Shot of medical staff wheeling a patient in a gurney down a hospital corridor
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Niente più errori sui pazienti: ora c’è la “formazione in simulazione”. Le raccomandazioni FNOPI per garantire competenze cliniche e lavoro in team.

“Mai la prima volta sul paziente”. La formazione in simulazione – che in altri settori come ad esempio l’aeronautica è fondamentale per essere certi di sapere come affrontare le situazioni evitando gli errori – garantisce un apprendimento etico  e maggiore sicurezza anche a chi si sta formando. Un eventuale errore in un ambito  “controllato” non porta a conseguenze gravi, ma fornisce l’opportunità di riflettere e apprendere dal proprio operato.
La riproduzione fedele simulata di situazioni cliniche complesse e della loro gestione in dinamiche di team rappresenta un ambiente educativo ideale con l’obiettivo di ridurre in misura ottimale gli errori attribuibili al fattore umano.
All’estero sono numerose le istituzioni che già richiedono la documentazione dell’addestramento simulato, la simulazione nel campo infermieristico è già diventata parte del curriculum formativo e alcuni centri di simulazione vengono gestiti da personale infermieristico (International Nursing Association for Clinical Simulation and Learning).
Per questo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche dedica il suo secondo ebook alla “Formazione in simulazione: raccomandazioni per una buona pratica”, illustrando i i passaggi necessari per applicare la metodologia della formazione in simulazione in modo integrato anche per sostenere i professionisti sanitari e non, nello sviluppo delle proprie competenze per ottenere i migliori risultati per le persone assistite.
La simulazione non è una tecnologia: è una metodologia didattica per insegnare le competenze cliniche, ma anche per il lavoro di team e per la comunicazione. Può essere utilizzata per il training, soddisfare linee guida basate sulle prove e raggiungere obiettivi specifici.
E il termine formazione in simulazione rappresenta un complesso di attività che comprendono non solo l’utilizzo di task trainers, manichini di diversa complessità, pazienti e ambienti virtuali, ma anche pazienti simulati, interpretati da persone fisiche addestrate a recitare un ruolo ben definito.
Lo scopo principale è riprodurre situazioni e ambienti di cura realistici, per insegnare procedure diagnostiche e terapeutiche, ripetere processi e concetti medici, assumere decisioni da parte di un professionista della sanità o di un team di professionisti.       
Gli obiettivi principali sono la “sicurezza” delle persone e la definizione di uno standard qualitativo assistenziale dominato dalla “cultura della sicurezza”. Le strategie per raggiungere questi obiettivi sono il miglioramento delle abilità operative tecniche (technical skill) e delle capacità comunicativo-relazionali, la consapevolezza della situazione, la capacità di leadership e team work degli operatori sanitari (non- technical skill e human factor).
La gestione del rischio clinico è un processo che richiede una crescita della cultura della sicurezza. In sanità  l’errore è fonte di rischio, ma è anche una risorsa di apprendimento: la simulazione favorisce questa modalità e consente di costruire un ‘bagaglio di errori’ da cui attingere, senza causare danni, operando in sicurezza e senza rischi per il paziente, contribuendo a portare l’operatore verso un cambiamento positivo dei propri atteggiamenti.
E’ assolutamente necessario innescare un processo per ottenere, attraverso la formazione, miglioramenti reali nell’agire professionale quotidiano e per questo tutti gli elementi che caratterizzano la simulazione consentono un approccio più favorevole e di sviluppare competenze relazionali ed emotive che altrimenti verrebbero lasciate all’individualità del singolo professionista e al background dell’esperienza che questo è in grado di esprimere.
L’EBOOK E’ SCARICABILE DA QUESTO LINK