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Infermieri: il mansionario esiste ancora e ci sta uccidendo!

Infermieri: il mansionario esiste ancora e ci sta uccidendo!

A oltre vent’anni dall’abbandono del mansionario, gli infermieri si trovano ugualmente ancorati a decine di mansioni che ingiustamente gli vengono rifilate: una realtà condivisa e diffusa nei reparti di tutta Italia.

Le braci del falò pubblico dei mansionari cartacei sono morte senza appello.

Nonostante questo ogni giorno ci ritroviamo a fare i conti con mansioni alle quali siamo tacitamente obbligati.

I fattori che ci portano a questo sono sempre di natura organizzativa e possono dividersi tra sottonumero del personale e ritmi di lavoro troppo pretenziosi. Per dirla come si magna, spesso si fanno nozze coi fichi secchi.

Del resto manca personale di supporto, quindi la scelta ricade sempre su di una sottile domandina innocente: quanti di noi hanno così poca coscienza da lasciare un paziente sporco o digiuno?

Se non lo fa l’infermiere non lo farà nessuno o verrà fatto senza nessuna cura per mancanza di tempo. Ma questo giochino di ricatto morale è oltremodo miope.

Già, perchè al contempo mancano anche gli infermieri. E non si sa per quale motivo, il bisogno “acuto” dell’igiene scavalca senza pietà il bisogno “cronico” di un’assistenza infermieristica che abbia il tempo di valutare, pianificare decentemente e rivalutare, per esempio.

Continuando sul piano di quest’unico esempio tra tanti, come conseguenza diretta ci troviamo decine di valutazioni all’ingresso mai aggiornate o aggiornate superficialmente.

A fine giornata, però, tutti avranno avuto il pannolone cambiato e l’Azienda avrà risparmiato sul personale.

Domani avremo UdP, denutrizioni, rallentamenti nella ripresa dell’autonomia o qualsiasi altra complicanza negativa. Ma questa è tutta qualità che dall’organizzazione è evidentemente ritenuta futile. E si parla di atti “fisici”, di quelli “relazionali” nemmeno si riescono a immaginare.

Altro discorso riguarda i ritmi del lavoro. Abbiamo piani di lavoro che prevedono troppo spesso il tempo minimo per condurre un turno regolare. L’emergenza non viene quasi mai conteggiata come possibilità e i ritardi costringono a correre per recuperare.

Basta un programma al pc che non si apre e siamo costretti ad accelerare tutte le prestazioni. E indovinate un pò qual’è il migliore compagno di questo modo di lavorare?

Esatto, il rischio clinico.

Per sè, per il paziente, per i colleghi. Per tutti. Ma è anch’esso tutto programmato. Tanto in tribunale ci andiamo noi.

Siamo passati da un mansionario che ci teneva con gli occhi bassi sul carrello ad un carrello troppo ingombro per vedere cosa ci offre il panorama.

L’impellenza di soddisfare un sacrosanto bisogno genera quindi un mansionario de facto, dove se non facciamo noi, non lo farà nessuno. E non abbiamo il tempo di fare altro.

Per moltissimi colleghi in tutta Italia, queste condizioni fanno del loro reparto un vero inferno dove si svolgono soltanto le solite prestazioni all’infinito senza essere protagonisti dell’assistenza.

E quindi, responsabili soltanto negli oneri; ma questo non è fare l’Infermiere. Vogliamo davvero essere gli operai della sanità?

Dott. Marco Tapinassi

Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.

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