Il presidente OPI Latina Ivano Giuliani: “La prescrizione di presidi e ausili da parte degli infermieri specialisti non sottrae competenze ai medici, ma migliora appropriatezza, continuità assistenziale ed efficienza del Servizio sanitario nazionale”.
La sanità italiana si trova davanti a una delle sfide più importanti della sua evoluzione: riuscire a trasformare il ruolo delle professioni sanitarie per rispondere ai nuovi bisogni della popolazione.
A rilanciare il dibattito è Ivano Giuliani, presidente dell’OPI Latina, attraverso una lettera nella quale sostiene la necessità di completare il percorso delle competenze avanzate infermieristiche, arrivando anche alla possibilità di una prescrizione infermieristica regolamentata per dispositivi, ausili e presidi sanitari.
Secondo Giuliani, il tema non deve essere affrontato come uno scontro tra professioni, ma come una scelta organizzativa necessaria per un Servizio sanitario nazionale alle prese con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la carenza di personale.
La Francia apre alla prescrizione infermieristica.
Nel suo intervento il presidente dell’OPI Latina richiama il percorso intrapreso dalla Francia, dove la riforma della professione infermieristica ha previsto un ampliamento delle responsabilità degli infermieri.
Con la legge francese n. 2025-581 del 27 giugno 2025, il legislatore ha ridefinito il ruolo dell’infermiere introducendo le consultazioni infermieristiche e prevedendo la possibilità di prescrivere determinati prodotti sanitari, esami e dispositivi nell’ambito delle competenze definite dai successivi provvedimenti attuativi.
Un modello basato sulla collaborazione multiprofessionale e sul riconoscimento delle competenze maturate attraverso percorsi formativi avanzati.
“L’Europa sta andando in questa direzione – sottolinea Giuliani – e l’Italia non può rimanere ancorata a una concezione novecentesca delle professioni sanitarie”.
In Italia il percorso è già iniziato.
Secondo il presidente OPI Latina, anche il nostro Paese ha posto le basi normative per un’evoluzione del ruolo infermieristico.
Il percorso parte dalla legge 42/1999, che ha superato il concetto di professione sanitaria ausiliaria, riconoscendo autonomia e responsabilità agli infermieri.
Successivamente:
- la legge 251/2000 ha consolidato l’autonomia professionale nelle attività di assistenza, cura, prevenzione e riabilitazione;
- la legge 43/2006 ha introdotto il principio delle competenze specialistiche;
- il DM 77/2022 ha assegnato agli infermieri un ruolo centrale nei nuovi modelli territoriali, nelle Case della Comunità e nella presa in carico delle persone con cronicità.
A completare questo percorso arrivano ora le nuove Lauree Magistrali a indirizzo specialistico, che dal prossimo anno accademico introdurranno percorsi dedicati alle:
- Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità;
- Cure intensive e nell’emergenza;
- Cure neonatali e pediatriche.
Secondo Giuliani queste nuove figure rappresentano il presupposto per una professione infermieristica sempre più avanzata e responsabile.
“Prescrivere un ausilio non significa fare il medico”.
Uno dei passaggi centrali della riflessione riguarda la distinzione tra prescrizione infermieristica e competenze mediche.
“Consentire a un infermiere specialista di prescrivere un presidio antidecubito, una medicazione avanzata, un catetere, un ausilio per la continenza o altri dispositivi assistenziali – spiega Giuliani – non significa attribuire competenze diagnostiche proprie del medico”.
Significa invece permettere al professionista che valuta quotidianamente il bisogno assistenziale del paziente di completare il percorso senza passaggi burocratici che possono rallentare la risposta sanitaria.
Un modello che potrebbe avere particolare impatto nell’assistenza domiciliare, nelle Case della Comunità e nella gestione della cronicità.
Il confronto con gli altri Paesi europei.
La lettera richiama anche l’esperienza internazionale.
In diversi sistemi sanitari europei gli infermieri con formazione avanzata hanno già acquisito competenze prescrittive secondo modelli regolamentati.
Nel Regno Unito esistono gli independent prescribers, mentre in Paesi come Irlanda, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi gli infermieri possono prescrivere farmaci o dispositivi nell’ambito delle proprie competenze.
Per Giuliani si tratta di una strada già sperimentata, basata su formazione, responsabilità e valutazione degli esiti.
La carenza di personale rende la riforma urgente.
A sostenere la necessità del cambiamento sono anche i dati demografici ed epidemiologici.
L’Italia registra un progressivo aumento della popolazione anziana e delle persone affette da patologie croniche. Parallelamente il sistema sanitario deve affrontare una carenza strutturale di infermieri e una crescente difficoltà nel garantire continuità assistenziale.
In questo scenario, secondo Giuliani, mantenere un’organizzazione in cui ogni attività deve necessariamente passare attraverso un unico professionista rischia di rallentare i percorsi di cura.
“L’obiettivo non deve essere difendere confini professionali – scrive – ma garantire al cittadino il professionista più competente per ogni bisogno”.
Medici e infermieri: non una contrapposizione, ma una collaborazione.
Il tema della prescrizione infermieristica negli ultimi anni ha generato discussioni e posizioni differenti tra le professioni sanitarie.
Per Giuliani il confronto deve però concentrarsi sulla qualità dell’assistenza.
“Le professioni sanitarie non sono in competizione tra loro. Sono chiamate a cooperare”.
La valorizzazione delle competenze infermieristiche avanzate, secondo l’OPI Latina, non rappresenterebbe una sottrazione di ruolo ai medici, ma un modo per liberare tempo clinico e migliorare l’organizzazione del sistema.
Ora servono i decreti attuativi.
Il nodo centrale resta ora quello dell’attuazione concreta della riforma.
Dopo l’avvio dei nuovi percorsi universitari specialistici sarà necessario definire:
- ambiti precisi di competenza;
- responsabilità professionali;
- protocolli operativi;
- sistemi di verifica degli esiti assistenziali.
“Le grandi trasformazioni della sanità hanno sempre incontrato resistenze – conclude Giuliani – ma quando il cambiamento è fondato sulla formazione avanzata, sull’evidenza scientifica e sull’interesse dei cittadini, diventa inevitabile”.
Il dibattito sulla prescrizione infermieristica, quindi, sembra destinato a entrare sempre più al centro della discussione sulla sanità italiana.
La questione non è più soltanto se gli infermieri possano assumere nuove competenze, ma se il Servizio sanitario nazionale possa permettersi di non utilizzarle.
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