Il fenomeno dei cosiddetti “angeli della morte” si riferisce a medici, infermieri o operatori sanitari che, invece di curare, uccidono i pazienti affidati alle loro cure. Le motivazioni che possono portare una persona dedita all’assistenza a commettere tali atti sono molteplici e spesso riconducibili a disturbi psicopatologici, deliri di onnipotenza o dinamiche personali e professionali molto complesse.
Ecco le principali cause individuate in letteratura e dagli esperti di criminologia:
- Onnipotenza e “complesso di Dio”: alcuni “angeli della morte” sviluppano una sensazione di assoluto controllo sulla vita e sulla morte dei pazienti, percependo sé stessi come unici giudici e dispensatori del destino altrui. Questo accade soprattutto tra i medici, ma può coinvolgere anche altri operatori sanitari.
- Narcisismo e ricerca di attenzione: un motivo frequente, soprattutto tra alcuni infermieri, è la necessità di essere al centro dell’attenzione. Alcuni provocano emergenze sanitarie nei pazienti per poi “salvarli” o cercare di salvarli, desiderando i ringraziamenti e la gratitudine dei colleghi e dei familiari della vittima. Questa dinamica è talvolta associata a una variante della Sindrome di Münchausen per procura.
- Disturbi della personalità: spesso gli “angeli della morte” presentano tratti patologici di personalità, come il narcisismo, l’istrionismo, la personalità ossessivo-compulsiva, o addirittura tendenze sadiche. Alcuni traggono piacere dalla sofferenza altrui o dal senso di potere derivato dall’atto omicida.
- Ragioni pseudo-compassionevoli: alcuni giustificano le proprie azioni come una sorta di “eutanasia”, credendo di risparmiare ai pazienti ulteriori sofferenze. Tuttavia, si tratta di una razionalizzazione che maschera quasi sempre motivazioni profonde più patologiche.
- Fattori di ambiente lavorativo e stress: in rari casi sono stati citati stress intenso, esaurimento, sovraffollamento dei reparti e carichi di lavoro insostenibili come fattori che hanno scatenato o favorito il passaggio all’atto omicida, specie quando questi elementi si sovrappongono a personalità fragili o patologiche.
Generalmente le vittime sono pazienti fragili, anziani o molto malati, incapaci di difendersi o di denunciare; spesso, inoltre, la dinamica dei delitti è facilitata dall’occasione e dall’accesso privilegiato a farmaci e strumenti ospedalieri.
Da un punto di vista statistico, la maggior parte degli “angeli della morte” sono infermieri, seguiti da assistenti e solo in minor percentuale da medici, ma quando i medici sono coinvolti tendono ad agire per più tempo senza essere scoperti proprio grazie alle loro competenze specialistiche e autorità.
È importante sottolineare che, nonostante l’eco mediatica di questi casi, si tratta di episodi molto rari rispetto al numero totale di operatori sanitari e pazienti curati ogni giorno. Tuttavia, il loro impatto sull’immaginario collettivo è enorme a causa della radicale inversione del naturale rapporto di fiducia tra paziente e curante.
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