Infermieri e violenza in psichiatria: quali rapporti?

L'autrice della tesi: Elena Avanzo
L'autrice della tesi: Elena Avanzo

Le aggressioni fisiche e verbali all’interno dei contesti di cura psichiatrici sono una realtà ampiamente diffusa che coinvolge direttamente i professionisti sanitari.

La dottoressa Elena Avanzo, giovane collega neolaureata, ha voluto analizzare questo fenomeno nella sua tesi di laurea dal titolo “I comportamenti aggressivi e violenti dei pazienti psichiatrici: il ruolo dell’infermiere“.

La collega è stata anche premiata dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo attraverso un premio per valorizzare le migliori tesi dei suoi nuovi iscritti.

Scopriamo assieme gli interessanti contenuti di questa indagine, attraverso le parole della collega autrice della tesi! In fondo all’intervista è possibile visionare l’Abstract.

La violenza verso operatori e professionisti sanitari è tristemente un argomento molto attuale nelle pagine di cronaca. Nella tua tesi hai voluto analizzare il fenomeno contestualizzandolo in un ambiente specifico: la psichiatria. Come hai maturato questa scelta? 

Come ha detto lei, il fenomeno della violenza da parte dei pazienti nei confronti degli operatori sanitari ed in particolare degli infermieri, è un fenomeno molto frequente ed attuale. La cronaca evidenzia soprattutto episodi di violenza fisica e verbale da parte dei pazienti e dai familiari degli stessi, nei confronti degli infermieri del Pronto Soccorso. Pochi, invece, sono gli studi e le ricerche che analizzano tale problematica all’interno del contesto psichiatrico. Nel mio percorso formativo universitario, ho affrontato discipline inerenti alle molteplici patologie psichiatriche e come queste possano favorire l’insorgenza di atteggiamenti e comportamenti violenti. Inoltre, durante il tirocinio all’interno dell’ area psichiatrica, alcuni infermieri hanno testimoniato episodi di violenza fisica e verbale cui hanno assistito o direttamente subito. Molte di queste dichiarazioni, mi hanno da subito colpita in quanto inizialmente non avevo mai pensato potessero essere vissute esperienze così forti all’interno del contesto lavorativo; tutto questo credevo fosse possibile solo nei film. Mi sono, dunque, interessata alla questione ricercando dati ed indagini presenti nella letteratura. Ho maturato, perciò, l’idea di realizzare uno studio mirato nelle realtà di Adria e Trecenta con lo scopo di descrivere, a tal proposito, il contesto locale.

Quali risultati sono stati evidenziati dal tuo studio?

Lo studio da me condotto, ha confermato quello che viene riportato dalla letteratura, ossia quanto il fenomeno della violenza sia sempre più preoccupante. È emerso, infatti, che tutti gli infermieri a cui è stato somministrato il questionario, siano stati vittima o abbiano assistito ad aggressioni fisiche o verbali. Anche le donne sono state vittima di violenza in particolare di tipo verbale, inoltre,è emerso che sono stati aggrediti sia coloro che hanno maggiore esperienza nel campo che coloro che operano in questo contesto da minor tempo. Interessante è stato notare come la maggior parte delle vittime non abbia denunciato l’accaduto, non tanto alle forze dell’ordine, quanto al coordinatore infermieristico nonostante in alcuni casi le conseguenze siano state piuttosto gravi. Dati veramente preoccupanti, sono rappresentati dalla preparazione del personale e dalla presenza di protocolli o procedure specifiche. Si evidenzia, infatti, che la maggior parte del personale riconosce di avere una scarsa preparazione in merito, e non vi siano protocolli o procedure per fronteggiare l’episodio violento nelle unità operative.

A tuo avviso quali potrebbero essere le misure utili a migliorare ed estinguere questo fenomeno?

Eliminare definitivamente,all’interno delle realtà psichiatriche, il fenomeno delle aggressioni fisiche e verbali credo sia pressochè impossibile dal momento che, come dicevo, il comportamento violento è insito in alcuni disturbi mentali. Si può, però, agire sui fattori estrinseci alla persona aggressiva per ridurre al più possibile la probabilità che questo accada. In particolare nelle realtà da me considerate, è senz’altro indispensabile una più adeguata formazione del personale allo scopo di prevenire , prevedere e fronteggiare l’aggressione. L’Azienda dovrebbe, poi, attivarsi per la realizzazione di protocolli e procedure specifiche da poter seguire anche per la tutela della propria e altrui salute. Non avendo documentazioni sulle quali basarsi, si può sicuramente capire le difficoltà a cui possono andare incontro gli infermieri e le altre figure professionali. Infine, se ci fosse una miglior collaborazione da parte degli infermieri nel denunciare l’accaduto, anche se questo fosse minimo, sicuramente ci sarebbe una visione più ampia del fenomeno e probabilmente l’Azienda potrebbe apportare miglioramenti tramite iniziative e proposte innovative.

L’elaborazione di una tesi rappresenta un viaggio che inizia dalla sua ideazione…ma non sempre finisce con la sua discussione! Cosa porterai con te in questo inizio della tua carriera da infermiera?

Il mio percorso di ricerca mi ha indirizzato verso scenari affascinanti dal punto di vista professionale. Personalmente ero già attratta dall’argomento e con la tesi che ho realizzato ho rafforzato l’interesse. Ho capito quanto la ricerca sia importante per lo sviluppo della professione e grazie ad essa si può avere l’ambizione di cambiare le cose in meglio per il paziente e per i professionisti. Porterò con me la consapevolezza dell’importanza di un aggiornamento continuo al fine di essere sempre in grado di collaborare attivamente con tutte le figure professionali che ruotano intorno al paziente.

Qui di seguito l’Abstract della Tesi della giovane collega

Problema oggetto dell’indagine: gli infermieri psichiatrici rappresentano una delle principali figure professionali maggiormente esposte al rischio di subire violenze fisiche e verbali come viene riportato dall’analisi della letteratura.

Obiettivo: Lo studio si prefigge di analizzare la tematica correlata alla violenza all’interno delle strutture psichiatriche locali da parte dei pazienti nei confronti del personale infermieristico. Si vogliono evidenziare dati inerenti alla tipologia di violenza subita, alla frequenza della stessa e alla percezione del rischio da parte degli infermieri. Materiali e metodi: Si tratta di un’indagine epidemiologica retrospettiva all’interno delle strutture psichiatriche di Adria e Trecenta appartenenti all’ULSS 5 Polesana. È stato utilizzato un questionario specifico per l’area psichiatrica con 51 domande a risposta chiusa, distribuito a tutto il personale infermieristico che opera all’interno dell’ambito sia ospedaliero che territoriale. E’ stato utilizzato il questionario “Workplace Safety Assessment” successivamente modificato per la raccolta dati della tesi. Sono stati intervistati 33 infermieri e vi è stata un’adesione del 100%. Risultati: La quasi totalità degli infermieri intervistati ha affermato di aver subito, almeno una volta durante la propria carriera lavorativa, violenze fisiche o verbali. I principali autori di violenze sono essenzialmente gli utenti seguiti in minima parte dai familiari. Il luogo principale nel quale si verificano le aggressioni è rappresentato dall’istituzione, prevalentemente durante la fascia pomeridiana. La maggior parte degli infermieri sostiene che le cause della carenza organizzativa sono legate in particolar modo ad una scarsa preparazione del personale. Questi fattori favoriscono in parte alla messa in atto di comportamenti aggressivi.

Conclusioni: Lo studio ha raggiunto gli obiettivi prefissati dal momento che sono state individuate le principali forme di violenza, fisica e verbale, sperimentate dal personale infermieristico che opera in ambito psichiatrico, in accordo con i dati riportati in letteratura.

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