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Elena, Operatrice Socio Sanitaria: “sfruttata e fatta lavorare in nero in un istituto di ricovero religioso; poi mandata a casa senza preavviso; contratto promesso, ma mai fattomi firmare”.

Egr. Direttore di AssoCareNews.it,

le scrivo questa mia per parlarle brevemente della mia disavventura in un Istituto di cura gestito da suore di una nota congregazione. I vivo e lavoro in Romagna e dall’inizio della Pandemia da Coronavirus ho lavorato, in nero, con loro. L’ho fatto senza protestare perché mi avevano promesso un contratto triennale a partire dal settembre 2020. Così non è stato e di punto in bianco e senza spiegazioni sono stata buttata fuori dalla struttura che gestisce solo religiosi.

Con la scusa che i contratti nazionale del settore dovevano essere tutti rinnovati, mi hanno convinta a rimanere con la promessa che mi avrebbero sistemata. Io ho tre figlie minorenni e sono separata. Il mio ex-marito non mi passa da mesi gli alimenti perché non ha soldi nemmeno per lui, la sua azienda non gli paga gli stipendi arretrati da tempo e l’INPS non eroga la cassa integrazione.

Comunque tornando alla mia disavventura, vi spiego come è nata la questione. Ho letto a marzo 2020 un annuncio su un noto quotidiano. Cercavano OSS per una casa di cura. Ho telefonato al numero indicato e mi hanno subito convocata per un colloquio su Skype.

Mi hanno presa subito, già l’indomani pomeriggio ero in turno. Non mi sembrava vero, avevo proprio bisogno di lavorare. Mi avevano proposto 1200 euro mensili e a me sembravano oro e un contratto triennale.

Dopo 15 giorni di lavoro non mi hanno mai convotata mezza volta per leggere e firmare questo benedetto contratto. Al sedicesimo giorno ho fermato la Responsabile delle Attività Assistenziali (una ex-OSS con qualifica da RAA), la stessa che mi aveva fatto il colloquio via Skype, e le ho chiesto lumi relativamente alla mia assunzione. La risposta è stata laconica: “pensa a lavorare, ora dobbiamo impedire al Coronavirus di entrare in struttura, ci sarà tempo per il contratto, non ti preoccupare”.

E invece ho iniziato a preoccuparmi nel mio primo giorno di paga. Vengo convocata in cucina. Mi viene data una busta con dentro 1200 euro in contanti: “questo è la tua paga per questo mese, se vuoi continuare devi resistere e dedicarti alle suore anziane che non stanno bene, il Signora saprà ringraziarti”. Il sangue presente nelle mie vene si è gelato di colpo, sono rimasta basita, incredula, avevo solo voglia di urlare e mandarla a quel paese, ma ho desistito, in fondo quesi soldi mi servivano.

Ho continuato a lavorare in quella struttura ad aprile, maggio, giugno, luglio e agosto, fino all’allontamento di settembre, proprio il mese in cui mi avevano proposto di firmare un contratto di lavoro triennale.

E’ una vergogna, OSS in nero, sfruttata, derisa e poi mandata a casa con un calcio nel sedere. A farlo sono state delle religiose, proprio coloro che dovrebbero difendere di oppressi e combattere i soprusi.

Siamo in Italia, ho sbagliato io a non denunciare tutto e subito ai sindacati, anche se i sindacati vanno a braccetto con questa RAA e credo abbiamo poca voglia e poco potere di cambaire le carte in tavola.

Questo è quanto. Grazie.

Elena, OSS