Pubblicità

Coronavirus: Matteo Biffoni, sindaco di Prato divenuto virale per il suo modo di comunicare con i propri cittadini, lancia un avvertimento “Il senso civico sarà sempre più efficace rispetto ai controlli”.

Matteo Biffoni, sindaco di Prato ormai conosciuto in tutta Italia per le sue dirette social, è anche un primo cittadino molto amato dai suoi elettori. La sua città, caratterizzata da una forte comunità cinese, ha stupito l’Italia e l’Europa per i numeri della sua emergenza.

L’abbiamo intervistato anche per comprendere le difficoltà che incontra un sindaco nel suo ruolo di autorità sanitaria, in uno stato di inaudita emergenza come questa epidemia.

Sindaco Biffoni la sua attività di confronto con i suoi cittadini rispetto il Covid-19 e le misure decretate l’hanno resa protagonista sul web. Quali sono i messaggi che da sindaco reputa indispensabili nell’educazione alla lotta al virus?

Da sindaco non ho la competenza per indicare quali sono le soluzioni per l lotta al virus, ma tutti ci dobbiamo fidare delle indicazioni che ci sanno gli esperti, i medici, i virologi, gli scienziati, nella consapevolezza che questa pandemia non ha precedenti e che quindi non esistono ricette precostituite. Come sempre, e in questo caso più che mai, è fondamentale la responsabilità di ciascuno. Nessun controllo sarà mai sufficientemente efficace quando il senso civico dei cittadini.

A epidemia ancora non arrivata, in molti scommettevano che Prato sarebbe stata un importante focolaio. Come commenta la solerzia dei suoi cittadini rispetto al rispetto delle norme?

Devo dire che nella fase 1 i miei cittadini si sono dimostrati assolutamente attenti: distanziamento sociale, uso delle mascherine, rispetto del lockdown. Siamo stati molto stringenti con le regole che ci siamo dati, avevamo davanti anche la testimonianza e l’esempio della comunità cinese che rientrando dalla Cina dopo il Capodanno si era messa da subito in autoquarantena, ma soprattutto l’attenzione da parte delle strutture medico sanitarie è stata da subito altissima.

Questa epidemia ha visto diverse istituzioni ricorrere alla comunicazione via social. Dalla Protezione Civile alla Presidenza del Consiglio, fino alle Regioni e ai comuni. Cosa pensa riguardo le potenzialità di una comunicazione ufficiale che svincola dalle classiche modalità?

In questa occasione in cui era impossibile il contatto fisico, la tecnologia è stata fondamentale. Abbiamo utilizzato tutti i canali di informazione ai cittadini, dai media alle telefonate, e anche l’uso dei social network ha avuto un ruolo essenziale. Senza mai dimenticare, quando tutto sarà terminato, che i social sono una parte della comunicazione: deve restare il contatto interpersonale diretto, il confronto nelle piazze e per le strade, la stretta di mano. Quando tutto questo potrà essere possibile tornerò a farlo.

Un’ultima domanda, se permette un pò più intima: quanto è stato difficile in questo momento così grave far prevalere la responsabilità di autorità sanitaria rispetto alle altre funzioni di sindaco?

Credo che non abbia mai prevalso una parte sull’altra. Un sindaco è tale anche durante un’emergenza sanitaria e mentre si preoccupa di far sì che la propria comunità recepisca tutte le indicazioni utili per limitare il contagio, dall’altra pensa a come non lasciare indietro nessuno, al supporto economico, sociale, dalle famiglie alle imprese, dal mondo della scuola agli anziani. Adesso abbiamo davanti una sfida ancora più difficile: ripartire, rivedere i tempi e gli spazi della nostra città, capire come poter arrivare a tutto e tutti consapevoli che le risorse non sono infinite, che è fondamentale e urgente l’apporto di risorse nazionali ed europee; il tutto sempre tenendo presente che il Coronavirus non è sparito da un giorno all’altro, ma che ogni nostra azione deve sempre tenere conto della tutela della salute.