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I Corsi di Laurea in Infermieristica e Infermieristica Pediatrica devono essere gestiti solo da Infermieri, no al precariato, si alla sicurezza degli operatori anche nel post-Covid. Ne parliamo con Michele Schinco (Coordinatore Professioni Sanitarie della Cisl Fp).

Come sarà il futuro delle Professioni Infermieristiche e Sanitarie in Italia nel post-Covid e perché è pericoloso il Decreto Ministeriale n. 82/2020 sottoscritto dal Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi? Ne parliamo con Michele Schinco, Coordinatore Nazionale Professioni Sanitarie della Cisl FP. Vediamo cosa si ha detto.

Lei è un Infermiere e da Infermiere si è indignato del D.M. 82/2020. Secondo lei come mai continua questo atteggiamento ostile della Politica nei confronti della Professione Infermieristica?

Le decisioni assunte dal Ministro Manfredi, in merito alla preferenza di investire nella formazione dei futuri colleghi da medici, e non da infermieri, manifesta sicuramente un atteggiamento ostile della politica nei confronti della nostra professione.

Nel merito, è difficile dare una risposta esplicativa in poche righe ma una riflessione va fatta: nell’ultimo ventennio abbiamo avuto un’evoluzione normativa che ha posto la figura dell’infermiere da mero esecutore di un ordine, a professionista riconosciuto che esercita la professione dopo un percorso di studi specifico e qualificante. Ciò, purtroppo, non ha determinato la presa di coscienza di essere una comunità professionale unita, con compiti specifici all’interno del sistema sanitario ma ha, paradossalmente, accentuato la disgregazione della professione e il proliferare di percorsi nuovi, che non sempre sono stati capiti sino in fondo per il loro valore (docenze nei corsi di laurea, percorso per la dirigenza infermieristica) e che hanno alimentato le divisioni tra gli infermieri, in un settore in cui, tra l’altro, vi è stata una proliferazione anomala di sindacati corporativi che invece di portare avanti unitariamente le istanze dei professionisti e degli operatori, dando forza alle rivendicazioni del settore, non hanno fatto altro che generare minoranze disorganizzate e litigiose, esattamente ciò che è servito alle controparti per mantenere lo status quo.

A questa situazione, si è aggiunta la mancata applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale della 251/2000 e la mancata applicazione della 43/2006.

L’atteggiamento ostile della Politica dunque, secondo il mio parere, è semplicemente figlio di un retaggio culturale ormai consolidato e contro il quale dobbiamo far sentire forte la nostra voce in tutte le sedi.

Da coordinatore nazionale delle professioni sanitarie per la Cisl Fp crede che il mondo sindacale debba scendere in campo per difendere i diritti ad una corretta formazione universitaria a tutela dei futuri professionisti nel campo della salute?

La formazione universitaria, portata avanti da colleghi qualificati che conoscono le difficoltà del nostro lavoro, rappresenta il punto di partenza su cui costruire una classe di professionisti che possa finalmente raccogliere i frutti di oltre un ventennio di evoluzione della professione; un lavoro che, con il nuovo codice deontologico del 2019, trova finalmente un quadro operativo di riferimento per approcciare alla persona e ai suoi bisogni di salute.

Ciò detto sono convinto, come coordinatore nazionale delle professioni sanitarie della Cisl Fp, che il mondo sindacale debba scendere in campo per difendere i diritti ad una corretta formazione universitaria a tutela dei futuri professionisti nel campo della salute.

Dobbiamo riorganizzare l’offerta formativa per i professionisti impegnati nella docenza, a partire, tra le altre cose, dal riconoscimento della funzione di tutor ai professionisti che svolgono questa funzione durante il loro lavoro, con relativo riconoscimento indennitario.

Sono questioni sulle quali vogliamo spenderci come Cisl Fp, avendo deciso di porre come prioritaria l’attenzione al ruolo e alla funzione che le professioni sanitarie svolgono nel sistema della rete sanitaria pubblica e privata italiana. Ad oggi, purtroppo, vedo questa attenzione nei confronti delle professioni solo nella Cisl Fp e nella confederalità. Basti vedere l’impegno unitario per il rinnovo dei CCNL per la Sanità Privata, fermo da oltre un decennio; quanto è stato fatto per il riconoscimento delle Indennità Covid-19 nelle varie Regioni e infine quanto si sta facendo per le Professioni Sanitarie nella Piattaforma per il rinnovo contrattuale 2019/2021.

Assieme ai Medici anche gli Infermieri hanno subito numerose perdite per la Pandemia da Coronavirus. Secondo un nostro calcolo ci sarebbero almeno 40 Infermieri deceduti a seguito del Covid-19. Solo il 30% di loro lavorava in ospedale, il resto in RSA, Aziende Servizi alla Persona e territorio. Cosa non ha funzionato in queste strutture e come mai si è preferito incentrare l’attenzione solo sull’ambito ospedaliero ignorando le grida disperate d’aiuto dei lavoratori delle Residenze Sanitarie Assistenziali per Anziani e Disabili?

Come ha ricordato il nostro segretario generale, Maurizio Petriccioli, in una recente intervista rilasciata al vostro portale, vi è stata una scelta chiara della politica negli ultimi anni ed è sbagliato pensare che la pandemia sia stata una disgrazia che è piovuta sulle nostre teste.

Le gravi perdite sono state naturale conseguenza di una programmazione sanitaria inadeguata alla gestione delle epidemie. Tanti colleghi si sono trovati costretti ad operare senza nessun protocollo, senza DPI idonei, senza un’organizzazione del lavoro degna di questo nome, proteggendosi come potevano.

Con carenze sia strutturali che di organici, ritengo che sia stato un miracolo aver raggiunto l’attuale percentuale di vittime; un numero che poteva certamente essere superiore se i colleghi non avessero dimostrato un grandissimo spirito di abnegazione e di responsabilità.

Nelle RSA e Aziende di Servizi alla Persona e Territorio, oltre al problema dei DPI scarsi o inadeguati, del demansionamento che pregiudica la qualità complessiva dei servizi e delle carenze di personale, vi è stata una gravissima responsabilità delle giunte regionali che hanno scelto queste strutture come luoghi “adeguati” ad ospitare pazienti covid. Una follia.

Nelle Aziende Servizi alla Persona e nelle RSA operano non solo Infermieri, ma anche Operatori Socio Sanitari e Professionisti Sanitari di varie discipline. Ricordiamo i Fisioterapisti, gli Educatori Professionali, gli Psicologi, i Dietisti e altri tecnici. Tutti hanno vissuto e stanno vivendo la Pandemia con il terrore di infettarsi o portare l’infezione nelle strutture. Quasi tutti sono precari assunti da agenzie interinali o alle dipendenze di cooperative. Crede che si debba partire con una riforma seria del settore a cominciare dalle dirigenze che andrebbero affidate a sanitari appositamente formati?

Purtroppo, in Italia esistono una miriade di contratti di lavoro, a volte sottoscritti anche da sindacati compiacenti e che fanno gli interessi dei datori di lavoro. In questi contesti, il lavoratore è l’ultima persona che viene tutelata.

In Italia dobbiamo partire dal presupposto, più volte sostenuto dalla Cisl Fp, che a prescindere dal settore pubblico o privato, ad uguale lavoro e mansione debbono corrispondere uguali diritti, doveri e salario, pubblico e privato che sia! È un principio generale che stiamo portando avanti nella vertenza della Sanità Privata e ritengo giusto che la nostra segreteria, assieme a Cgil e Uil, stia richiedendo una revisione integrale degli accreditamenti: è inaccettabile vedere strutture private fare guadagni favolosi sulla pelle dei lavoratori, chiamati ad affrontare un’epidemia mondiale con il contratto scaduto da oltre 13 anni. È vergognoso.
Infine, ritengo non più rimandabile la piena applicazione della legge 251/2000 istitutiva della dirigenza per le professioni sanitarie con riconoscimento della piena autonomia dei professionisti.

Come immagina il futuro delle Professioni Sanitarie in Italia nel post-Covid?

L’organizzazione futura dovrà certamente offrire la possibilità di ricercare nuove soluzioni a vantaggio del lavoro e dei pazienti. È indispensabile il passaggio dal concetto di sanità a quello di salute a tutto tondo, da quello di cura a quello di risposta e anticipazione delle esigenze complesse dei pazienti; da un modello pensato per eliminare la malattia ad uno pensato per promuovere il benessere.

I nuovi sviluppi professionali, la maggior responsabilità e la maggior formazione complessiva di tutti i professionisti, spingono a ridisegnare una nuova organizzazione del lavoro quotidiano per evitare sprechi di risorse e conflitti di competenze. A tal fine, sarà certamente necessario investire sulla medicina territoriale e potenziare il sistema ambulatoriale, in un rapporto virtuoso tra pubblico e privato che rimetta al centro e riconosca il ruolo e le competenze specialistiche di tutte le professioni sanitarie, nessuna esclusa. Ed è proprio partendo da questa necessità che abbiamo costituito, in tutte le Regioni d’Italia, per gli infermieri e tutti i professionisti sanitari del nostro Paese, il CNPS – coordinamento nazionale delle professioni sanitarie della Cisl Fp.

Grazie e buon lavoro!

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