Infermiere e Oss in RSA: una cooperazione non sempre ottimale!

Infermieri e oss: copperare è importante!
Infermieri e oss: copperare è importante!

Operatori Socio Sanitari e Infermieri purtroppo non sempre riescono a cooperare in maniera ottimale: quali sono i motivi e quali sono le principali dinamiche?

L’OSS o Operatore Socio Sanitario è una figura assistenziale che nasce nel 2001 e viene ufficializzata sulla base della legge 1/2002 come figura di supporto all’assistenza. Nel 2003 la figura dell’OSS viene definita sulla base di un processo formativo teorico/pratico che parte da 300 ore di cui 150 di tirocinio pratico fino ad arrivare a 1000 ore di cui 550 di tirocinio (vale quindi più la pratica che la grammatica).

Al termine della formazione si ottiene un “Attestato di competenze” che abilita all’esercizio della professione di OSS presso le strutture socio-sanitarie in tutto il territorio nazionale. L’OSS come l’ASA è una figura che ha requisiti di bassa discrezionalità, alta riproducibilità e basso rischio per l’assistito. (Per comodità parleremo solo di Oss ma includiamo anche l’Asa, figura ancora oggi molto presente in Rsa e molto spesso equiparata in funzioni e doveri all’Oss).

La figura dell’Infermiere, ben più conosciuta (e con la quale le persone comuni spesso identificano anche l’OSS) necessita di un percorso formativo ben più corposo richiedendo infatti la frequenza (obbligatoria) di un corso universitario di 3 anni con un titolo finale di laurea infermieristica. E’ una figura professionale iscritta ad un apposito Albo. Fatta questa premessa d’obbligo, andiamo ad analizzare la pratica delle mansioni a cui sono rivolte le due figure e le evoluzioni pratiche degli ultimi tempi.

L’infermiere è responsabile dell’assistenza infermieristica (ovvio, no?) che pianifica in autonomia, identifica i bisogni e formula i relativi obiettivi, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico, avvalendosi, ove necessario, delle figure di supporto quali OSS e ASA.

L’OSS esegue le direttive infermieristiche sotto la sua supervisione, assiste direttamente la persona non autosufficiente curandone l’igiene personale, le attività della vita quotidiana (ADL), esegue medicazioni semplici a piatto, bendaggi, impacchi e frizioni. L’OSS inoltre può rilevare i parametri vitali, quali pressione, temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria e saturazione O2 del sangue.. Senz’altro le più evidenti mansioni dell’OSS sono l’igiene del mattino, la pulizia dell’ospite, la somministrazione dei pasti, la messa a letto e il trasporto e smaltimento del materiale biologico. Queste ultime funzioni sono eseguite in totale autonomia organizzativa.

E’ evidente, da quanto detto sopra, che la cooperazione tra infermiere e OSS risulti fondamentale per il corretto svolgimento delle varie mansioni; la comunicazione tra le due figure è necessaria affinché l’ospite riceva il miglior trattamento socio sanitario possibile. Infatti il momento più importante e dove si ha la maggiore comunicazione tra infermieri e OSS è la “consegna” dove vengono passate le informazioni e definiti i trattamenti da effettuare nel turno. La consegna consente agli operatori in team di scambiarsi non solo le informazioni tecnico/operative, ma anche quelle soggettive e suggerimenti.

Lavorando in un team dove le figure professionali si interscambiano le conoscenze e le informazioni, i compiti da svolgere sono più chiari e il rischio di sbagli e fraintendimenti minore. Se il team composto da Infermieri e Oss viene ben supervisionato dal Coordinatore infermieristico è certo che ogni attività sarà svolta in modo efficace. Ma non sempre la teoria si sposa con la pratica e il “team” di cui ho parlato sopra spesso si riduce a figure professionali separate e distinte, non raramente ancorate a posizioni e livelli differenti. Non sono rari i casi infatti in cui le due figure più importanti dell’Rsa (infermiere e Oss) si accusino vicendevolmente di mancanze e si attribuiscano responsabilità su mansioni “borderline” ovvero al limite tra i compiti dell’Oss e quelli dell’infermiere.

Tra le cause che portano ad attriti e dissensi sono da riportare l’eccessivo carico di lavoro, la inadeguata o scarsa organizzazione, la mancanza dei mezzi e – non meno importante – l’indecente retribuzione salariale.

Sarò schietto: personalmente ritengo che entrambe le figure siano sottovalutate e sottostimate sia a livello retributivo sia a livello di gratificazione operativa professionale. Ovviamente non stiamo a cercare nelle figure “superiori” e direzionali, gratificazioni personali e/o professionali, sarebbe troppo bello, ma non vedo neanche corretto quello che succede in molte strutture dove Asa, Oss e infermieri sono troppo spesso utilizzate come capri espiatori per colpe che stanno in realtà ben altrove. L’idillio tra infermieri e Oss è ben lungi dall’essere, viste le condizioni attuali dove i “tagli alla Sanità” (come causa primaria) portano a cascata una serie di frustrazioni che partono dalla direzione e che si scaricano generalmente sulle figure poste più “in basso” nella scala gerarchica delle Rsa: Oss e Asa.

La mancanza di fondi per l’acquisto dei farmaci stressa l’infermiere che deve “inventarsi” alternative improbabili. La mancanza di presìdi e ausili stressa l’Oss che deve inventarsi modalità discutibili per l’igiene e la movimentazione dei carichi (alla faccia dei corsi obbligatori per legge…), senza considerare che spesso non si ha neanche il tempo per fermarsi qualche minuto in sette ore di turno frenetico.

La legge – D. Lgs 81/2008 – (e il buon senso) impone l’uso di ausili per la movimentazione degli ospiti, sollevatori, teli di scorrimento, traverse di cotone (i più comuni), come anche la giusta postura dell’operatore corroborata dalla “giusta altezza” del letto (che deve essere variabile).

Vogliamo parlare di quello che è la realtà, ben diversa dalla teoria enunciata dapprima durante i corsi Oss e, successivamente, ai corsi di formazione obbligatori sulle movimentazioni? Oggigiorno ormai quasi tutte le strutture si stanno adeguando alle normative relative agli ausili ma non tutte le strutture li stanno rendendo facilmente utilizzabili. Perché? Il carico di lavoro, l’aumento di burocratizzazione, anche per le figure di Oss e Asa, obbligano spesso l’operatore a non utilizzare gli ausili preposti, ad esempio il sollevatore, per riuscire a svolgere tutte le mansioni ed i compiti assegnati nei tempi definiti, a tutto discapito della propria salute psicofisica e di quella (aspetto non di secondaria importanza) dell’ospite.

Non sono rari i casi in cui per fare in fretta si movimentano gli ospiti con un operatore anziché con due, non si utilizza il sollevatore perché “non c’è tempo”, non si utilizzano telini di scorrimento perché introvabili o “sono dall’altra parte della struttura, non abbiamo tempo”. Per arrivare poi al paradosso tutt’altro che virtuale di “sollevare di peso” l’ospite per posturarlo, magari anche da soli.

Queste lacune più o meno “volute” possono causare nel tempo grossi problemi di salute negli operatori quando nel frattempo non lo hanno già causato negli ospiti! Il mal di schiena è endemico negli operatori di Rsa a partire già dai trentenni, ad esso si associa una serie di patologie che spesso è meglio “non ostentare”, quali ernie del disco, lombosciatalgie, osteopatie e rigidità del tronco. Meglio imbottirsi di Voltaren…

Gli infermieri che possono collaborare con gli operatori nelle movimentazioni e lo vogliono fare (due variabili spesso non coincidenti) rischiano le stesse conseguenze. Ecco che quindi se gli infermieri si tengono strette le proprie mansioni prettamente infermieristiche, gli operatori attuano il principio del “chi fa da se fa per tre”. Bello è lavorare in un gruppo solidale dove infermieri e Oss collaborano anche se non sempre le mansioni coincidono con le proprie, bello è vedere il lato positivo del proprio collega, bello è aiutare il proprio collega in difficoltà, infermiere o Oss che sia.

Bello sarebbe, bello potrebbe essere, speriamo che bello sia.

 

A cura di Giancarlo Errichelli

presidente Associazione Italiana Operatori RSA

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