Mohammad: infermiere in fuga dall’Africa e rifugiato in Italia!

Mohammad, uno di milioni in fuga dall'Africa
Mohammad, uno di milioni in fuga dall'Africa

Il suo nome è Mohammad Okigbo ed è un infermiere nigeriano. Per incontrarlo siamo andati in un CAS, Centro di Accoglienza Straordinario. Esatto, perchè Mohammad è uno dei migliaia di migranti che sono scappati dall’Africa. Ecco la storia di un viaggio impossibile, raccontato direttamente da un collega.

Parliamo tutti di immigrazione, di fughe dal continente nero, di accoglienza e di sbarchi. Ma cosa vuol dire vivere tutto questo in prima persona?

Assocarenews.it è entrato in uno dei centinaia di Centri Accoglienza nel territorio italiano per parlare con un collega fuggito dalla povertà, dalla fame e dalla carenza di presente e mancanza di futuro. 

Mohammad Okigbo è un uomo nigeriano di 38 anni, padre di due bambini piccoli, anch’essi in Italia con la madre. Nel centro gli altri rifugiati lo chiamano dottore ma in realtà lui era infermiere presso un ospedale di fortuna presso il suo villaggio. Un posto incantevole, ci dice, al limite della grande foresta. Per 10 anni ha affiancato il medico del villaggio, che capiamo essere il più grande della zona. La loro attività era di tipo ambulatoriale al mattino e domiciliare al pomeriggio, con giorni prestabiliti dove si recavano in differenti villaggi fino a due ore di distanza da loro. 

In pratica lui ed il medico rappresentavano l’unico accenno di Servizio Sanitario nel raggio di cento km.

Proprio per dare sicurezze ai propri figli ha deciso di lasciare un buon lavoro ed il suo paese, alla ricerca di fortuna in Europa. Così nel Novembre 2017 decise di fuggire assieme alla moglie e ai suoi tre figli di 9 mesi, 2 anni e 3 anni.

Il primo viaggio è fino ad Agadez, nel confinante stato del Niger: una delle città chiave nella migrazione attraverso il Sahara, raduno affollatissimo di persone in fuga da guerra, fame e malattie. Agadez, ci racconta, è una sorta di imbuto e per milioni e milioni di persone rappresenta l’unica via per arrivare alle coste del mediterraneo.

Si radunano in città centinaia di criminali che si fanno pagare per condurre i migranti attraverso il deserto, offrendo anche loro protezione militare. Infatti nella stessa Agadez esiste un mercato dove vendono oggetti provenienti da tutta l’Africa sub-sahariana: sono i beni personali delle centinaia di migranti che vengono rapinati e uccisi ancor prima di lasciare il Niger, proprio all’inizio del viaggio

Grazie anche alla generosità del medico con cui lavorava, Mohammad ha potuto pagarsi una guida fino alla Tunisia, iniziando così la seconda parte del viaggio.

La traversata è durata 9 settimane. Procedevano a piedi, scortati da alcune jeep. Un gruppo di 60/70 persone per le quali però non esisteva nessun riguardo o garanzia: non esistevano appelli e riprove numeriche di quanti ripartivano dalla notte e dalle soste. Durante la traversata viaggiavano di notte e riposavano di giorno, sotto teli stesi.

L’acqua era razionata ma mediamente sufficiente, ci racconta, ma gli stenti, le temperature e le insidie hanno generato diverse vittime. Tra le quali il suo figlio di 9 mesi, che non ce l’ha fatta.

Arrivati in un porto secondario della Tunisia, la traversata. Altri soldi, altre fatiche, altra paura dell’assoluta non garanzia. E oltretutto la separazione, perchè il primo mezzo disponibile aveva posto solo per la moglie ed i figli.

Lui ci dice di aver raggiunto la costa siciliana soltanto 12 giorni dopo i suoi cari. Scortati dalla guardia costiera.

Un viaggio lungo tre mesi ma finalmente ce l’avevano fatta. 

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