Infermieri Liberi Professionisti vessati, Escort strapagate ed ENPAPI: quando lo schifo non ha limiti!

Infermieri Liberi Professionisti vessati, Escort strapagate ed ENPAPI: quando lo schifo non ha limiti!

Siamo rimasti basiti per tanto sfacelo. Da una parte si strozza gli iscritti con recupero crediti al limite della legalità, dall’altra si sperpera i soldi dell’Ente per meri godimenti fisici.

Non ci sono parole per giustificare o descrivere quanto sta trapelando dall’inchiesta della Magistratura romana sigli ex-vertici della Cassa previdenziale degli Infermieri Liberi Professionisti (ENPAPI). Dopo gli arresti e successiva scarcerazione di presidente e direttore dell’Ente, ovvero di Mario Schiavon e di Marco Bernardini, e di altri consulenti e collaboratori esterni alla struttura, ora arriva l’ennesi scandalo, questa volta a luci rosse. Escort, cene di lutto in locali blasonati e costosissime escort. Da una parte spendevano e cercavano di espandersi, dall’altra vessavano i liberi professionisti con esose gabelle di recupero crediti al limite dello strozzinaggio.

Recupero crediti al limite dell’usura, mentre i vertici andavano a prostitute.

Per il recupero dei fondi non incassati dall’Ente dagli Infermieri l’ENPAPI aveva affidato incarichi a studi legali di varie parti d’Italia. Il compito di questi avvocati era ed è quello di spillare il più possibile da chi non pagava (e non può pagare), facendo lievitare i soldi dovuti quasi alle stelle. Facciamo un esempio: chi non riusciva a versare per vari motivi (soprattutto per la crisi che ha colpito il settore della libera professione) i contributi dovuti veniva e viene praticamente inondato di PEC, ingiunzioni di pagamento, telefonate e ogni mezzo possibile di coercizione.

La ridicola rateizzazione di somme troppe esagerate.

Gli stessi legali, su indicazione dell’Ente, proponevano e propongono rateizzazioni fino a 120 mesi di somme che dapprima erano e sono piccole, poi lievitavano e lievitano anche del 200%. Facciamo un esempio: chi ha uno scoperto sui contributi di circa 4000 euro si è visto recapitare ingiunzioni di pagamento per oltre 20.000 euro (dipende anche dai tempi dello scoperto). Soldi in più che andavano e vanno prevalentemente a questi studi legali, molti dei quali oggi finiti nel calderone dell’inchiesta.

I vertici dell’Ente tutti i giorni tendevano la mano agli Infermieri Liberi Professionisti, ma…

Riguardando a ritroso i vecchi comunicati dell’ENTE si denota che tutti sembrano a favore degli iscritti che venivano invitati a non preoccuparsi e a restituire comodamente a rate fino a 10 anni per 12 mensilità annue le somme dovute. A chi chiamava dicendo che non poteva pagare veniva chiesto di rivolgersi a delle finanziarie o a delle banche chiedendo un prestito. Di fatto il credito aumentata così a dismisura. Oltre, per esempio, alle 4000 euro richieste più more e spese legali (fino ad oltre 20.000 euro) gli Infermieri incappati nei mancati pagamenti dovevano sborsare gli interessi per il prestito bancario o stipulato in finanziaria. Va da se immaginare che quei 4000 euro diventavano alla fine dei 10 anni circa 30.000. In pratica un mutuo e per pagare cosa? Delle escort? Cene di lusso? Partire di calcio? Viaggi e trasferte dai costi stellari? E’ una vergogna!

Ha fatto bene la FNOPI ad annunciare la costituzione quale parte civile.

Come giornale da tempo ci stiamo occupando dello scandalo e oggi ci diciamo soddisfatti della decisione della FNOPI di costituirsi parte civile nei confronti di chi si è reso reo di questi presunti reati e ha Leto l’immagine della Professione Infermieristica in ogni dove. AssoCareNews.it chiede anche al commissario dell’ENPAPI Eugenio D’Amico di bloccare gli incarichi agli studi legali di cui sopra e di verificare se in qualche modo siano motivo di ulteriori abusi. La sensazione è che da una parte si usava lo strozzinaggio nei confronti degli iscritti, dall’altra si sperperava i soldi di chi pagava i contributi previdenziali o provavo a farlo a gran fatica.

Al commissario D’Amico chiediamo lumi su due strane consulenze.

Siamo rimasti basiti da questo ennesimo filone delle indagini, ma siamo convinti che ancora si deve scavare. Per esempio a D’Amico, così come abbiamo chiesto in passato ai vertici provvisori dell’Ente dopo l’arresto di Schiavon e Bernardini, chiediamo di sapere quanto sono costati gli accordi con due noti quotidiani sanitari (uno molto marginale), di cui uno di proprietà di una multinazionale francese, la cui documentazione è nelle mani degli inquirenti e che presto potrebbe dar vita ad un ulteriore filone investigativo. Perché spendere per avere al proprio servizio quella che fino ad un anno fa era la principale testata italiana di settore, soprattutto dopo ripetuti attacchi mediatici da parte di quest’ultima?

Continueremo ad occuparci dell’intera vicenda e ci fermeremo solo quando tutto verrà chiarito. I soldi dell’ENTE sono degli iscritti o non di chi li disfa a suo piacimento. Con questo non vogliamo condannare a priori Schiavon e Bernardini, che hanno il diritto di difendersi e di dimostrare la loro innocenza.

Chi vivrà vedrà!

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