Un fenomeno sociale che merita una riflessione.
Da diversi anni gestisco pagine e canali social dedicati agli Operatori Socio Sanitari (https://www.facebook.com/share/1BT4nQvoGn/). Ogni giorno pubblico articoli, notizie, approfondimenti, storie di vita e contenuti che hanno un unico obiettivo: raccontare il valore di una professione essenziale all’assistenza sanitaria italiana.
In questi anni ho imparato molte cose. Ma ce n’è una che continua a sorprendermi, e forse anche a preoccuparmi.
Ogni volta che pubblico un articolo che valorizza la figura dell’OSS, che racconta una bella esperienza di reparto o che mette in luce l’importanza di questa professione, puntualmente arrivano commenti carichi di disprezzo, sarcasmo e cattiveria.
Non parlo delle critiche costruttive. Quelle sono sempre utili e fanno crescere qualsiasi dibattito.
Parlo di chi insulta gratuitamente, di chi ridicolizza il lavoro degli OSS, di chi liquida anni di esperienza con frasi come “fate solo bidet”, “siete solo badanti con la divisa” oppure “non siete nessuno”.
La cosa che lascia davvero senza parole, però, è un’altra.
Molto spesso questi commenti non arrivano da persone estranee al mondo sanitario.
Arrivano dagli stessi OSS.
Oppure da infermieri o da altri professionisti della salute.
È un fenomeno che osservo quotidianamente e che, con il tempo, mi ha portato a farmi una domanda:
“perché una categoria professionale sente così spesso il bisogno di denigrare sé stessa o chi cerca di valorizzarla?”
🔸️Un fenomeno che va oltre gli OSS
Sarebbe facile pensare che questo riguardi soltanto gli OSS. In realtà non è così.
La psicologia sociale studia da decenni dinamiche molto simili.
Una delle più conosciute è la cosiddetta “Sindrome del granchio” (Crab Mentality).
L’immagine è semplice ma estremamente efficace.
Se metti un solo granchio dentro un secchio, riuscirà probabilmente a uscirne.
Se invece ne metti molti insieme, ogni volta che uno prova a salire, gli altri lo tirano giù.
Alla fine nessuno riesce a uscire.
È una metafora che descrive perfettamente alcuni comportamenti umani.
Quando qualcuno emerge, studia di più, comunica meglio, ottiene riconoscimenti o semplicemente cerca di dare una buona immagine della propria professione, invece di essere sostenuto viene spesso criticato, ridicolizzato o accusato di sentirsi superiore.
Non conta quello che dice!
Conta il fatto che stia cercando di migliorare.
🔸️Più sei preparato, più vieni attaccato
Negli anni ho notato una dinamica quasi paradossale.
L’OSS che studia, che frequenta corsi, che approfondisce, che legge linee guida, che conosce la normativa, che divulga informazioni corrette, che racconta con orgoglio il proprio lavoro…è spesso quello che riceve più attacchi.
Come se la preparazione fosse diventata una colpa. Come se dimostrare competenza fosse interpretato come un atto di presunzione. Eppure dovrebbe essere esattamente il contrario.
Una categoria cresce quando cresce il livello culturale e professionale dei suoi componenti, mai quando si combattono tra loro.
🔸️La frustrazione trasformata in aggressività
Gli psicologi parlano anche di ipotesi frustrazione-aggressività.
Quando una persona vive stress cronico, turni pesanti, scarso riconoscimento, stipendi percepiti come insufficienti o un forte senso di impotenza, può inconsciamente spostare la propria rabbia verso un bersaglio più facile.
È un meccanismo umano!
Non sempre la rabbia viene indirizzata verso le vere cause del malessere. Molto più spesso viene scaricata sul collega, su chi pubblica un post,
su chi riceve un complimento,
su chi viene apprezzato oppure su chi semplicemente prova a vedere il lato positivo di una professione difficile.
🔸️L’effetto dei social network
I social hanno amplificato enormemente questo fenomeno. Dietro uno schermo molte persone si sentono autorizzate a dire ciò che non direbbero mai guardando qualcuno negli occhi.
Gli studiosi lo chiamano “effetto di disinibizione online”.
L’anonimato relativo, la distanza fisica e la ricerca continua di attenzione abbassano il livello di autocontrollo.
Così si scrivono parole che spesso dimenticano completamente il rispetto e l’umanità.
Non è raro leggere persone che definiscono gli OSS “inermi”, “inutili”, “lava-culi”, “falliti”, “schiavi della sanità” o altre espressioni decisamente peggiori.
Il problema non è soltanto l’insulto bensì la totale assenza di “empatia”.
🔸️Quando il collega diventa il peggior giudice
In tutti questi anni mi aspettavo critiche da chi non conosce il lavoro dell’OSS. Quello che non mi aspettavo era di ricevere centinaia di attacchi proprio da colleghi o da professionisti che lavorano negli stessi ambienti.
Ho perso il conto delle volte in cui sono stato insultato semplicemente per aver pubblicato un articolo positivo.
Mi è stato detto che esagero, che idealizzo la professione,
che cerco visibilità, che racconto favole, che dovrei smetterla di difendere gli OSS.
All’inizio certe parole fanno male. Poi impari a osservare e
scopri una verità interessante.
Molti di questi commenti non parlano realmente dell’articolo.
Parlano dello stato d’animo di chi li scrive.
🔸️L’effetto Dunning-Kruger
Esiste un altro fenomeno psicologico molto noto: “l’effetto Dunning-Kruger”.
In sintesi, le persone con minori competenze tendono, in alcuni contesti a sopravvalutare le proprie capacità, mentre chi è davvero preparato è spesso più consapevole dei propri limiti.
Questo non significa che chi critica sia automaticamente incompetente. Significa però che, nelle discussioni online, capita spesso di vedere giudizi categorici espressi con grande sicurezza anche quando mancano conoscenze approfondite sull’argomento.
È una dinamica osservata in moltissimi contesti, non solo in sanità.
🔸️Il lavoro è un servizio, non una missione divina
C’è una riflessione personale che sento di condividere.
L’OSS svolge un lavoro difficile e faticoso. Un lavoro che comporta responsabilità importanti. Ma resta un lavoro.
È un servizio che viene svolto con professionalità e che viene retribuito.
Non serve trasformare gli OSS in eroi ma non è nemmeno accettabile trasformarli nel bersaglio preferito di chi sfoga online le proprie frustrazioni.
Ogni professione merita rispetto.Sempre!
Dov’è finita l’umanità?
Forse è questa la domanda che dovremmo porci.
Perché siamo diventati così aggressivi? Perché un complimento scatena più polemiche di un insulto?
Perché valorizzare una categoria viene interpretato come un’offesa verso un’altra?
Perché chi racconta il bello di una professione viene accusato di avere secondi fini?
Sui social sembra quasi che la gentilezza sia diventata sospetta e che il rispetto venga confuso con la debolezza e
l’empatia sia passata di moda.
Eppure lavoriamo tutti con esseri umani. Ci prendiamo cura di persone fragili,
assistiamo pazienti che hanno bisogno non solo di competenze tecniche ma anche di parole, gesti e relazioni.
Se perdiamo il rispetto tra colleghi, cosa rischiamo di trasmettere a chi assistiamo?
Io sono un OSS e continuerò a raccontare questa professione e a valorizzare questa professione.
Continuerò a parlare di formazione, competenza, umanità e crescita professionale. Non perché penso che gli OSS siano migliori degli altri ma perché credo che ogni lavoratore abbia il diritto di vedere riconosciuta la dignità del proprio mestiere.
Le critiche costruttive fanno crescere. L’insulto gratuito impoverisce chi lo riceve, ma soprattutto chi lo scrive.
Forse dovremmo ricordarci che dietro ogni divisa c’è una persona e che dietro ogni commento c’è una scelta.
Possiamo scegliere di costruire oppure di distruggere. Io continuerò a scegliere la prima strada.
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