Infermieri e Human caring: Watson, Mangiacavalli e Carbone sposano l’umano!

Infermieri e Human caring: Watson, Mangiacavalli e Carbone sposano l'umano!
Infermieri e Human caring: Watson, Mangiacavalli e Carbone sposano l'umano!

La Watson in Italia accolta da Mangiacavalli e Carbone

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Napoli, il Watson caring Science Institute, la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli Federico II e l’azienda ospedaliero universitaria Federico II di Napoli, hanno organizzato per lo scorso 1° ottobre il workshop “La scienza dl caring, la teoria dello human caring e la salute della persona nella sua interezza”.

Il workshop ha visto un incontro con Jean Watson, infermiera americana (nella foto con la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli e con il presidente OPI di Napoli Ciro Carbone). Nata il 10 giugno 1940 a Williamson, West Virginia e professore di infermieristica presso l’Università del Colorado, dove in precedenza ha lavorato come decano di infermieristica.

Chi è Watson

Conosciuta per la sua teoria della cura umana (che presentiamo in fondo al servizio), Watson è autrice di numerosi testi, tra cui Nursing: The Philosophy and Science of Caring. La ricerca di Watson sulla cura è stata inserita nell’istruzione e nella cura del paziente in centinaia di scuole per infermieri e strutture sanitarie in tutto il mondo.

La Campania ancora una volta si pone come Regione vicina alle esigenze formative della professione infermieristica e sanitaria. E Ciro Carbone dimostra di saper organizzare eventi di alta rilevanza scientifica e professionale.

Jean Watson si è laureata alla Lewis Gale School of Nursing a Roanoke, Virginia , nel 1961. Ha continuato i suoi studi infermieristici presso l’Università del Colorado a Boulder, conseguendo una laurea nel 1964, una MS in infermieristica psichiatrica e mentale nel 1966 e un Ph.D. in psicologia dell’educazione e counseling nel 1973. Ha ottenuto nove diplomi di dottorato onorari in sei paesi. 

E’ ex presidente della National League for Nursing americana e nel 1999 ha vinto il Norman Cousins Award, del Fetzer Institute. Watson è anche fondatrice (nel 2008) del Watson Caring Science Institute.

All’evento hanno partecipato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, il Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Napoli Federico II, Luigi Califano, e il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, Vincenzo Viggiani.

Mangiacavalli si è detta perfettamente in linea con quanto enunciato dalla Watson rispetto alla dimensione umana dell’assistenza e ad una visione rinomatamente olistica del prendersi cura.

Le richieste di Carbone a Vincenzo De Luca

La conclusione dei lavori della mattina è stata affidata al Presidente Regione Campania, Vincenzo De Luca (nella foto qui in alto con il presidente dell’Opi partenopeo). Interessante l’intervento di Carbone, che ha chiesto al governatore campano maggiori attenzioni per la professione, oberata da carenze di personale e da assunzioni che stentano a sopraggiungere.

La teoria della cura umana

Jean Watwon è una delle maggiori Teoriche del Nursing a livello planetario. I concetti teorici della Watson poggiano le proprie basi sulla cultura umanistica e in particolare sulle opere degli psicologi Carl R. Rogers, Erik Erikson e Abraham Maslow e del filosofo Martin Heidegger. Anzi la Watson sottolinea la necessità degli infermieri di impadronirsi della cultura umanistica per esercitare la loro attività in modo efficace, creativo e professionale.

Ecco cosa scrive il portale Interruzioni.com.

Mentre la cura della malattia è compito del medico, l’assistenza è compito dell’infermiere che quindi si occupa di un ambito diverso e autonomo. Oggi, secondo la Watson, “Il ruolo umanistico dell’assistenza [nel nursing] è minacciato dalla sempre maggiore tecnologia medica e dai limiti burocratico-direttivo- istituzionali nella società dell’era nucleare. Contemporaneamente c’è stata una proliferazione di cure e di trattamenti improntati alla tecnica, spesso senza tener conto dei costi”

È sbagliato inoltre, secondo la Watson, identificare, come si fa oggi, l’assistenza sanitaria con la sola assistenza medica, che si limita alla diagnosi, al trattamento della malattia e alla prescrizione di farmaci.

La Watson critica la deriva tecnologica della medicina contemporanea, che vede l’infermiere rispondere più alle richieste delle macchine che ai bisogni dei pazienti. Incoraggia l’infermiere moderno ad andare, nella sua attività, oltre le certezze della medicina scientifica e di utilizzare concetti e tecniche anche della medicina complementare.

La Watson propone sette presupposti della scienza infermieristica:

  1. L’assistenza può essere praticata in modo efficace solo se è interpersonale.
  2. L’assistenza è tesa a soddisfare alcuni bisogni umani.
  3. L’assistenza efficace promuove la salute e la crescita individuale o familiare.
  4. L’infermiere accetta la persona non soltanto per come è ora, ma anche per quello che può diventare.
  5. L’infermiere permette alla persona assistita di sviluppare il proprio potenziale umano e, nello stesso tempo, offre la possibilità di scegliere l’azione migliore per se stessa.
  6. L’assistenza è più efficace della cura per quanto riguarda la salute nella sua globalità. La scienza dell’assistenza e la scienza della cura sono complementari.
  7. La pratica dell’assistenza è fondamentale per gli infermieri.

I dieci fattori caratteristici del nursing su cui fondare la scienza dell’assistenza sono:

  1. Far riferimento a un sistema di valori umanistico-altruista.
  2. Trasmettere fiducia e speranza.
  3. Coltivare la propria e l’altrui sensibilità.
  4. Instaurare una relazione di fiducia e di aiuto.
  5. Promuovere e accettare l’espressione di sentimenti positivi e negativi.
  6. Basare il proprio processo decisionale sul problem solving.
  7. Promuovere rapporti interpersonali improntati all’apprendimento/insegnamento.
  8. Fornire un ambiente di sostegno mentale, fisico e spirituale che protegga e/o corregga.
  9. Orientare l’assistenza alla soddisfacimento dei bisogni umani.
  10. Considerare le forze esistenziali-fenomenologiche.

Importanti, nella teoria olistica della Watson, sono le nozioni di empatia, ossia la capacità di sperimentare e quindi di capire, le percezioni e i sentimenti di un’altra persona e di comunicarli, di congruenza, la volontà cioè di essere reali, onesti, genuini ed autentici e infine, quella di calore non possessivo, un atteggiamento che si dimostra con un tono di voce moderato, una postura rilassata e aperta e con conseguenti ed adeguate espressioni del viso.

Per i bisogni umani che il processo di assistenza si sforza di gratificare, la Watson si rifà alla gerarchia dei bisogni umani formulata da Maslow, proponendo tuttavia una propria personale classificazione:

  1. Bisogni di ordine inferiore (bisogni biofisici): necessità di cibo o di liquidi, necessità di eliminazione, necessità di ventilazione.
  2. Bisogni di ordine inferiore (bisogni psicofisici): necessità di attività e di riposo, necessità di sessualità.
  3. Bisogni di ordine superiore (bisogni psicosociali): necessità integrative; bisogno di conseguire risultati, bisogno di affiliazione.
  4. Bisogni di ordine superiore (bisogni intrapersonali e interpersonali): bisogni di ricerca e di crescita, bisogno di autorealizzazione

Il concetto di salute della Watson è quello formulato dall’Oms di completo benessere fisico, psichico e sociale, cui la teorica americana aggiunge una particolare attenzione allo stile di vita, alle condizioni sociali e all’ambiente. Secondo la Watson è lo stesso individuo che dovrebbe definire il proprio stato di salute o di malattia. 

Il nursing, secondo la Watson, si radica nelle discipline umanistiche e nelle scienze naturali. Esso ha lo scopo di promuovere la salute, prevenire la malattia, curare i malati e rispristinare il benessere. Di più: il nursing si deve prefiggere di aiutare le persone a raggiungere un elevato livello di armonia con se stesse, promuovendo l’autoconoscenza., l’autoguarigione e l’approfondimento del significato della vita.

La teoria della Watson pone il cliente al centro della pratica infermieristica, piuttosto che la tecnologia e sottolinea l’importanza dei fattori psicologici, sociali e spirituali nel processo di assistenza. La teoria si fonda su solide basi culturali. I concetti espressi non sono difficili, ma le teorie su cui si appoggiano sono numerose ed estese. Gli scritti della Watson sembrano trascurare il fondamento biofisico del nursing e la sua teoria su una assistenza di elevata qualità sembra difficilmente applicabile in quegli ambienti burocratici dove, come negli ospedali, le infermiere devono assistere malati acuti, in regime di degenza breve, sottostando a ferrei vincoli economici.

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