Caro Sgarbi la misura è colma: lascia stare gli Infermieri

Un collega Infermiere sfida Sgarbi e lo invita al silenzio!
Un collega Infermiere sfida Sgarbi e lo invita al silenzio!
In questi ultimi giorni se n’è parlato molto, probabilmente troppo, finendo col dare risalto a chi della polemica ha ormai fatto la sua ars oratoria. Eppure, dopo aver ponderato con cura la faccenda, non posso esimermi dal dire la mia, pubblicamente, regalando probabilmente anche io delle cavolate, ma amo giocare ad armi pari anche se bisogna scendere di livello.
Credo che il Dott. Vittorio Sgarbi abbia ben compreso che in qualche modo in Italia sollevando polveroni si arriva di certo più lontano di chi, a parità di competenze e conoscenze, ha fatto dell’educazione (e non dell’arroganza) il proprio punto di forza.
 
Tuttavia a tirar troppo la corda, si sa, si finisce col sedere per terra: ed è questo che è successo all’assessore (siciliano tra l’altro) dopo le sue affermazioni definite “infelici” dai più (perché dire calunniatorie sembrava esagerato) riguardo l’intera categoria degli Infermieri.
 
Per chi se lo fosse perso, ecco i link:
Ora, la questione è semplicemente una: capisco che, data l’età, il  Dott. Sgarbi possa avere un pensiero, riguardo gli infermieri, antiquato ed obsoleto. Capisco che possa aver visto colleghi ancora strenuamente affezionati al mansionario ed alla dipendenza dal medico. Capisco anche che possa avere un’opinione (tutta sua e delirante) su quale preparazione teorico-pratica si debba richiedere ad un infermiere. 
 
Quel che proprio non riesco a capire, però, non riguarda nessuna di queste considerazioni; quel che non capisco è, ab initio, come si possa dire «[Di Maio] che titoli ha per fare il presidente del consiglio? […] Che so, può fare l’infermiere».
 
Mi spiego: cosa c’entra la mancanza di titoli del caro Lumiere (per capire la battuta > https://pbs.twimg.com/media/C7tjfd9XQAAkIyp.jpg:large) con noi Infermieri? Perché tirare in causa una categoria di professionisti sanitari (per giunta autonomi), laureati e con un percorso formativo identico nei suoi step a tutte le altre lauree, per fare politica? Che paragone è?
 
A questo punto verrebbe da dire “Beh dai Giuliano, non esagerare, ha fatto uno scivolone, non sapeva nemmeno ci fosse la laurea e ha sparato la sua cazzata quotidiana”. Ed io potrei dirvi anche che avete ragione, potrei dirvi che è vero, che è un modo come un altro per far parlare di sé, che alla fine dei conti non bisogna curarsene e passare oltre. 
 
Ma il problema è proprio questo: non si può più passare oltre, semplicemente perché la misura è colma.
 
La categoria degli infermieri è quotidianamente, perpetuamente, trasversalmente oggetto di derisione, scherno e over-critica; siamo il Pierino della sanità. Di certo la colpa di tutto ciò è anche di alcuni infermieri che non sarebbe nemmeno opportuno chiamare tali, di alcuni contesti dove si è factotum e non professionisti, di una tradizione culturale di cui ancora bisogna pagare il fio (come di ogni peccato), di un’immagine sociale ferma a 50 anni fa, etc.
 
Eppure, un pizzico di colpa ce l’ha anche chi ancora pensa in modo distorto, e soprattutto non vuole arrendersi all’idea di avere una concezione antiquata, contro tutte le aspettative che lo vorrebbero eroe post-moderno in questa società alla deriva.
 
Il Dott. Sgarbi, infatti, dopo la lettera (qui > http://www.ipasvisalerno.it/wp-content/uploads/2018/01/Matrix-29-01-18-V-Sgarbi.pdf)  recapitatagli dalla Federazione Nazionale Collegi IPASVI (nel secondo video, per intenderci) non è tornato affatto sui suoi passi; le scuse non suonano affatto come tali, anzi, dicendo «La loro assistenza [degli infermieri] può essere umana, di soccorso, non necessariamente richiede conoscenze rigorose professionali, eppure la legge richiede una laurea per fare l’infermiere» non sta che dando un contentino ad una categoria offesa, continuando a sbagliare tra l’altro.
 
Probabilmente l’assessore pensa che questo basti, e probabilmente anche qualcun altro può pensarla così, perfino qualche mio collega potrebbe ritenersi soddisfatto. Ebbene, non è così, non basta. 
 
Non basta perché, oltre ogni qualità (come empatia, etica, morale etc.) necessaria tanto ad un infermiere quanto ad ogni altro professionista sociale e/o sanitario, l’infermieristica si basa NECESSARIAMENTE su “quelle conoscenze rigorose e professionali” che invece sembrano così superflue all’assessore, e per le quali studiare non è secondario, ma indispensabile, al pari della laurea. Altrimenti non esisterebbe, così come non esisterebbe una laurea magistrale, un dottorato di ricerca e master di I e II livello.
 
Concludendo, vorrei dire al Dott. Sgarbi, che il mondo è bello perché è vario, e che non tutti vogliamo diventare matematici, veterinari, economisti o classicisti. Né, tantomeno (ed in questi casi direi ‘soprattutto’) critici d’arte. Eppure, questo non significa che non si è abbastanza: abbastanza qualificati come gli altri, abbastanza intelligenti come gli altri, abbastanza studiosi come gli altri.
 
Infine, proprio per la sua professione, vorrei fargli notare che, prima di lui, circa 200 anni fa, una valida, preparata e caparbia infermiera di nome Florence Nightingale parlò dell’infermieristica, dicendo che «L’assistenza è un arte; e se deve essere realizzata come arte, richiede una devozione totale e una dura preparazione, come qualunque opera di pittore o scultore […] E’ una delle belle arti, anzi, la più bella delle arti».
 
L’ironia del destino è oltremodo spassosa.
 
Giuliano Anastasi, Infermiere

Potrebbe interessarti...