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Diabete e cancro sono condizioni cliniche sempre più comuni, la cui gestione nello stesso individuo presenta spesso importanti difficoltà.

E’ noto inoltre come la presenza di diabete si associ ad un aumentato rischio di sviluppare vari tipi di neoplasie, e come la coesistenza di diabete conferisca un incremento del rischio di mortalità per numerose patologie tumorali. Per sapere qualcosa di più a riguardo, ne parliamo con il dottor Marco Alfredo Arcidiacono, infermiere presso il Centro Oncologico dell’Ospedale Maggiore (Parma) e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Parma nel Corso di Laurea in Infermieristica.

Marco, in cosa consiste l’educazione sanitaria al paziente oncologico-diabetico?

“Nel paziente oncologico diabetico un aspetto fondamentale dell’assistenza infermieristica è quello dell’educazione sanitaria in merito all’utilizzo dei “device” (penna, glucometri, pungidito); essendo un paziente già provato psicologicamente dalla malattia l’infermiere nell’espletamento di questa attività incontra spesso resistenze.

Questo capita specialmente nei pazienti che prima di affrontare le terapie antitumorali non erano diabetici o avevano un diabete gestibile con ipoglicemizzante orale. Il passaggio diretto ad una terapia insulinica genera avvilimento e paura nel paziente”.

L’addestramento di questi pazienti è difficile?

“L’addestramento può risultare ulteriormente complicato dall’assunzione di antidolorifici oppioidi, che possono talvolta limitare le capacità cognitive del soggetto.

Anche per questo motivo risulta fondamentale poter avvalersi, nella gestione di un paziente oncologico diabetico, della collaborazione di un caregiver (congiunti e familiari, badanti ecc. ecc.).

Risulta quindi fondamentale riservare del tempo a motivare la scelta al paziente ed ai familiari, spiegando la specificità della situazione, le cause particolari dello scompenso glicemico, l’inadeguatezza di puntare su restrizioni dietetiche (in una fase, già complicata da difficoltà nutrizionali) e quindi i vantaggi della terapia insulinica.

A tutti i pazienti incanalati alla terapia insulinica, è raccomandabile fornire informazioni scritte sulle tecniche di somministrazione di conservazione dell’insulina, insieme a consigli pratici per la gestione delle ipoglicemie”.

Bisogna tener presente il mutare delle esigenze terapeutiche di questi pazienti?

“Una difficoltà nell’impostazione della terapia che il diabetologo incontra e che l’infermiere deve sapere è il frequente mutare delle esigenze terapeutiche di un paziente oncologico.

Queste sono legate alla periodicità nella somministrazione della chemioterapia (e quindi al potenziamento della terapia cortisonica), alla variabilità delle capacità nutrizionali (cachessia, anoressia, ecc.) ed al cambiamento delle condizioni cliniche (aggravamento o miglioramento della prognosi ecc.).

Si capisce come risulta adeguata l’adozione quindi di schemi terapeutici e di automonitoraggio glicemico flessibili, che tengano conto del variare delle condizioni cliniche e terapeutiche.

Risulta quindi opportuno rivedere il paziente a cadenza ravvicinata, proporzionata a quella delle visite oncologiche e delle indagini di ristadiazione, per importanti potenziamenti/riduzioni o cambiamenti della terapia in atto”.

A cosa ci riferiamo quando parliamo di consulenza infermieristica diabetologia?

“Una soluzione operativa di carattere assistenziale presente nella nostra struttura è la consulenza infermieristica diabetologica.

Quest’ultima viene attivata dopo consulenza diabetologica ed ha alla base la comunicazione e collaborazione continua tra oncologi, diabetologi e personale infermieristico.

Attività di questo tipo facilitano l’impostazione di una terapia appropriata, l’erogazione di un adeguato follow-up e la gestione logistica della situazione.

L’esperienza di questi anni è certamente positiva, sopperisce ad un’esigenza reale ed avvertita presso la nostra unità operativa di Oncologia.

La presenza di un servizio di consulenza diabetologica infermieristica anche per i pazienti oncologici-diabetici ha l’obiettivo oltre a ridurre notevolmente gli scompensi iperglicemici e gli episodi di ipoglicemia severa, di limitare il disagio per i pazienti e riducendo gli altrimenti inevitabili accessi presso i Pronto Soccorso e i conseguenti ricoveri”.

Vi siete confrontati con la coordinatrice infermieristica “Malattie del Ricambio e Diabetologia” in merito alla questione?

“Certamente. La dottoressa Rita Dall’Ovo ha esposto il Nostro lavoro alla sua equipe ed è stato ritenuto chiaro, incisivo ed esaustivo.

Credo sia doveroso far emergere ciò che da anni rilevo non solo per una crescita professionale ma, soprattutto, per il bene del paziente oncologico”.