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Emergenza Coronavirus. Parla Giuseppe Astorino, Infermiere Libero Professionista impegnato contro il Covid-19 e tra gli ideatori del movimento “Infermieri in Ordine – Bologna Imola”.

Come vivono la professione e l’Emergenza Coronavirus i colleghi Infermieri che lavorano in regime di Partita IVA? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Astorino, Infermiere Libero Professionista in Emilia Romagna e tra i fondatori del movimento “Infermieri in Ordine – Bologna e Imola“.

Sei un Infermiere Libero Professionista impegnato in prima linea nella lotta al Covid-19. Come mai questa scelta?

Ho fatto questa scelta fatta nel 1990. Siamo stati i primi, assieme ad un altro collega di Bologna, ad avviare l’attività libero-professionale. Ho prestato assistenza in Residenze Sanitarie Assistenziali, in Ospedale e in strutture private convenzionate, alcune delle quali oggi impegnate direttamente nella gestione di Pazienti affetti da Covid-19.

Di recente ti sei reso protagonista di una iniziativa lodevole: consegnare bomboloni, paste e leccornie salate agli Infermieri, ai Medici, agli OSS e ai Professionisti Sanitari impegnati nella lotta contro il Coronavirus nell’hinterland di Bologna e Imola. Come mai questa iniziativa?

L’iniziativa è nata perché il proprietario del panificio Gazzetti & Tardini di Castenaso mi ha contattato tramite Facebook dicendo che gli avrebbe fatto piacere donare dei bomboloni e non voleva essere nominato per pubblicità; questa cosa mi ha fatto subito venire la voglia di fare da tramite e di offrire un momento di svago ai colleghi impegnati in prima linea o nelle retrovie della guerra al Coronavirus; abbiamo consegnato dolci in tantissime Unità Operative nell’ambito di Bologna e aree limitrofe; ci ha dato una grossa mano Luca La Placa, soprattutto al Sant’Orsola, che ringraziamo per la squisita disponibilità.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna si è speso molto o poco secondo te in difesa degli iscritti e di chi quotidianamente gridava aiuto e come mai?

Quello che ha fatto o non ha fatto l’OPI è sotto gli occhi di tutti, gli Infermieri bolognesi e imolesi hanno capito e sanno chi valorizzare e premiare.

Fai parte di Infermieri in Ordine, il gruppo che scenderà in campo per dirigere l’OPI di Bologna. Cosa intendi fare una volta eletto?

Una volta eletto inizierò la mia battaglia per chiedere a gran voce, d’intesa con i sindacati che vorranno darci una mano, l’aumento degli stipendi e la valorizzazione delle competenze degli Infermieri; serve oggi un Ordine delle Professioni Infermieristiche più presente e che non sembri solo una tassa da pagare. Scenderò in campo con il mio gruppo, che non è affatto chiuso rispetto ad esperienze similari, per cui si facciano avanti tutti i colleghi che si vogliono mettere o rimettere in gioco. Ora occorre mettersi a capo chino e lavorare per la rinascita della professione su Bologna e Imola, ma anche nel resto d’Italia, troppo provata dal Covid-19.

La Regione Emilia Romagna riconoscerà 1000 euro a tutti gli Infermieri impegnati direttamente nell’Emergenza Coronavirus. Crede che siano sufficienti o si deve ripartire necessariamente da una rivalutazione complessiva della Professione Infermieristica?

Io spero che la regione mantenga quello che ha promesso, ho dei grossi dubbi visto che a oggi non abbiamo fatto neanche il tampone; poi la rivalutazione è in quello che ho detto prima, servono stipendi adeguati alle competenze reali degli Infermieri, non elemosine del momento; ovviamente questi soldi non devono andare a tutti; ci sono tanti scansafatiche tra noi Infermieri, molti di questi occupano solo poltrone, si mettono in malattia troppo facilmente, si imboscano e non fanno nulla dalla mattina alla sera; questa gente deve essere individuata e isolata per il bene di tutti, deve essere premiato solo chi lavora e si dà veramente da fare per i nostri assistiti.

Grazie Giuseppe e buon lavoro!

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