comuni: garantire la sicurezza e il benessere dei bambini.”

Raccontaci qual é la tua giornata, come trascorri e impegni le ore che stai a scuola.

“Le giornate a scuola non sono tutte uguali. Ci sono giorni in cui si presentano in infermeria diversi bambini, principalmente per mal di pancia, mal di testa, lieve raffreddore o per caduta accidentale. Altri giorni in cui non c’è nessuno con particolari necessità. Quello che ho notato, è che a volte se arriva un bambino di una
classe, successivamente arrivano altri 2/3 bambini della stessa classe. Sarà un caso? secondo il mio modesto parere no. S’influenzano molto a vicenda e sono contenti di incontrare l’infermiera della scuola. Nel tempo libero, mi occupo di catalogare i vari documenti (dossier infermieristico, consenso, documenti d’identità dei genitori) che i genitori hanno inviato per i loro figli, in modo da avere un quadro generale della situazione clinica del bambino che abbiamo davanti e di sapere la volontà dei genitori, quindi se hanno o meno firmato il consenso.”

I bambini hanno iniziato a riconoscerti, a non avere “paura” di te, a considerarti parte della scuola, ti danno del tu? ti chiamano per nome? Come ti sei presentata a loro la prima volta che hai iniziato a scuola?

“Mi sono presentata a loro con il mio nome e riferendogli che sono l’infermiera della scuola. All’inizio erano un po’ titubanti, ma poi hanno iniziato a riempirmi di domande. Mi chiamano maestra gran parte delle volte ma ormai sanno che sono presente e sanno anche dove trovarmi. Ci sono bambini molto contenti di vedermi e di venire da me, altri più timidi ma comunque curiosi di essere valutati.”

Ti presenti a noi? Chi sei?

“Mi chiamo Leonarda Prete, ho 27 anni e sono di origine pugliese. Infermiera da 4 anni circa e fiera di esserlo. Ho studiato a Perugia ma per motivi lavorativi mi sono trasferita a Pavia. Probabilmente è proprio il mio carattere molto socievole che mia aiuta nel rapportarmi con i bambini in modo giocoso. Mi piace molto il mio lavoro perché ho sempre pensato che non c’è nulla di più soddisfacente della gratitudine delle persone (in questo caso i pazienti) quando si esegue una procedura per loro necessaria. Ovviamente non sempre si può vincere, ma sicuramente si può fare di tutto per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati. Vorrei specializzarmi e crescere professionalmente perché penso che ancora ho molto da imparare.”

Come è stato l’incontro con gli insegnanti? con i bidelli?

“Gli insegnanti possono essere divisi in due categorie. La prima, sicuramente più numerosa, molto entusiasta di avermi a scuola e la seconda abbastanza indifferente circa la mia presenza. I bidelli sono le persone più collaboranti della scuola. Rispettosi e cordiali. Ogni volta che ho avuto bisogno d’informazioni mi sono state date. Mi ascoltano in modo attivo.”

Hai rapporti con i genitori e se si come è stato?

“No, anche se mi piacerebbe. Non tutti hanno inviato il consenso e/o il dossier infermieristico dei loro figli. Non so se questo è dovuto a dimenticanza o sfiducia o altro, però magari se avessi la possibilità di conoscerli e presentarmi, potrei infondere loro maggior fiducia rispetto a una e-mail (perché l’informativa sul progetto , i consensi e tutta la documentazione sono stati inviati per e-mail alle famiglie)”.

Dopo più di un mese che sei a scuola pensi sia importante la figura dell’infermiere scolastico?

“Penso sia importante perché come in tutti i luoghi in cui c’è un grande afflusso di persone ci possono essere eventi spiacevoli e a volte avere una persona formata all’interno della scuola può fare la differenza. Ovviamente non mi riferisco ai mal di pancia ecc.. ma ad eventi quali ostruzione delle vie aeree e/o arresto cardiaco ecc.. per cui un soccorso immediato può fare la differenza.”

Lavori con protocolli e linee guida?

“Si, non solo a scuola ma anche al di fuori.”

Chi ti ha formata per questo tipo di esperienza?

“Si tratta di un’esperienza nuova per tutta la cooperativa di cui faccio parte. Quindi abbiamo collaborato per capire quali fossero le necessità e i bisogni dei bambini in una scuola. Dalla parte burocratica (consensi,dossier) alle azioni pratiche in generale. La nostra coordinatrice Enrica Maiocchi ha avuto un ruolo importante nell’organizzazione del servizio. Parlo di ‘nostra’ coordinatrice perchè oltre a me, inizialmente c’erano altri due infermieri che hanno collaborato nell’organizzazione degli spazi a scuola per la formazione dell’infermeria.”

Come pensi si possa raccontare la figura dell’infermiere scolastico al cittadino?

“Una figura essenziale per garantire maggiore sicurezza ai bambini non solo a livello fisico, ma anche a livello educativo. Giornate di formazione su particolari argomenti su tema sanitario possono indurre i bambini ad avere comportamenti idonei perché magari conoscono l’oggetto in questione. Ad esempio, una bambina dopo una lezione tema Covid-19, ha espresso il desiderio di voler conoscere ‘le malattie che vengono ai bambini’; altra bambina durante la lezione mi chiede ‘cosa può fare se suo nonno fa fatica a respirare’. Ovvio che un bambino può fare poco (soprattutto in prima elementare), ma magari la consapevolezza su alcuni argomenti e la conoscenza di altri può rendergli più chiaro quello che hanno attorno.”

Pensi sia utile che ciò che fai sia un insieme di collaborazioni e contaminazioni con altre figure sanitarie? Se si come si potrebbe collaborare? Se no, perchè?

“Penso che la collaborazione tra diverse figure sanitarie sia sempre un bene. Sicuramente la presenza di un medico garantirebbe maggiore sicurezza all’interno delle scuole. Sarebbe utile anche una psicologa secondo me, perchè ci sono dei bambini iperattivi a scuola che hanno l’insegnante di sostegno ma penso che una figura professionale che dà indicazioni di tanto in tanto sarebbe una scelta più saggia per la crescita del bambino.”

Quanto pensi sia utile per te infermiera collaborare con il mondo dell’associazionismo per far arrivare messaggi di prevenzione ed educazione sanitaria ai bambini?

“Penso che sia molto utile e soddisfacente a livello professionale e personale. Come si può non sentirsi utili quando si esegue educazione sanitaria a un bambino o a chiunque?”

Quanto pensi sia utile collaborare con le assistenti sociali nel tuo lavoro all’interno della scuola?

“Penso poco, ma non ho un quadro generale ben definito in questo ambito in questo momento sinceramente. Penso sia necessario più tempo per poter capire determinate dinamiche. Ad oggi, non ne ho mai sentita la necessità, ma magari le cose possono cambiare.”

Hai qualche situazione che ti è capitata in questo periodo da raccontarci che ti ha particolarmente colpito?

“Attualmente nulla di particolare.”

In questo periodo di Covid che tipi di interventi hai fatto?

“Ho eseguito un intervento di circa mezz’ora, in cui il tema era il coronavirus e i comportamenti da tenere a scuola e fuori. L’ho eseguito in tutte le classi singole della scuola elementare di San Martino Siccomario tramite una presentazione power point. Abbiamo anche formato una presentazione per i bambini delle medie ma attualmente, date le chiusure, non ho ancora eseguito la lezione. Un appunto che vorrei fare è che nelle classi in cui l’insegnante era attivo e partecipe, i bambini ascoltavano attivamente. Mentre nelle classi in cui gli insegnanti parlavano tra loro, l’attenzione dei bambini calava molto a discapito di quei pochi che volevano ascoltare. I bambini mi hanno riempito di domande e mi hanno raccontato le loro esperienze (alcuni sono risultati positivi al covid-19). Mi piacerebbe anche eseguire altri interventi formativi sul primo soccorso e su altri temi sanitari. Per adesso non lo propongo causa covid- 19.”

Come pensi si possa promuovere la figura dell’infermiere scolastico e il suo lavoro a scuola? ad esempio. un video, lettera sul giornale, una mostra fotografica.

“Sicuramente un video e una lettera del giornale sono utili. Una giornata in cui la scuola è chiusa ai bambini (sabato o domenica) ma aperta al pubblico per conoscere la figura dell’infermiere, fare domande e avere una visione chiara dei benefici che potrebbe garantire ,sarebbe la soluzione ideale. Pubblicizzare l’evento in modo che tutti, nel comune di riferimento ne siano a conoscenza. I genitori dei bambini a scuola potrebbero conoscere l’infermiere che valuta i loro bambini nel caso in cui ci fosse bisogno. Questo potrebbe essere un passo per ricevere maggiore fiducia da parte loro.”

Redazione AssoCareNews.it
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