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Emergenza Coronavirus. Emanuela L’Abbate, Infermiera pugliese in Germania: “ecco come affrontiamo qui in Rianimazione il COVID-19”.

Emanuela L’Abbate l’ho conosciuta a Rimini, abbiamo studiato Infermieristica nello stesso Polo universitario. Siamo amici ormai da una vita, era ancora studente quando già si vedeva che stava per diventare una vera professionista nel campo dell’assistenza. Ora lo è, non in Italia, ma in Germania, ad Hannover, nel Nord del mondo. Dopo una breve esperienza in Inghilterra ha deciso di provare la carriera in terra tedesca ed ora è una delle più affermati operatrici sanitarie in Terapia Intensiva.

Lei è pugliese di Castellana Grotte, ha 36 anni, è iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bari è nel pieno della sua carriera all’estero e non ha voglia di venire a lavorare in Italia, perché in terra tedesca si trova bene. Ha dovuto imparare prima l’Inglese, poi il Tedesco ed ora parla due lingue straniere.

Nel suo reparto ci sono diversi COVID-19 positivi. L’ho voluta ascoltare, anche per capire come ci si muove in campo assistenziale con i pazienti affetti da Coronavirus.

Emanuela L'Abbate lavora in Terapia Intensiva ad Hannover (Germania), vive con il suo gatto e in questo periodo trascorre le sue ore tra casa e lavoro.
Emanuela L’Abbate lavora in Terapia Intensiva ad Hannover (Germania), vive con il suo gatto e in questo periodo trascorre le sue ore tra casa e lavoro.

L’intervista.

A lei abbiamo posto 5 domande. Scopriamo assieme come/cosa ci ha risposto.

Emanuela L'Abbate ha 36 anni, è Infermiera, e combatte il COVID-19 ad Hannover, in Germania.
Emanuela L’Abbate ha 36 anni, è Infermiera, e combatte il COVID-19 ad Hannover, in Germania.

Sei tra le tante Infermiere che ha scelto di vivere in Germania. Di dove sei originaria e dove lavori?

Vivo e lavoro ad Hannover (Germania) e lavoro nell’ambito Klinikum Region Hannover (KRH Siloah). Presto la mia opera presso la Terapia Intensiva.

Come stai vivendo e come stanno vivendo gli Infermieri l’emergenza coronavirus in Germania?

Inizialmente era poco avvertita, oggi l’emergenza si respira di più, la gente ha paura, per strada non si vede tanta gente e i controlli da parte delle forze dell’ordine sono più frequenti. Tra Infermieri ne parliamo tanto e riportiamo quello che accade nelle rispettive città o Paesi di provenienza. Io la vivo bene questa situazione. La mia unica preoccupazione è la mia famiglia in Italia. Qui non ho paura di andare a lavoro perché mi piace essere in prima linea, la cosa che mi manca è poter vedere i miei amici, fare musica con loro e i impegnarmi nei miei hobby; amo viaggiare, sarei dovuta scendere in Italia a marzo dai miei che non vedo da agosto scorso, ma non è stato possibile per le cose che sappiamo. A lavoro l’atmosfera cambia ogni giorno. Ogni giorno ci sono novità e cambiamenti, bisogna adattarsi velocemente alle nuove disposizioni che ci vengono comunicate però puntualmente. Tra i capi e alcuni colleghi si percepisci la tensione, ma penso sia normale visto che un po’ tutti stiamo affrontando una pandemia cosi massiccia e per la prima volta.

Nel tuo reparto vi forniscono tutti i Dispositivi di Protezione Individuale necessari per difendervi dal Coronavirus?

Da me la terapia intensiva è divisa in settori: la weaning, la 3/4 pneumologia e cardiologia e 1/2 sono le chirurgiche. Abbiamo i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ma sono centellinati; per cui utilizziamo una mascherina per tutto il turno, idem per gli occhiali. Da qualche giorno è obbligatorio restare tutto il tempo in servizio con la mascherina chirugica, ma quando entriamo nella stanze dei degenti indossiamo la FFP2 con il nostro nome; la utilizziamo per tutto il turno. Inoltre abbiamo le cuffiette per capelli monouso, guanti, camici, ma a differenza delle foto che vedo dall’italia qui non usiamo i calzari.

Che sensazione hai a pelle: i Tedeschi hanno capito che l’emergenza è reale?

A questa domanda non saprei rispondere perché seguo soprattutto quello che accade in Italia, seguo meno ciò che accade in Germania. Vedo, però, che ci sono enormi differenze che non riesco a spiegarmi, sembra che qui si avverta meno il pericolo. A lavoro al momento soltanto un’area della Terapia Intensiva è diventata Covid-19 e ancora non abbiamo moltissimi casi. La frase che si sente tuttavia di continuo è sempre la stessa: ‘ecco adesso arriverà l’ondata’, come se stessimo in attesa del peggio, anche perché tutti seguono quello che accade nel Mondo; in giro, anche se meno, c’è sempre gente, anche genitori a passeggio con i bambini, nonostante la serrata scuole e asili; le metropolitane sono comunque piene di cittadini, persone che non sempre sono in giro per fare spesa, ma per passeggiare; qualche giorno fa c’è stato il momento dell’assalto ai negozi; mi viene da ridere, ma la prima cosa finita sugli scaffali è stata la carta igienica. Ultimamente si respira un momento di quiete, ieri per esempio sono stata in un negozio e c’era pochissima gente; c’è chi ha paura e resta a casa. Tutti i miei amici italiani, così come me, fanno solo casa-lavoro e viceversa. Seguiamo le indicazioni del Governo Conte e non della Merkel.

Cosa vuoi dire ai tuoi cari, agli amici e ai colleghi che sono in Italia?

A me l’Italia manca moltissimo. Fin dall’inizio di questa emergenza ho sempre un pallino per la testa: tornare nel mio Paese per dare una mano ai miei colleghi e ai pazienti nella guerra al Coronavirus. E’ un momento molto difficile per la nostra nazione. Ora c’è bisogno di me anche qui in Germania. Cerco di restare positiva sperando che tutto possa finire al più presto e quando questo succederà prometto di abbracciare tutti i miei amici e parenti, fino a soffocarli.

Grazie Emanuela e in bocca al lupo per tutto. Ti aspettiamo in Italia!

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