Le 5 cose che ci lascia questo Congresso degli Infermieri

Il Congresso degli Infermieri ci ha lasciato qualcosa di realmente importante
Il Congresso degli Infermieri ci ha lasciato qualcosa di realmente importante

Giunte al termine le tre giornate congressuali è giusto fare un bilancio su cosa è effettivamente valso questo appuntamento che ha catalizzato l’attenzione dell’Italia infermieristica: cosa ci lascia questo Congresso Nazionale degli Infermieri?

Parliamoci chiaro: gli elementi che rendevano questo Congresso particolare ed inedito non erano pochi. Primo fra tutti l’essere il primo congresso dell’Ordine degli Infermieri (FNOPI).

E mentre noi, migliaia di infermieri Italiani, salivamo sulle nostre auto, su treni e qualcuno sull’aereo, le aspettative affollavano le nostre menti. E, ammettiamocelo, anche i nostri cuori.

Passate queste giornate congressuali è tempo di riflessione e analisi scevra da sentimenti, emozioni e simpatie.

1 – Confronto

La prima cosa che ci lascia questo Congresso è sicuramente un’effettiva diffusione di un confronto attivo, reale. E parliamo di un confronto osservabile, palpabile e non soltanto percepibile. E badate bene che questo confronto si è ambientato tanto sul palco quanto nei corridoi, si è tinto di posizioni a volte diverse, ma mirate a trovare una sintesi comune. Un’occasione per tutta la famiglia professionale che stavolta non è stata disattesa.

2 – Partecipazione

La partecipazione è stata trasversale: neolaureati, infermieri specialisti, infermieri esperti, gli Ordini, le Associazioni infermieristiche, la Ricerca, l’infermieristica Universitaria, la Stampa infermieristica, i sindacati, il pubblico e il privato. Tutti presenti e fino a qui era ovvio. Ma come tutti gli stati di presenza, la differenza la fa la qualità della presenza. Questo Congresso ha riunito persone da tutta Italia, dal dirigente all’infermiere di reparto fino allo studente non ancora abilitato. Tutti con un denominatore comune che si è sentito e visto: essere colleghi. E’ questo il tipo di presenza che ci rende una famiglia, prima ancora che un Ordine.

3 – Orgoglio

Durante questi tre giorni si è visto tutto l’orgoglio dell’essere infermieri. A cominciare dall’immediata presa di posizione della presidente Barbara Mangiacavalli, supportata dai fischi della platea all’indirizzo del presidente Inail (che ha parlato di mansionario). Passando per i sentiti applausi alle parole dei colleghi ogni qualvolta si manifestava la fierezza della nostra professione. Questo aspetto è fondamentale nell’ottica di una famiglia professionale che vive difficoltà e l’onere di sfide già nel prossimo futuro. L’orgoglio d’appartenenza ci permetterà di affrontarle tutte.

4 – Valore scientifico

Questo congresso ha lasciato anche un’importante riflessione sulla nostra dimensione scientifica: parliamo dell’Italia infermieristica che produce ricerca. E se i fondi destinati da enti e amministrazioni sono sempre minimi o inesistenti, la produzione scientifica infermieristica brilla. Lo dimostrano sia gli interventi della seconda giornata congressuale sia l’esibizione di oltre 300 posters. Oltre i numeri, oltre le elaborazioni di dati, oltre le buone pratiche e le raccomandazioni. Chi ha saputo leggere oltre tutto questo ha trovato, evidente al limite dell’eclatante, quanto di scientifico portiamo in dote e sappiamo condividere con il sistema Sanità, per i cittadini.

5 – Un Congresso fatto da “noi”. Infermieri con gli infermieri.

Questo congresso ha rappresentato una vera e propria festa per tutti gli infermieri italiani. Una festa a cui tutti erano invitati e sono stati coinvolti ma che ha avuto come matrice naturale l’Infermiere. Un Congresso fatto da infermieri per gli infermieri. L’organizzazione ha saputo molto bene comunicare questo anche attraverso la scelta di premiare i talenti infermieristici e dare forza all’immagine della nostra identità. Per ottenere questo sono stati selezionati perfino gli artisti degli spettacoli rispettando la natura infermieristica (Sia il maestro d’orchestra Filippo Martelli che il comico Giacomo Poretti sono o sono stati infermieri).

L’effetto complessivo ammesso da molti è stato quello di un incontro in cui ognuno ha portato qualcosa di suo da condividere. La forza di questa famiglia professionale è emersa e forse aspetta soltanto una presa di coscienza da parte di tutti noi, che ogni giorno combattiamo le nostre battaglie e viviamo di piccole soddisfazioni che talvolta compaiono tra le righe. Oggi come ieri, noi infermieri continueremo a portarle avanti e a tenere in piedi questo Sistema Sanitario Nazionale ma con una nuova consapevolezza, utile per il domani: gli infermieri riescono a unirsi.

E se casa è dove il cuore riposa, questo intimo ma timido principio di sentimento di calore ci parla chiaro, schietto come un bicchiere di vino: stiamo trovando una casa tutta nostra

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