Chi si prenderà cura dei cittadini europei nei prossimi dieci o quindici anni? È la domanda al centro del dibattito che la Commissione europea sta affrontando attraverso un grande progetto di cooperazione tra Paesi membri, dedicato alla pianificazione del personale sanitario e alla gestione delle carenze di medici e infermieri.
Un tema sempre più urgente, soprattutto alla luce delle criticità già evidenti nei pronto soccorso e nei servizi territoriali, dove la carenza di personale rischia di diventare strutturale.
Il progetto europeo “Heroes”.
Si chiama Heroes (HEalth woRkfOrce to meet health challEngeS) la joint action europea avviata nel 2023 e coordinata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Il progetto coinvolge 53 partner provenienti da 19 Paesi europei ed è ormai alle fasi finali, con conclusione prevista per luglio 2026.
L’obiettivo non è uniformare i sistemi sanitari nazionali, ma costruire strumenti comuni per migliorare la pianificazione del personale sanitario, partendo dalle specificità di ogni Paese.
Tra le attività principali ci sono l’ottimizzazione dei dati disponibili, la costruzione di modelli previsionali e il rafforzamento delle competenze dei pianificatori sanitari.
I risultati definitivi saranno pubblicati al termine del progetto, ma alcuni dati e riflessioni preliminari sono stati presentati in occasione di un incontro pubblico previsto a Gragnano Trebbiense, in provincia di Piacenza, organizzato dal Comune insieme all’Ausl locale.
Le criticità del sistema: infermieri in prima linea.
A fare il punto sulla situazione è Lisa Baldini, project manager della joint action per Agenas, che evidenzia un dato chiave: la vera emergenza riguarda soprattutto il personale infermieristico.
Secondo le previsioni, nei prossimi 10-15 anni la carenza di infermieri potrebbe diventare particolarmente critica, con ripercussioni dirette sulla tenuta del sistema sanitario.
Diverso il quadro per la professione medica, che non dovrebbe andare incontro a una carenza generalizzata, fatta eccezione per alcune aree specifiche particolarmente critiche.
“Due figure che potrebbero mancare sono i medici di pronto soccorso e quelli di medicina generale”, sottolinea Baldini, evidenziando un problema già oggi percepibile in molte realtà ospedaliere e territoriali.
Non solo numeri: attrattività e retention.
Il problema non è soltanto legato alla programmazione dei fabbisogni, ma anche alla capacità del sistema di trattenere e rendere attrattive le professioni sanitarie.
Per questo motivo, parallelamente al progetto Heroes, sono in corso ulteriori iniziative in collaborazione con il Ministero della Salute e altre istituzioni, con l’obiettivo di affrontare il tema della retention del personale e delle condizioni di lavoro.
Dati, modelli e politiche sanitarie.
Uno degli aspetti centrali emersi dal progetto è la necessità di integrare meglio le diverse fonti dati disponibili nei sistemi sanitari nazionali. L’Italia, in particolare, dispone già di numerosi dati utili alla pianificazione, ma la sfida principale resta la loro integrazione e l’ulteriore sviluppo dei modelli previsionali.
“Il nostro Paese è già a buon punto nella pianificazione – spiega Baldini – ma serve un miglioramento continuo dei modelli e una maggiore capacità di mettere a sistema le informazioni disponibili”.
Un lavoro europeo per strategie condivise.
La joint action Heroes rappresenta, ad oggi, l’unica iniziativa attiva a livello europeo interamente dedicata alla pianificazione del personale sanitario. Un’esperienza che ha evidenziato una necessità comune a tutti i Paesi coinvolti: rafforzare il dialogo tra esperti tecnici e decisori politici.
Solo attraverso questo collegamento sarà possibile trasformare i dati e le analisi in politiche sanitarie concrete e sostenibili.
“Dal lavoro di questi tre anni – conclude Baldini – emerge chiaramente la necessità che chi elabora i modelli e le analisi lavori a stretto contatto con chi prende le decisioni, per garantire l’effettiva applicazione dei risultati”.
Uno sguardo al futuro.
Il progetto si avvia alla conclusione, ma le sfide restano aperte. La sostenibilità dei risultati ottenuti sarà una delle questioni chiave: evitare che il lavoro svolto si esaurisca con la fine del programma e garantire invece un impatto duraturo sui sistemi sanitari europei.
In un contesto segnato da carenze di personale, invecchiamento della popolazione e crescente domanda di assistenza, la pianificazione del personale sanitario diventa una delle priorità strategiche per il futuro della sanità europea.
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