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martedì, Ottobre 19, 2021
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Gli Infermieri non sono eroi. Nell’anno della commemorazione di Nightingale la professione viene sconvolta dal Covid-19.

Catastrofico 2020: era ed è l’anno dedicato agli infermieri, quello che doveva commemorare le gesta di Florence Nightingale. La professione resta cuore pulsante del Sistema Sanitario nel nostro Paese e nel mondo, ma rimarrà per sempre “segnata” dal Covid-19.

A volte li chiamiamo “eroi”, a volte “angeli”. Hanno la mascherina, ma non è quella di Superman. Hanno superpoteri acquisiti con una laurea e in questi giorni hanno le ali ai piedi. Sono gli infermieri: semplici persone a cui si affidano decine di pazienti tra speranza e sgomento. Hanno il viso stanco, marchiato dai dispositivi di protezione indossati per assisterli ed evitare di infettarsi. Quei segni che abbiamo imparato a conoscere sui volti di medici e infermieri cinesi ora non sono più così lontani.

Florence 2020: quest'anno sarà un 12 maggio 2020 differente per gli Infermieri.
Florence 2020: quest’anno sarà un 12 maggio 2020 differente per gli Infermieri.

Sono roba nostra e raccontano la battaglia di un intero Paese messo in ginocchio da un nemico invisibile. Eppure quella dell’infermiere è una professione che non viene tenuta nella giusta considerazione, da molti punti di vista. Questo è un anno celebrativo per il bicentenario della nascita di Florence Nightingale, figura simbolo della professione infermieristica.

Alla piccola Nightingale venne imposto il nome di Florence in omaggio a Firenze, la città che l’aveva vista nascere il 12 maggio del 1820 e dove i facoltosi genitori si trovavano nel corso del loro interminabile viaggio di nozze durato due anni. In perfetta coerenza, la sorellina maggiore, nata l’anno precedente, era stata chiamata Parthenope. Le ragazze crescono in Inghilterra, fra la tenuta di Embley Park dove Flo si sente prigioniera.

All’età di 17 anni “sentì” di essere chiamata a svolgere un compito cristianamente sociale, quello di assistere le persone malate. A 24 anni annuncia alla famiglia che diventerà infermiera. I genitori inizialmente non condivisero la sua decisione, non ritenendo decoroso per una ragazza dell’alta borghesia abbassarsi a fare l’infermiera, una mansione a quel tempo equiparata a quella di vivandiera nell’esercito (all’epoca si sosteneva che le infermiere fossero in gran parte dedite con passione al bere e molte fossero addirittura ex prostitute).

Florence non mollò. Femminista ante litteram, non pensava che il ruolo della donna nella società fosse ristretto alla procreazione e a essere una buona moglie, confinata tra le mura domestiche, sempre acquiescente alla volontà dello sposo. Così cominciò a darsi da fare, dapprima tra la gente del vicinato che abitava nell’area delle paterne tenute poi anche presso le istituzioni di assistenza dei poveri.

Nell’ottobre del 1853 scoppiò la Guerra di Crimea. Il conflitto era tra Turchia, Francia, Gran Bretagna, Regno di Sardegna (per strategia politica di Cavour) da una parte e Russia dall’altra. Florence partì per Scutari, in Turchia, con 38 infermiere da lei stessa istruite dove davanti ai suoi occhi trovò diecimila soldati in condizioni disumane di sporcizia e di abbandono: mancavano tutte le attrezzature, persino l’acqua era razionata, i rifornimenti erano rallentati da regolamenti assurdi, e gli alti ufficiali si disinteressano di truppe divenute inutilizzabili.

Le volontarie venute dalla lontana Inghilterra si diedero immediatamente da fare tra lo scetticismo degli alti gradi militari, ma la situazione ormai compromessa non migliorò in maniera significativa.

In quel girone dantesco, Florence si aggirava anche di notte, armata di una lampada e di infinita buona volontà, per confortare, assistere, incoraggiare, dare speranza. Da qui l’imperituro nome di “Signora della Lampada”.

Rientrò in Patria a guerra finita, portandosi addosso una subdola e a tratti invalidante forma di brucellosi. Era il 7 di agosto del 1856 quando Londra l’accolse come un’eroina.

Venne organizzata una pubblica sottoscrizione a favore della sua opera e fu ricevuta dalla regina Vittoria. Intanto era sorta una fondazione che portava il suo nome, alla quale ella stessa farà seguire una scuola di “addestramento” per infermiere, la Nightingale Training School, la prima del genere.

Ne seguì un ponderoso libro e la fama di Florence divenne internazionale. La professione dell’infermiere è mutata nel corso dei secoli, assumendo diverse sfaccettature e contorni, accrescendo l’importanza che il suo ruolo assume all’interno della società. L’infermiere non è più un mero esecutore di mansioni,ma è un professionista laureato, ha campi propri di attività, di autonomia e di responsabilità e si occupa dell’utente in maniera globale.

Dopo la laurea triennale in Infermieristica, l’infermiere ha la possibilità di seguire una formazione post-laurea che può prendere più direzioni:

  • Master di primo e secondo livello;
  • Laurea Magistrale;
  • Dottorato di ricerca.

La Laurea Magistrale in ambito Infermieristico ed Ostetrico in Italia è una conquista piuttosto recente per la nostra categoria. Essa permette di incrementare le esperienze scientifiche e manageriali e di raggiungere, al termine dei due anni previsti, il livello specialistico di tipo dirigenziale.

È da poco nata la Società Italiana per la Direzione ed il Management delle Professioni Infermieristiche (SIDMI , Ex-CID) che si impegna a garantire cure di qualità su tutto il territorio nazionale ai nostri cittadini e condizioni di lavoro adeguate per i professionisti.

Oggi gli infermieri vengono definiti “eroi”, ma eroi non sono, sono solo professionisti scientificamente, responsabilmente e deontologicamente preparati.

E i cittadini devono saperlo: quella dell’infermiere è una visione del bene collettivo che prevale su quella dell’interesse individuale…

Il racconto, oggi così enfatizzato, dell’eroismo dei professionisti della sanità, domani potrebbe diventare un ricordo, superato da nuovi argomenti, da conflitti, dalla superficialità della comunicazione. Bisogna allora investire per far diventare permanente la percezione sociale del ruolo dell’infermiere, fatta anche del contenuto etico della professione”.

Tutti i colleghi ed il personale sanitario impegnati sul fronte non hanno bisogno di riconoscimento,oggi, ma di fiducia, di appoggio morale e materiale. Facciamo sentire loro la nostra vicinanza.

La realtà non solo parla, in questi giorni urla. La storia ci insegna che dalle pandemie si esce, se ne viene fuori, non sono eterne. Ma stiamo prendendo coscienza che non bisogna dare nulla per scontato:” la vita è un’asta , se qualcuno farà un’offerta più alta della vostra se la porterà via”.

Per fortuna dopo la tempesta c’è sempre la quiete. Ma nella quiete dobbiamo far memoria della tempesta…

Dott.ssa Maria Cristina Piegarihttp://www.assocarenews.it
Maria Cristina Piegari è una Infermiera Magistrale con la passione per la scrittura e la ricerca.
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