CGIL Vicina agli oss
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OSS: rilancio per il futuro del profilo tra formazione e nuove competenze. Intervista ad Alessio Branciamore, CGIL Toscana.

La categoria OSS è in forte fermento per l’avvicinarsi di un futuro possibile che li possa valorizzare. Nella sua visione complessiva del sistema sanitario, quanto reputa necessaria l’espansione del ruolo verso nuove competenze?

L’evoluzione professionale sia in termini culturali, sia in termini tecnici, che trasversalmente interessa tutte le professioni sanitarie, non può vedere estromessa la figura degli OSS.

Rimanere ancorati ad una impostazione ventennale del ruolo mentre il mondo circostante si rinnova, rischia di marginalizzare la figura e di relegarla in un autoisolamento che dal punto di vista professionale diventa impoverimento delle conoscenze, con le conseguenze che ben possiamo immaginare, sia in termini occupazionali, sia in termini di capacità di fare sistema.

In sostanza, sviluppare competenze aumenta il potere contrattuale, oltre che l’autostima del lavoratore ed inoltre aggiunge valore alle risposte relative ai bisogni di salute dei cittadini.

Si parla di uniformare il sistema di formazione, ad oggi molto frammentato, e di imporre il requisito minimo del diploma. Reputa che la categoria si possa considerare matura per alzare l’asticella e proporsi nei luoghi di lavoro con alle spalle una formazione parauniversitaria?

Coerentemente a quanto affermato poco fa, ci troviamo a dover affrontare una realtà che al di là di qualsiasi volontà diretta è in evoluzione.

Pensare di operare insieme a professionisti sanitari provenienti da percorsi accademici e che hanno potenzialità di sviluppo fino al dottorato di ricerca, rivendicando la possibilità di accedere al mondo dell’assistenza con titoli di studio non compatibili con l’evoluzione della conoscenza, non rafforza una professione, semmai ne determina l’estromissione.

E’ chiaro che nell’introdurre le nuove regole non possiamo e non vogliamo dimenticare tutte e tutti coloro i quali svolgono ad oggi in modo ineccepibile i loro doveri e che hanno contribuito allo sviluppo della figura. Per questo, come sempre abbiamo fatto, siamo per innovare ma anche per garantire professionalità, lavoro e sviluppo di carriera di tutte e tutti.

Quindi la risposta è si, pensiamo sia necessario “alzare l’asticella”, fissando bene il concetto di garanzie per tutte/i.

Autonomia è una parola lontana dall’attuale profilo, seppur molto reclamata dai lavoratori. Cosa ne pensa a riguardo?

Ciò che abbiamo in mente per tutti gli operatori sanitari è un concetto semplice: dobbiamo arrivare ad avere un sistema in cui tutte le professioni interagiscano tra loro non come un sistema seriale, ma come un sistema parallelo.

In altre parole, cercando una semplificazione visiva dell’idea: non pensiamo che debba valere il concetto della graduazione dell’importanza della figura, per cui su una ideale retta abbiamo chi fa da 1 a 4, chi da 5 a 10, chi da 11 a 15 e via dicendo, introducendo un concetto di “prestigio collocazionale”  quanto quello della collaborazione nel rispetto delle specificità e responsabilità: tutti per le loro responsabilità e competenze fanno da 1 a 10 in un sistema di rette convergenti dove il cittadino è il punto di congiunzione.  Questo ci permetterebbe di garantire autonomia e dignità professionale a tutte e tutti i lavoratori del mondo della sanità, senza conflitti e senza competizione o astio professionale.

Ancora una volta ribadiamo che più una figura è preparata, più viene riconosciuta la propria importanza di sistema, e conseguentemente, più ne viene garantita l’autonomia.

Rispetto alla Sanità Privata, cosa si sente di dire agli OSS del settore privatistico che hanno paura di non vedere recepito il nuovo contratto, dopo i dietro front di Aris?

Quello che sta accadendo con il rinnovo del CCNL della sanità privata è inaudito.

Dopo 14 anni di blocco del rinnovo del contratto per colpa delle parti datoriali finalmente, a Luglio, avevamo sottoscritto la preintesa che dopo esser stata validata dalle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori doveva vedere la firma definitiva. Firma che non è avvenuta per l’indisponibilità di ARIS e AIOP.

Una vera vergogna.

Queste controparti si sono dimostrate inaffidabili. Per questo in queste settimane in tutto il Paese stiamo organizzando mobilitazioni che ci porteranno ad uno sciopero nazionale del settore. Quello che sta accadendo è ancora più grave perché avviene con datori di lavoro che si definiscono privati ma che in realtà vivono grazie al finanziamento pubblico, un settore che non ha rischio di impresa e forti margini di profitto.

Inoltre ricordiamo che buona parte delle risorse per il rinnovo del contratto provengono da un aumento delle risorse messe a disposizione dalle Regioni.

Per questo abbiamo chiesto l’intervento delle Istituzioni per porre fine a questa vergogna. Alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità privata diciamo che non ci fermeremo perché nei loro confronti serve rispetto.