Il nuovo aumento dell’età pensionabile previsto attraverso il meccanismo automatico della riforma Fornero potrebbe entrare in vigore già dal 2027, con effetti destinati a protrarsi fino al 2029. Secondo le stime elaborate dall’Istat e dalla Ragioneria generale dello Stato, l’uscita dal lavoro slitterebbe complessivamente di cinque mesi nell’arco di tre anni.
L’incremento non riguarderà soltanto chi è vicino alla pensione, ma anche milioni di lavoratori più giovani, soprattutto quelli inseriti nel cosiddetto sistema contributivo puro, cioè chi ha iniziato a versare contributi dal 1996 in poi.
La decisione definitiva spetterà comunque al prossimo governo, che entro la fine del 2027 dovrà decidere se confermare o bloccare l’adeguamento automatico legato all’aspettativa di vita.
Come funziona l’aumento automatico previsto dalla riforma Fornero.
Il sistema pensionistico italiano prevede che i requisiti anagrafici e contributivi vengano aggiornati periodicamente in base all’aumento della speranza di vita. In pratica, se gli italiani vivono più a lungo, cresce anche l’età necessaria per accedere alla pensione.
Secondo le proiezioni attuali:
- nel 2027 l’età pensionabile aumenterà di un mese;
- nel 2028 arriveranno altri due mesi;
- nel 2029 si aggiungeranno ulteriori due mesi.
Il risultato sarebbe quindi un incremento totale di cinque mesi entro tre anni.
Per categorie già sottoposte a forte stress fisico e mentale, come infermieri, OSS e professionisti sanitari, il possibile allungamento della vita lavorativa viene visto da molti come una vera e propria iattura. Turni notturni, carichi assistenziali sempre più pesanti e carenza di personale rendono infatti particolarmente difficile immaginare migliaia di operatori sanitari al lavoro fino a quasi 68 anni.
Pensione contributiva: chi riguarda.
L’aumento coinvolgerà anche i lavoratori nel regime contributivo puro, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996. Per questa categoria valgono regole specifiche introdotte dalla riforma Fornero.
I lavoratori contributivi possono oggi accedere a due principali forme di pensionamento:
- pensione di vecchiaia;
- pensione anticipata contributiva.
Pensione di vecchiaia: i requisiti attuali.
Attualmente, per ottenere la pensione di vecchiaia nel sistema contributivo servono:
- 67 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi.
A questi requisiti si aggiunge una condizione economica: l’assegno pensionistico deve essere almeno pari all’importo dell’assegno sociale, che nel 2026 è fissato a 546,24 euro al mese per tredici mensilità.
Nel sistema contributivo, infatti, l’importo della pensione dipende direttamente dai contributi versati durante la carriera lavorativa.
L’alternativa con 5 anni di contributi.
Esiste anche una seconda possibilità per andare in pensione:
- 71 anni di età;
- almeno 5 anni di contributi.
In questo caso non è richiesto un importo minimo della pensione. Tuttavia, chi ha versato pochi contributi rischia di ricevere un assegno molto basso.
Pensione anticipata contributiva: i requisiti.
Per accedere alla pensione anticipata contributiva oggi servono:
- 64 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi;
- una pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale.
La soglia si riduce:
- a 2,8 volte l’assegno sociale per le donne con un figlio;
- a 2,6 volte per le donne con due o più figli.
Dal 2030 il requisito economico salirà ulteriormente, arrivando a 3,2 volte l’assegno sociale.
Dal 2027 pensione più lontana: tutti i nuovi requisiti.
Se l’aumento verrà confermato, già dal 2027 cambieranno i requisiti per andare in pensione.
Requisiti dal 2027.
Per la pensione di vecchiaia serviranno:
- 67 anni e un mese di età;
- 20 anni di contributi;
- assegno pari almeno all’assegno sociale.
Oppure:
- 71 anni e un mese di età;
- 5 anni di contributi.
Per la pensione anticipata contributiva:
- 64 anni e un mese di età;
- 20 anni e un mese di contributi.
Requisiti dal 2028.
Nel 2028 l’incremento complessivo salirà a tre mesi.
Pensione di vecchiaia.
- 67 anni e tre mesi di età;
- 20 anni di contributi.
Oppure:
- 71 anni e tre mesi di età;
- 5 anni di contributi.
Pensione anticipata contributiva.
- 64 anni e tre mesi di età;
- 20 anni e tre mesi di contributi.
Requisiti dal 2029.
Se non ci saranno interventi politici correttivi, dal 2029 scatterà l’aumento totale di cinque mesi.
Pensione di vecchiaia.
- 67 anni e cinque mesi di età;
- 20 anni di contributi.
Oppure:
- 71 anni e cinque mesi di età;
- 5 anni di contributi.
Pensione anticipata contributiva.
- 64 anni e cinque mesi di età;
- 20 anni e cinque mesi di contributi.
Quali lavoratori saranno più penalizzati.
L’innalzamento dell’età pensionabile rischia di avere un impatto particolarmente pesante sui lavoratori più giovani e su chi ha carriere discontinue, stipendi bassi o periodi di precariato.
Nel sistema contributivo puro, infatti, non conta solo l’età anagrafica, ma anche l’importo effettivo della pensione maturata. Chi versa contributi bassi potrebbe quindi trovarsi costretto a lavorare più a lungo pur avendo già raggiunto i requisiti anagrafici.
Per il comparto sanitario il problema appare ancora più delicato. Infermieri, OSS e altre professioni sanitarie chiedono da tempo il riconoscimento della gravosità del proprio lavoro e l’introduzione di percorsi pensionistici più flessibili. L’ipotesi di dover restare in corsia o nei servizi assistenziali fino a quasi 68 anni rischia quindi di alimentare ulteriormente malcontento e fuga dal settore.
La questione pensioni si conferma così uno dei temi più delicati per il futuro del mercato del lavoro italiano, soprattutto in vista delle decisioni che il prossimo governo dovrà prendere entro il 2027.
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