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Una Infermiera scrive a Vittorio Sgarbi: si vergogni!

Una Infermiera scrive a Vittorio Sgarbi: si vergogni!
Una Infermiera scrive a Vittorio Sgarbi: "si vergogni!"

Egregio Dott. Vittorio Sgarbi,
faccio riferimento al suo “Gli infermieri sono utili alle persone inferme, assistono le persone inferme, ma la loro assistenza può essere umana, può essere materiale, può essere di soccorso, non necessariamente richiede conoscenze rigorose, professionali”.

Chi le scrive è una Infermiera che ha raggiunto questo titolo dopo 46 esami sostenuti all’Università di Modena e Reggio Emilia,se non sbaglio, il luogo dove lei ha avuto un problema cardiologico. Chi le scrive ha conseguito successivamente una scuola di Counselling (o coaching se preferisce) e un master in Cure Palliative e terapie del dolore.

Chi le scrive non fa un lavoro subordinato, come del resto non lo fanno tanti miei colleghi, chi le scrive non ha solo umanità, ma ha l’obbligo di avere diverse competenze. Non so quanto sia durata la sua degenza a Modena per il suo problema cardiologico, ma sono certa che chi ha deciso il suo codice colore è stato un Infermiere di Triage, sono certa che se si è fatto soccorrere in strada sia stato un Infermiere a captare i suoi segni e sintomi, sono certa che se è stato ricoverato chi ha svegliato il medico nel cuore della notte nella stanza del medico di guardia (che guarda caso non è di spettanza agli Infermieri) sia stato proprio un Infermiere che è stato in grado di leggere un tracciato ed ha allertato il medico che nell’affaccendarsi della sua guardia che gli permette anche il riposo, può darsi che abbia erroneamente prescritto un farmaco in bolo, ma che grazie alla formazione e alle sue conoscenze, lei non sia deceduto ad una possibile prescrizione perché, in base al suo ragionamento clinico, abbia diluito la soluzione in 100 ml di fisiologica!!!!

Tanti miei colleghi come me, correggono quotidianamente sbadataggini dei curanti, sopra-visionano prescrizioni pericolose, avvisano che si devono aggiungere solventi a soluti che non possono essere somministrati, sono in grado di riconoscere prescrizioni errate e prendono uno stipendio pari almeno alla metà dei medici che gli lavorano accanto.

Non si tratta di essere umani, quello può esserlo anche il vicino di casa che passa a darti le pastiglie, né somministratori, tantomeno si tratta di essere meri esecutori (giuro sulla mia vita che accanto ad un grande medico c’è sempre un grande Infermiere e ahimè anche accanto ad un medico alle prime armi o ad uno ben più sicuro perché anziano!). Lei ha creato un personaggio che è venuto alla luce grazie alle urla di un salotto semi-letterario quale il Maurizio Costanzo Show.

Lei un provocatore che urla e viene ascoltato tanto quanto qualcuno che si mette ad urlare in una fila in banca o in posta o in un ospedale e che viene servito prima per mandarlo via il prima possibile.Lei che ha fatto della sua risorsa principale la sua fortuna:è riuscito a diventare parlamentare e professore universitario urlando.

Al di là dei climi elettorali la inviterei al rispetto, quello che credo sia capace di dare se l’interlocutore è da lei deciso degno. Forse non ha ben capito cosa abbia significato il paragone che ha fatto tra Luigi Di Maio e un Infermiere, ma mi creda sulla parola, al di là della demagogia e della politica, li lasci stare gli Infermieri perché al di là dell’umanità e dei sommi sacrifici economici e di conoscenza, nulla hanno a che fare con i politici di destra sinistra e centro:noi ci occupiamo della cura e del benessere delle persone e non per umanità, ma per etica.

Nessun politico è in grado di eguagliarci, lei per primo non lo ha dimostrato.

Francesca Nunziante, Infermiera

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