Nel 1948, gli italiani hanno segnato un momento storico di grande rilevanza, ponendo fine alla monarchia e dando inizio alla democrazia. Sul piano sociale, seguirono anni di rinascita; la povertà, seppur diffusa in modo particolare al Sud, diede vita all’emigrazione, che divenne un fenomeno di massa. Tanta gente andò verso il Nord Italia, mentre altri si trasferirono all’estero; molte famiglie si divisero, alcune in modo definitivo. Le valigie di cartone percorrevano incessantemente lo stivale a bordo di treni e vecchie littorine. Tale situazione contribuì significativamente allo sviluppo economico delle diverse regioni: al Nord favorì la crescita e l’espansione delle industrie, mentre al Sud portò all’urbanizzazione di interi paesi che fino ad allora erano costituiti da baracche o piccole abitazioni in legno.
Il Popolo, non è stato sufficiente a superare i trascorsi storici legati a molteplici forme di malessere che hanno ostacolato lo sviluppo e il progresso delle regioni meridionali. Queste ultime continuano a rimanere vittime di una politica alquanto singolare che, pur di promettere ogni cosa, finisce per prendere in giro la stessa popolazione. Come sottolinea Cetto La Qualunque nella sua parodia satirica, che ritrae gli italiani come un “gregge” facilmente manipolabile, disposto a credere in promesse irrealizzabili e a lasciarsi corrompere ciclicamente in occasione di ogni elezione, si mette in luce la tendenza alla corruzione e la facilità con cui gli italiani possono essere ingannati. È indispensabile ridurre le distanze tra popolo e potere per comprendere la reale quotidianità vissuta tra disagio e sofferenza, tra speranze e continue illusioni causate da una politica sempre più miope, incapace di percepire un popolo progressivamente rassegnato e piegato su se stesso. Continuo a sostenere che vivere la vita come la sanità sembri ormai un privilegio riservato a pochi anziché un diritto universale.
La Politica sembra agire liberamente in una generale indifferenza; forte del suffragio popolare, esercita il suo potere in sincronia con gli altri poteri, piuttosto che intervenire per correggere le tante anomalie che il popolo e altri rappresentanti delle categorie professionali stanno avanzando. Tale esercizio appare guidato da direttive esterne piuttosto che dalle reali necessità derivanti dall’attività quotidiana finalizzata al miglioramento dei servizi e delle procedure. Il potere si manifesta più come una forma di prevaricazione che come un servizio rivolto alla società. Accanto a questa linea, c’è ancora il predominio maschile che persiste, accompagnato da un esercizio del potere che spesso si configura più come imposizione che come servizio alla collettività e alle persone in difficoltà.
Tutta questa situazione sta degradando il tessuto sociale e culturale, non solo nella sanità, ma dappertutto, per cui c’è un ritorno a una condizione di estrema povertà nonostante i progressi e uno sviluppo continuo che occupa nuovi terreni con costruzioni di edifici e negozi di vario genere. Un progresso che rimane appannaggio di pochi, mentre per gli altri si delineano soltanto disperazione e l’esigenza di abbandonare la città. Nel frattempo, gli adulti con figli e famiglie si trovano spesso in uno stato di profonda incertezza, tanto che talvolta alcune donne o uomini, presi dalla disperazione nel cuore della notte, giungono a sopprimere i sentimenti più cari quali i figli e la propria vita. Parallelamente, i ragazzi di undici e dodici anni, in particolare le ragazze, risultano fortemente influenzati dalle mode attuali e da un apparente pseudo-benessere che si manifesta attraverso oggetti come il telefono cellulare e la sigaretta elettronica. Paradossalmente, non viene prestata sufficiente attenzione al benessere mentale, che rappresenta l’aspetto più rilevante per il proprio equilibrio interiore. Quale società vogliamo costruire con questo humus di terreno umano e con questa apparente democrazia ?
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