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Per la Libera Professione Infermieristica è giunto il momento della riscossa. Ne parliamo con Luigi Baldini, neo-presidente della Cassa Previdenziale ENPAPI, dopo l’uragano che ha spazzato via gran parte dei vecchi vertici dell’Ente.

La Cassa Previdenziale ENPAPI ha attraversato un uragano e ne uscita indenne, ora è pronta a ripartire grazie alle cure preparate dal neo-presidente Luigi Baldini. Lo abbiamo intervistato. Vediamo cosa e come ha risposto alle nostre domande un po’ impertinenti.

La Pandemia da Coronavirus ha messo a dura prova il mondo della Professione Infermieristica e nello specifico degli Infermieri Liberi Professionisti. Quali sono le misure intraprese dall’ENPAPI per far fronte all’emergenza lavorativa e salariale?

La situazione è stata particolarmente delicata e ha visto la categoria infermieristica in prima linea nell’affrontare l’emergenza sanitaria che ha coinvolto il Paese, operando con la consueta professionalità che la contraddistingue, anche a rischio della propria salute.

ENPAPI, che garantisce la propria funzione di tutela assistenziale soprattutto in momenti così difficili, è stato pronto ad attivare ogni eventuale azione necessaria e ad adottare misure e interventi specifici, anche sulla base delle direttive che sono state emanate.

Innanzitutto, ha condotto – tramite l’ADEPP, Associazione che rappresenta tutti gli Enti di Previdenza Privati – un dialogo serrato con il Governo affinché, in fase di emanazione del primo DL, fosse riconosciuto anche ai liberi professionisti un giusto indennizzo, così come era previsto per i lavoratori autonomi iscritti all’INPS.
Quindi, è stato successivamente pronto ad attivare tutte le procedure necessarie per consentire ai propri iscritti di accedere al bonus di 600 euro per i mesi di marzo e aprile previsti dai decreti interministeriali.

Inoltre, il Consiglio di Amministrazione – appena insediato – ha sin da subito messo in atto tutte le azioni necessarie per sostenere a livello economico e assistenziale gli iscritti all’Ente.

Ha, infatti, prorogato la sospensione dei pagamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali fino al 30 settembre 2020 e del versamento delle rate relative ai piani di rientro già deliberati dall’Ente fino al 30 settembre 2020, nonché, la sospensione dell’applicazione di sanzioni ed interessi a tutte le tipologie di versamento e le azioni di recupero crediti in via stragiudiziale.

Ha deliberato uno stanziamento di 2 milioni di euro per l’erogazione di un indennizzo per tutti quegli infermieri che siano risultati positivi al coronavirus o che siano stati costretti anche alla sola quarantena precauzionale per un periodo inferiore ai 30 giorni, occorso tra il 1° febbraio e il 30 giugno 2020.

Questo intervento, quindi, affiancato al pacchetto assistenziale già regolamentato dall’Ente, svolge una funzione di protezione mirata nei casi in cui il periodo di inattività, causata dal contagio o dall’isolamento, sia stato inferiore ai 30 giorni previsti dalla regolamentazione vigente per poter presentare la domanda di indennità di malattia.

Infine, è in fase di studio un sussidio dedicato ai titolari esclusivi di pensione ENPAPI, esclusi purtroppo da tutte le misure di indennizzo stanziate dai Ministeri.

I fatti di cronaca che hanno colpito l’ENPAPI nel 2019 hanno leso profondamente l’immagine dell’Ente da Lei diretto. Quali sono le iniziative che intende mettere in essere per rilanciare il buon nome dell’istituto previdenziale soprattutto tra gli Infermieri con P.IVA?

Le note vicende giudiziarie hanno scosso tutti i professionisti iscritti all’Ente che versano i contributi previdenziali per la propria futura pensione.

Il periodo di commissariamento ha certamente permesso di salvaguardare una corretta gestione e di riportare l’attenzione su tutte quelle azioni da intraprendere affinché vengano ostacolati atteggiamenti in contrasto con il Codice Etico dell’Ente ma il lavoro non è terminato.

Con determinazione e prudenza si dovrà valutare ogni aspetto emerso e agire con la consapevolezza che il patrimonio dell’Ente è la base di partenza per garantire una adeguata prestazione previdenziale.

L’attenzione sarà focalizzata sul mondo degli investimenti, sull’attuazione effettiva del principio di trasparenza e, infine, sul sistema dei controlli interni ed esterni. L’obiettivo è quello di creare un sistema snello, chiaro e soprattutto sano.

Di recente è passata la norma che istituisce gli Infermieri di Famiglia e di Comunità. Crede che in questo campo gli Infermieri Liberi Professionisti possano avere un ruolo importante?

Credo che l’infermiere di famiglia, così come strutturato, abbia uno sbocco fisiologico nel rapporto libero professionale. Infatti, a questa figura è richiesta una particolare adattabilità al territorio dove dovrà poi operare. Quindi dovrà essere versatile nelle diverse modalità di esercizio, dovrà avere particolari capacità di interagire con l’utenza da un lato e tutti gli altri operatori sanitari operanti sul territorio dall’altro. Tutte capacità queste, tipiche di soggetti che hanno scelto, in maniera consapevole, la libera professione. Quando parlo di rapporto libero professionale non penso, ovviamente, a contratti di consulenza ex decreto leg.vo 165\2001, molto in uso ultimamente nella P. A. a causa dell’emergenza Covid-19. Come penso che sia da evitare un rapporto lavorativo per mezzo di un soggetto terzo in qualità di intermediario. Penso invece all’istituzione di una vera e propria convenzione, diretta ed esclusiva, con il SSN come peraltro, già accade per altre figure professionali sanitarie. È ora di rivendicare legittimamente l’autonomia professionale che ci è stata riconosciuta sulla carta e per troppo tempo, di fatto, negata.

Tanti colleghi Infermieri Liberi Professionisti si sono visti recapitare tra il 2017 e il 2019 esose cartelle per contributi non versati all’ENPAPI. Spesso il dovuto era decuplicato anche di 10 volte. Molti hanno dovuto chiedere prestiti a finanziarie e a banche per far fronte alla crisi economica e salariale che sta colpendo da circa un lustro la libera professione in Italia, spesso troppo esosa e non remunerativa per via di forme di sfruttamento più o meno legalizzate. Non crede che sia giunto il momento per una “pacificazione” tra il suo Ente e la base infermieristica munita di P.IVA?

Il tema del recupero crediti è molto delicato e complesso. L’attuale situazione, non più sostenibile a livello di bilancio, è frutto anche di una non corretta gestione del processo negli anni trascorsi.  Giusto per fornire dei numeri, lo stock dei crediti in bilancio ammonta a circa 300 milioni di euro in un portafoglio finanziario di un miliardo  circa. Troppi, secondo gli analisti ma anche secondo i vari organismi di vigilanza e controllo come Ministeri e Corte dei Conti. Tornando però alla domanda sulla Sua auspicabile “pacificazione” tra l’Ente e gli iscritti con morosità.

Le rispondo che l’auspicio è anche il mio, partendo ovviamente dal presupposto che i contributi sono dovuti. A tal proposito, la nuova governance dell’Ente, insediatasi da soli due mesi, ha già intrapreso iniziative tendenti a rendere più agevoli e meno onerosi i percorsi di regolarizzazione delle posizioni contributive con morosità. Ad esempio, sono stati intrapresi contatti con alcuni istituti bancari al fine di avere condizioni particolarmente vantaggiose per la stipula di finanziamenti dedicati.

Si sta valutando inoltre di mettere a disposizione degli iscritti non regolari una linea telefonica dedicata al fine di creare un contatto agevolato con l’Ente.  Non escludo inoltre, l’introduzione di strumenti straordinari tendenti ad intraprendere azioni di sostegno indirette verso quei soggetti che si trovano in condizioni particolarmente critiche.

L’ENPAPI, nonostante gli scandali, resta una delle Casse Previdenziali più solite e importanti nel campo della libera professione in sanità. Quali sono i progetti futuri che intende lanciare in ambito previdenziale per il settore?

ENPAPI è un’importante realtà operativa che attraverso la propria natura ha ristabilito il ruolo centrale della previdenza nella costruzione di un modello di vita basato sulla sicurezza e sulla giusta tutela degli anni pensionabili, i quali devono essere accompagnati da politiche complesse che garantiscano il giusto supporto alla popolazione.

In questo scenario, la realizzazione di un welfare strategico che – affiancato alle prestazioni previdenziali – punti sul soddisfacimento dei bisogni assistenziali è sempre più determinante nella società contemporanea e più in particolar modo per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti, tra cui l’ENPAPI. Non a caso, le politiche messe in campo da tali Istituzioni sono mirate al raggiungimento di tali obiettivi, nonché mirate allo sviluppo dell’attività professionale, nella consapevolezza che fra lavoro e previdenza vi è un legame indissolubile.

E proprio nell’ottica di un lavoro comune, è auspicabile la creazione di piattaforme di servizi comuni per una semplificazione burocratica.

In un ambito più strettamente gestionale e tangibile per gli iscritti, si sta valutando una revisione delle modalità di comunicazione, introducendone di nuove e più efficaci, la previsione di nuovi servizi, quali coperture assicurative, una riorganizzazione dell’azione del recupero dei crediti, interventi diretti a sostegno del reddito.

Grazie presidente e buon lavoro.