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Intervista ad Andrea Bottega (Nursind). Ecco come sarà il futuro di Infermieri, Ostetriche, OSS e Professioni Sanitarie nel post-Covid. Non sarà proprio roseo se la Politica non cambierà rotta.

Dopo aver dato spazio ai segretari generali e dirigenti di FP CISL (Maurizio Petriccioli), Uil Fpl (Michelangelo Librandi), FSI-USAE (Adamo Bonazzi), Nursing Up (Antonio De Palma), SHC OSS (Antonio Squarcella), FP Cgil (Serena Sorrentino), ULS (Antonino Gentile). Vediamo cosa ci ha risposto.

Il Coronavirus ha messo in ginocchio l’intero Comparto Sanità. Da tempo il NURSIND si sta battendo per il rispetto delle regole, quelle del lavoro, a cui devono sottostare datore e lavoratore. La non programmazione da parte delle Aziende sanitarie nell’approvvigionamento di Dispositivi di Protezione Individuale idonei ad una Pandemia come quella contingente ha portato migliaia di operatori ad ammalarsi e, a volte, a morire di Covid-19. Cosa non ha funzionato finora? Come mai le vostre richieste sono state ignorate in passato?

Già dai primi gironi dell’epidemia con la chiusura delle zone rosse in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, Nursind ha scritto al Governo, Regione e Aziende sanitarie oltre che prendere una posizione pubblica sui problemi che stava vivendo la categoria. In particolare abbiamo sottolineato la necessità di disposizioni chiare e coerenti tra i vari livelli decisionali (definizione di caso sospetto, quarantena per i sanitari entrati in contratto con positivi, …), di avere a disposizione i dispositivi di sicurezza adeguati secondo il principio di precauzione e non solo i dispositivi medici (mascherina chirurgica), di essere testati per isolare i contagiati. Alcune regioni e aziende si sono mosse in questa direzione (ad es. il Veneto) altre hanno scelto di fare i tamponi solo in presenza di sintomi chiari o febbre. I risultati di queste scelte sono evidenti a tutti.

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di Infermieri, Infermieri Pediatrici, OSS, Professioni Sanitarie, Ostetriche e altri operatori del SSN è sempre un grosso scalino da superare e spesso mette in contrasto le organizzazioni sindacali con i Governi del momento. Crede che dopo quanto accaduto, sta accadendo e accadrà con il Covid-19 cambierà l’atteggiamento della Politica nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari?

Ho il timore che, dal punto di vista della valorizzazione contrattuale, ci sia realmente il pericolo di non ricevere quanto ci aspettiamo. Per questo da più parti arriva la richiesta di un’area di contrattazione autonoma che però non sia solo la creazione di un altro recipiente ma sia la definizione di un ambito particolare dove si prende atto che ci sono alcune professioni laureate che sono ancora pagate come diplomate e che ci sono professioni, come l’infermiere e l’ostetrica che non erogano semplici prestazioni sanitarie ma si basano sulla presa in carico a trecentosessanta gradi del paziente. In quest’area c’è la necessità di un investimento di risorse per colmare questa forbice stipendiale. Considerato che anche la Fnopi ha preso una chiara posizione in questa direzione mi aspetto che siano molti a dare il proprio contributo affinché questa aspettativa non vada delusa. Se necessario il Nursind non si tirerà certo indietro per portare gli infermieri a Roma a prendersi quanto spetta dopo il sacrificio per la tutela della salute pubblica.

Gli operatori colpiti da Covid-19 o quelli che ne saranno colpiti in futuro hanno subito seri danni dal punto di vista fisico, psichico ed emotivo. Già si parla di Sindrome da Stress Post Traumatico. Crede che le Aziende sanitarie si debbano già organizzare per venire incontro a questa problematica? E come?

Certamente! Come Nursind abbiamo già chiesto e proposto in alcune aziende e regioni la creazione di percorsi ad hoc per il monitoraggio degli esiti del contagio. Tali protocolli sono stati fatti coinvolgendo il medico competente presente in azienda. La mission aziendale del nostro datore di lavoro è garantire la salute pubblica, iniziando dai propri dipendenti. È l’occasione anche di monitorare una categoria che è stata la più colpita dai contagi e capire quali sono gli esiti a medio e lungo tempo dell’infezione da coronvirus. Penso che tutte le aziende dovrebbero farlo.

Le ferie estive probabilmente salteranno per una mancata o impossibile programmazione da parte delle aziende sanitarie, mentre è sempre più difficile reperire operatori sanitari e socio sanitari liberi o disoccupati. Crede che salteranno o ci sono i margini per garantire il giusto riposo ai professionisti dopo mesi di guerra al Covid-19?

Anzitutto speriamo che continui il trend in discesa dei contagi, dei morti e dei ricoverati. Le ferie sono un diritto costituzionale che non può essere eluso; è impensabile che un lavoratore a cui è stato chiesto un impegno straordinario per 3-4 mesi nell’anno, non sia data la possibilità di recuperare le energie psicofisiche. Non dare le ferie significa spremere i lavoratori ben oltre le proprie possibilità con il rischio di procurargli dei danni che poi potrebbero portare ad ulteriori richieste di risarcimento in sede civile. Ci sarà certamente bisogno di un ulteriore impegno organizzativo per poter garantire questo diritto ma va fatto.

Ritornando al rinnovo contrattuale e al necessario aumento degli stipendi del Comparto Sanità, pensa che ci sia la possibilità di rendere gli operatori dei veri professionisti alla stregua dei medici, che non hanno in pratica il vincolo di esclusività?

Me lo auguro. Mi aspetterei come per i medici un’indennità di esclusività per pari trattamento considerato che siamo tutti professionisti sanitari con pari dignità.

Il Nursind è l’unico sindacato a non aver sottoscritto l’ultimo CCNL. E’ stata una buona scelta per voi o ne avete risentito dal punto di vista del potere contrattuale soprattutto in questa fase di emergenza?

Penso che sia stata una buona scelta oltre che doverosa. Abbiamo dimostrato che c’è un sindacato che davvero vuole rappresentare la dignità del lavoro infermieristico: abbiamo messo davanti l’interesse dei nostri iscritti agli interessi della nostra organizzazione. Che il contratto firmato non ci rappresenti penso sia chiaro a tutti ormai ne è testimonianza il valore che abbiamo dimostrato nell’emergenza e il grande fermento all’interno della categoria che vuole manifestare per un contratto dignitoso.

Grazie segretario e buon lavoro!

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