Tagliare gli incentivi per permettere assunzioni: quanto è giusto?

Fa letteralmente scalpore la notizia per la quale in Regione Lombardia si è arrivati ad un accordo per il taglio degli incentivi a favore di 250 nuove assunzioni. Può essere giusto? E’ questa la sanità che vogliamo?

16 milioni di euro raccolti tagliando gli incentivi di migliaia di professionisti sanitari hanno portato all’assunzione di 250 nuove leve che hanno permesso di rimpolpare le risorse del personale delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali lombarde. 

La notizia, meglio dettagliata a questo link, lascia perplessi e genera dibattito, sopratutto rispetto il piano sociale della questione. L’atto di solidarietà non si discute nella bontà della sua azione, ma quanta giustizia sociale esiste nello scegliere di tagliare fondi destinati ai lavoratori per permettere l’ingresso nella sanità pubblica a 250 colleghi in cerca di un posto fisso?

Un fatto è certo: per queste 250 famiglie questa soluzione ha un impatto che cambia radicalmente la situazione lavorativa ed economica del nucleo familiare: sia nel caso che si risolva una situazione di disoccupazione, sia che si risolva una situazione di precariato e sia che si risolta una situazione di riavvicinamento lavorativo a casa.

Però occorre ragionare sulla logica che sostiene questo spostamento di fondi. Perchè di spostamento si parla: nessun lavoratore ha tirato fuori un euro dalle sue tasche ma semplicemente si è deciso di non ridividere dei fondi per destinarli ad altro obiettivo.

Già come proposta (da qualunque persona, ente e parte sia arrivata) potrebbe essere degna di un film a regia mista: Dario Argento e Mel Brooks, rispettivamente maestri dell’horror e del demenziale. Non ci vorranno mica venire a dire che non si trovavano 16 milioni in un bilancio di miliardi di euro?

Nel caso dei dipendenti della sanità pubblica tutto questo tocca ancora una volta una vecchia ferita mai risarcita che ancora ogni tanto torna a bruciare, ovvero l’incoerente rapporto che intercorre tra la necessarietà dei professionisti sanitari e il riconoscimento economico a loro attribuito e retribuito.

Gli infermieri ci devono essere, gli oss ci devono essere, i fisioterapisti, i tsrm, i logopedisti, i tecnici, gli assistenti sociali e tutti gli altri. Tutti necessari ma nessuno appagato economicamente. Come chi ordina dall’antipasto al dolce e vuole pagare come un menu bambini. Qualcosa non torna.

Questa scelta lombarda riprende molto questo filone di processo logico: meglio essere in più e rinunciare agli incentivi meritati che ricevere i giusti incentivi ed essere di meno.

Siamo di più ma la nostra professionalità viene quantificata ancora troppo poco.

E’ questa la valorizzazione del lavoratore? E’ questo a cui vogliamo ambire per il futuro?

Quindi mi ripeto: quanta giustizia sociale esiste in questa scelta?

Aggiungi un posto a tavola che c’è un collega in più. Mangeremo giusto il minimo ma almeno staremo allegri.

Sperando che in ufficio postale accettino le risate come saldo per le bollette.

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