Nel grande dibattito sul divario salariale all’interno della Pubblica Amministrazione e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), c’è una categoria che troppo spesso viene lasciata nell’ombra, nonostante rappresenti il vero e proprio motore dell’assistenza corsia per corsia: gli Operatori Socio-Sanitari (OSS).

Se il confronto tra infermieri e funzionari amministrativi evidenzia già profonde anomalie, quello tra OSS e assistenti/coadiutori amministrativi fa emergere una domanda ancora più scottante: perché chi affronta la fatica fisica, il rischio biologico e i turni H24 deve percepire uno stipendio inferiore rispetto a chi lavora dietro a una scrivania?
Due pesi e due misure: il confronto reale.
Analizzando i contratti e la quotidianità lavorativa, la discrepanza tra le due figure salta subito all’occhio. Entrambi i profili sono fondamentali per il funzionamento della macchina pubblica, ma i carichi di usura e le responsabilità sono totalmente sbilanciati.
L’Operatore Socio-Sanitario (OSS).
- Il lavoro reale: Assistenza diretta al paziente (igiene, mobilizzazione, alimentazione), interfaccia costante con la sofferenza e la malattia.
- I turni: Turnazione continua sulle 24 ore, che include notti, domeniche, Natale e Capodanno.
- I rischi: Elevato rischio biologico (contatto con fluidi corporei, infezioni), movimentazione manuale dei carichi (pazienti allettati) con conseguente usura muscolo-scheletrica, e un rischio crescente di aggressioni verbali e fisiche nei reparti più complessi.
- Lo stipendio base: Spesso inchiodato a cifre che faticano a superare i 1.300€ – 1.450€ netti al mese (al netto delle indennità di turno).
L’Impiegato/Assistente Amministrativo.
- Il lavoro reale: Gestione della burocrazia, archiviazione, protocollo, inserimento dati e pratiche amministrative.
- I turni: Orario prevalentemente diurno, dal lunedì al venerdì, con i fine settimana e i giorni festivi sempre liberi.
- I rischi: Usura d’ufficio (lavoro al videoterminale), nessun rischio biologico o di movimentazione di carichi pesanti, possibilità (in molti enti) di accedere allo smart working.
- Lo stipendio base: A parità di inquadramento o fascia, la base tabellare netta è spesso superiore o equivalente, ma senza l’obbligo di dover “comprare” il proprio stipendio erodendo la propria salute con le notti e i festivi.
Il paradosso del salario tabellare: il “disagio” non può essere un sostituto dello stipendio.
La vera distorsione del sistema attuale risiede nel calcolo dello stipendio base (il tabellare). Oggi, per raggiungere una cifra dignitosa, un OSS è costretto a fare turni pesanti. Le indennità di notte o di festivo, che per logica dovrebbero essere un surplus per remunerare un disagio extra, vengono invece utilizzate dai lavoratori come un’integrazione necessaria per arrivare a fine mese.
Chi lavora in ufficio gode di una base solida e di ritmi di vita regolari. Chi lavora in corsia, invece, vede la propria professionalità svalutata a livello contrattuale, trovandosi a svolgere un lavoro usurante con una retribuzione che non ne riconosce il reale valore sociale e umano.
Una professione che rischia l’invisibilità.
Gli OSS sono stati in prima linea durante ogni emergenza sanitaria e lo sono tuttora nella gestione quotidiana dei reparti, delle RSA e delle strutture protette. Eppure, a livello contrattuale, vengono ancora considerati figure “di supporto”, con tutele e retribuzioni inferiori rispetto al comparto amministrativo.
Se non si interviene sul salario tabellare e sul riconoscimento economico della fatica fisica e del rischio, la carenza di personale OSS diventerà presto un problema cronico, al pari di quello infermieristico e medico.
Riconoscere il valore di chi lavora nel SSN significa ridisegnare i contratti partendo da un principio elementare: la cura della persona e il sacrificio della salute psicofisica non possono valere meno della gestione di una pratica d’ufficio.
Spazio al dibattito.
Sei un OSS o un lavoratore della sanità? Qual è la tua esperienza riguardo alle differenze stipendiali con il comparto amministrativo? Raccontaci la tua storia nei commenti e condividi l’articolo su AssocareNews.it.
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