Contratto Infermieri, Oss e Professionisti Sanitari bocciato da Corte dei Conti?

Contratto Infermieri, Oss e Professionisti Sanitari bocciato da Corte dei Conti.
Contratto Infermieri, Oss e Professionisti Sanitari bocciato da Corte dei Conti.

Come volevasi dimostrare. La Corte dei Conti, massimo tribunale contabile dello Stato, ha bocciato il Nuovo Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro, dichiarando deludenti  le iniziative intraprese dal Governo di centro-sinistra uscente e dal ministro Madia. Quel contratto, e nel caso nostro specifico quello di Infermieri, Infermieri Pediatrici, Operatori Socio Sanitari e Professionisti Sanitari non medici, è una mortificazione per la meritocrazia e per la produttività e si basa solo su irrisori aumenti tabellari che scontenteranno un po’ tutti gli operatori sanitari del pubblico impiego.

La decisione della Corte dei Conti arriva in un momento critico per la storia politica, economica, sociale e sindacale per l’Italia e a distanza di due settimana dalle prossime elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), che si svolgeranno in tutto lo Stivale (nel servizio pubblico), dal 17 al 19 aprile 2018.

Per il Comparto Sanità si tratta di una vera e propria tegola caduta dal tetto delle polemiche sorte all’indomani della firma del pre-contratto da parte di alcune organizzazioni sindacali, dell’Aran e del Governo Gentiloni lo scorso 23 febbraio (Cgil, Cisl, Uil e Fsi). Alla pre-contrattazione fecero seguito i rimbrotti e le proteste degli Infermieri, Infermieri Pediatrici, Oss, Professionisti Sanitari che, a differenza dei Medici (chissà perché), dovevano avere un aumento medio di 85 euro lordi al mese (circa 40 euro reali, che poi si sarebbero dimezzati di là a qualche mese). Ridicoli anche gli arretrati previsti, pari a poche centinaia di euro.

Il Contratto è stato interamente bocciato dalla Corte dei Conti, così come riferisce stamani l’Agenzia di Stampa Adnkronos.

Aumenti tabellari e nessun incremento basato sulla produttività. Così la Corte dei conti sul nuovo contratto degli statali che a suo giudizio risulta “deludente” sotto il profilo di una remunerazione tale da premiare il merito, da incentivare produttività ed efficienza nel pubblico impiego, prevedendo piuttosto aumenti di stipendio lineari per i 250 mila dipendenti di ministeri, Agenzie ed enti come Inps e Cnel. L’opinione è espressa nella delibera sul rinnovo contrattuale del comparto Funzioni centrali 2016-2018 depositata il 23 marzo.

“Il vero parametro per certificare la compatibilità economica di incrementi contrattuali, specie se superiori all’andamento dell’inflazione, – spiegano i magistrati contabili (a proposito degli incrementi retributivi pari al 3,48% della massa salariale) – non può prescindere da una valutazione degli effetti della contrattazione, in termini di recupero della produttività del settore pubblico”. E “sotto tale profilo, – rimarcano – l’ipotesi all’esame si rivela complessivamente deludente” perché le risorse messe a disposizione risultano “pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione”. 

Mentre, nel richiamare la legge 15 del 2009 (la riforma Brunetta) la Corte osserva: “non si può non sottolineare” che tale normativa “affidava alla contrattazione collettiva il compito di procedere ad una sostanziale ridefinizione delle componenti variabili della retribuzione, da destinare prevalentemente a finalità realmente incentivanti e premiali”.

In particolare, sulle disposizioni relative agli aumenti contrattuali, i magistrati contabili richiamano “l’esigenza di definire un quadro programmatico di riferimento per la crescita della spesa di personale”. Nella delibera si osserva infatti che gli incrementi retributivi pari al 3,48% della massa salariale, tali da consentire aumenti medi mensili pari a 85 euro a partire da marzo 2018, sono “importi superiori a quelli previsti nel caso in cui si fosse applicato l’indice Ipca o il tasso di inflazione programmato”.

La Corte dei conti certifica la compatibilità economica del contratto, tuttavia “in mancanza di un predefinito parametro di riferimento, – si osserva nella delibera – la verifica della compatibilità economica dei costi contrattuali si rivela, pertanto, di non facile percorribilità”.

I rilievi della magistratura contabile riguardano anche la riforma Madia e il nuovo testo unico. “Segnali negativi – osservano – derivano dal mancato completamento della riforma della pubblica amministrazione delineata dalle legge 124 del 2015, con riferimento alla complessiva riscrittura del Dlgs 165 del 2001 e all’auspicata riforma della dirigenza”.

Fonte: Adnkronos – AssoCareNews.it

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