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Emergenza Coronavirus. Parla Antonio Trino (presidente OPI di Messina): “ecco come sarà il futuro degli Infermieri dopo il Covid-19”.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai protagonisti e ai responsabili istituzionali dell’Infermieristica Italiana. Oggi intervistiamo Antonio Trino, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Messina e noto dirigente sindacale della CGIL. A lui abbiamo posto 5 domande.

Gli Infermieri italiani sono messi a dura prova dall’emergenza coronavirus. Quasi 9000 sono gli infetti acclarati da Covid-19 e, secondo un nostro calcolo in 35 sono deceduti, senza dimenticare un collega Generico. Quali sono secondo lei i motivi di questi grandi numeri?

A mio parere il motivo di questi grandi numeri è da ricercare nel progressivo “smantellamento” del servizio pubblico. L’improvvisa emergenza ha trovato il nostro SSN impreparato ad affrontare quella che poi è risultata una “guerra”. Non sono le professionalità a mancare in senso qualitativo, bensì sotto l’aspetto quantitativo. Sappiamo tutti che le scelte politiche degli ultimi decenni sono state caratterizzate da tagli ragionieristici generalizzati, incuranti del “buco” che si sarebbe creato. Chiaramente il dato cambia considerevolmente da regione a regione, ma il filo conduttore comune è il taglio. Trattandosi di una guerra, va da se che un esercito numericamente poco corposo, seppur preparato, non riesce a contenere gli attacchi e soccombe.

La Pandemia da Coronavirus in Italia non ha prodotto solo infetti e morti tra gli Infermieri, ma anche “rinunce” alla Professione, ovvero colleghi che hanno deciso di abbandonare o stanno per farlo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. E’ solo paura di infettarsi o la punta dell’iceberg di un malessere diffuso che già covava da tempo?

Ritengo che COVID 19 abbia esasperato gli animi esacerbati da tutte quelle recriminazioni che in questi anni ha visto la professione protagonista nel palesare il proprio malumore. Sappiamo tutti che ormai l’infermiere attraversa un percorso formativo di alto livello, seppur con tante differenze da Università ad Università, a cui non corrisponde un adeguato riconoscimento né in termini economici, né in termini di immagine. Questo malessere, probabilmente, esplode oggi e porta alcuni colleghi ad allontanarsi per disaffezione o alle nuove leve a prendere le distanze perché non c’è corrispondenza fra impegno formativo profuso e riconoscimento effettivo.

Da Bologna il movimento “Infermieri in Ordine” ha lanciato la proposta di congelare le tasse di iscrizione all’OPI chiedendo alla Regione Emilia Romagna e alle Aziende sanitarie di farsene carico. E’ questa una battaglia fatta propria da tutti i sindacati anche prima della Pandemia da Covid-19. Il gruppo bolognese fa presente che tra gli iscritti all’Ordine provinciale ci sono anche tanti colleghi che si sono infettati (in tanti sono in Terapia Intensiva) o che non hanno un lavoro, tra questi tanti liberi professionisti o operatori interinali. Crede che sia una proposta fattibile in un momento storico che potrebbe portare al riconoscimento politico di un finanziamento pubblico degli Enti ordinistici?

Devo ammettere che non conosco l’iniziativa lanciata da questo movimento, ne il movimento stesso (faccio ammenda ma il tempo per adesso non mi consente di seguire tutto), ma conosco la questione che sta alla base. Trovo ragionevole che un professionista che ha l’obbligo dell’esclusività, non debba farsi carico della quota di iscrizione all’Ordine, fermo restando che sono assolutamente convinto dell’obbligatorietà, aggiungendo che sono felice di appartenere ad un ordine che mi rappresenti (non perché oggi sono il Presidente) e che non mi pesa pagare una cifra direi ragionevole a fronte di un traguardo raggiunto ed agognato. Non vedo, tuttavia, il nesso di casualità fra ciò che sta accadendo e la possibilità che le aziende si facciano carico del pagamento cui lei fa riferimento nella domanda. Voglio precisare a me stesso che l’obbligatorietà dell’iscrizione ricade in capo al professionista, che la tassa è dovuta dall’iscritto il quale, essendo in rapporto esclusivo, potrà richiedere il rimborso alla propria azienda. Chiaramente tutto questo potrebbe essere semplificato se il Governo raggiungesse un’intesa con le varie parti per facilitare questo riconoscimento, a prescindere dalla questione COVID 19.

La FNOPI ha avviato una campagna di raccolta fondi a favore della professione infermieristica. Lei come Ente come ha deciso di sostenerla?

La FNOPI ha avviato questa pregevole iniziativa, assumendosi l’onere economico e gestionale. Sicuramente lei è già informato sul funzionamento dell’iniziativa stessa per cui non mi dilungo. Sicuramente le dico che darò il mio sostegno personale di infermiere, secondo le modalità previste, mi farò promotore nelle mie realtà, ivi compreso nella qualità di Presidente. In questo caso, non appena sarà possibile, porterò la questione in seno al consiglio per valutare e deliberare il nostro impegno come OPI Messina. Lei sa che per adesso sono vietate riunioni per direttiva ministeriale per cui abbiamo avuto qualche difficoltà a riunirci in videoconferenza, che stiamo affrontando e che a breve saremo pronti avendo risolto quasi tutte le problematiche.

Come dicevamo l’emergenza sta cambiando dal profondo la professione, che comunque ha risposto bene e con estrema professionalità alla Pandemia. Come cambieranno secondo lei gli Infermieri nel prossimo futuro? Ci sarà anche per noi una Fase 2 della rinascita?

Guardi io sono un convinto assertore del concetto che per cambiare la professione, si debba partire dal cambiamento del singolo professionista. Fino ad oggi, purtroppo, ho visto una professione “mesta”, poco avvezza a reclamare e lottare per i propri diritti e riconoscimenti. Sono altrettanto convinto che gli infermieri siano già pronti e come dice lei lo stanno dimostrando, pur fra mille difficoltà organizzative. Non sono campanilista nel sostenere che gli infermieri siamo il valore aggiunto del SSN. Per me la fase 2 è la fase del coraggio di osare a chiedere nelle “stanze dei bottoni”, laddove, cioè, vengono prese le scelte politiche. Noi infermieri siamo un esercito ed abbiamo saputo affrontare il nemico COVID 19 sul campo rimanendo uniti. Adesso questa ritrovata unione dobbiamo saperla usare per portare la nostra voce laddove ha un senso. Metaforicamente, concludo questa intervista facendole io una domanda: se come esercito stiamo tenendo testa a COVID 19, lei non crede che sapremmo affrontare altre battaglie per il riconoscimento di quanto dovuto? La mia risposta è scontata!

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