Super-OSS e OSS Tutor: dal Veneto parte rivoluzione per Operatori Socio Sanitari.

Super-OSS e OSS Tutor: dal Veneto parte rivoluzione per Operatori Socio Sanitari.

Lettera aperta del MIGEP al Presidente della Conferenza Stato-Regioni e al Ministro della Salute.

Dal Veneto parte la riforma che porterà ben presto, se tutto andrà bene, alla creazione di Super-OSS e di OSS Tutor. Ne è convinto Angelo Minghetti, presidente della Federazione MIGEP e dirigente nazionale del Sindacato Human Caring (SHC). Proseguiamo per ordire. La Regione Veneto ha presentato nei giorni scori i risultati della rilevazione interregionale sullo stato di attuazione dell’Accordo Stato-Regioni sul Profilo dell’Operatore Socio Sanitario.

L’indagine, curata dalla Direzione Risorse Strumentali del Servizio Sanitario Regionale – Area Sanità e Sociale, è stata accolta da 14 Regioni ed ignorata da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna e Puglia, che da tempo presentano problematiche soprattutto nell’ambito della formazione di base degli OSS, che risulta fortemente disomogenea e non rispettosa del suddetto Accordo.

La stesa disomogeneità formativa è, però, emersa nelle restanti 14 regioni, a dimostrazione che occorre intervenire in questo ambito e fornire agli Operatori Socio Sanitarie una “scolarizzazione” identica lungo tutto lo stivale italico e nelle isole maggiori.

Il Veneto ha indagato su 14 argomenti specifici:

  1. programmazione regionale;
  2. organismi che erogano la formazione;
  3. finanziamento dei corsi;
  4. ammissione ai corsi;
  5. caratteristiche del percorso formativo;
  6. tirocinio;
  7. esame finale;
  8. riconoscimento dei crediti formativi e delle competenze pregresse;
  9. modifiche a elenco delle attività e competenze, elenco degli obiettivi formativi e materie di insegnamento;
  10. attività lavorativa dell’OSS e aggiornamento;
  11. ambiti di impiego;
  12. registro occupati/inoccupati;
  13. formazione complementare;
  14. proposte/problemi segnalati.

Ecco cosa è emerso in sintesi.

Ambito lavorativo nelle regioni aderenti all’indagine.

Finanziamento dei corsi.

  • I corsi vengono finanziati dalle quote di iscrizione dei partecipanti (n= 6), con risorse pubbliche o dal Fondo Sociale Europeo (n= 5) o con modalità mista (n= 3);
  • Le quote a carico dei partecipanti sono molto variabili da 200 € ~ 4.950 € (in Lombardia e Umbria vengono definite dal libero mercato);
  • Non sono in genere previste borse di studio/diarie per i frequentanti (in 3 Regioni/PA è però prevista un’indennità oraria di circa 2,5 €);
  • Alcune Regioni ricalcolano l’ammontare della quota di iscrizione proporzionalmente ai crediti formativi pregressi riconosciuti.

Modifiche a elenco delle attività e competenze, elenco degli obiettivi formativi e materie di insegnamento.

  • Quattro Regioni/Province Autonome (Toscana, P.A. di Trento, Val d’Aosta e Molise) hanno modificato/integrato gli allegati A e B dell’Accordo stato Regioni sull’OSS (attività e competenze);
  • Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Molise (n= 8) hanno modificato/integrato l’allegato C (“Obiettivi formativi e materie di insegnamento”).

Relativamente al Profilo dell’OSS sono emerse proposte ed evidenziati problemi evidenti.

Sul Profilo:

  • È necessario definire maggiormente gli ambiti di autonomia e collaborazione dell’OSS con gli altri professionisti, in modo particolare nei contesti in cui questi ultimi sono poco presenti.

  • È necessario che l’OSS abbia un profilo che risponda maggiormente alle diverse tipologie di bisogno delle persone assistite, soprattutto negli ambiti extra-ospedalieri / domiciliare con competenze e attività declinate in base alla complessità e criticità della persona assistita.

  • Le problematiche relative alla somministrazione dei farmaci evidenziano la necessità di definire meglio attività e competenze dell’OSS in questo ambito.

Sui contenuti/competenze:

  • I contenuti formativi vanno arricchiti ed aggiornati (ad es. prevedendo informatica, inglese, ludopatia, violenza di genere, anziani, disabili, minori).

  • L’ambito delle competenze dell’OSS nell’area dell’aiuto domestico-alberghiero, per lo più esternalizzato nelle strutture ospedaliere del SSR, va ridefinito.

  • I requisiti di accesso al corso (età/titolo di studio), sembrano non essere più adeguati alle indicazioni normative sul tirocinio.

  • È necessaria una maggiore armonizzazione tra le Regioni/PA nel disciplinare la formazione dell’OSS (obiettivi e contenuti formativi, propedeuticità, figure professionali coinvolte, tirocinio e modalità di valutazione finale)

Su aspetti post-qualifica:

  • Dovrebbe essere definito un numero minimo di ore di formazione continua obbligatoria per l’aggiornamento delle conoscenze/competenze degli OSS;
  • È stata proposta l’istituzione di un «raccordo contrattuale» con la legge n. 3 / 2018 (istituzione dell’area delle professioni socio- sanitarie che comprende l’OSS).

In conclusione.

I risultati dell’indagine e le proposte pervenute suggeriscono la possibilità di aggiornare l’attuale profilo dell’OSS rispetto a quanto è stato previsto dall’AccordoStato/Regioni del 2001:

  • In modo minimale, al fine di “rinfrescare” semplicemente l’accordo del 2001, con il risultato però che non si risolverebbero talune problematiche emerse.
  • In modo innovativo, con un percorso che potrebbe portare adun operatore più moderno ed evoluto dell’attuale, pur rimanendo all’interno della categoria degli “operatori di interesse sanitario” di cui alla L. 43/2006, con possibiliripercussioni anche contrattuali ma con la possibilità di avere una figura più funzionale ai sistemi sanitari e sociali.

Sulla questione si registra la presa di posizione del IGEP – SHC che chiede espressamente l’istituzione dei Super-OSS, ovvero degli OSS dotati di una formazione omogenea in tutta Italia, di competenze riconosciute e iscritti ad un elenco nazionale di operatori socio-sanitari. Oltre a ciò il sodalizio facente capo ad Angelo Minghetti chiede l’istituzione di OSS Tutor capaci di garantire una formazione di tipo innovativo e scientificamente corrispondente alle esigenze di assistenza dell’utenza di tutte le età.

La lettera di MIGEP – SHC.

Al Presidente della Conferenza Stato Regioni

Al Ministro della Salute

Egregi valutando i contenuti sull’indagine portata avanti dalla Regione Veneto nel 2018 sulla formazione dell’oss e sulla rilevazione interregionale, abbiamo verificato che la tesi portata avanti da codesta Federazione Migep – SHC sulla formazione e sul fatto che alcune regioni hanno modificato gli allegati A – B – C, corrisponde in pieno a quanto da noi denunciato. Infatti, la stessa Regione Veneto suggerisce di aggiornare l’attuale profilo dell’oss rispetto all’accordo stato regioni del 2001, poiché la formazione è disomogenea.

Leggendo i 14 punti, che hanno portato a un’analisi di disfunzione, notiamo che viene richiamato: 

“programmazione regionale; organismi che erogano la formazione; finanziamento dei corsi; ammissione ai corsi; caratteristiche del percorso formativo; tirocinio; esame finale; riconoscimento dei crediti formativi e delle competenze pregresse; modifiche a elenco delle attività e competenze; elenco degli obiettivi formativi e materie di insegnamento; attività lavorativa dell’OSS e aggiornamento; ambiti di impiego; registro occupati/inoccupati; formazione complementare; proposte/problemi segnalati”

Individuando:

  • in modo innovativo, un percorso che potrebbe portare ad un operatore più moderno ed evoluto dell’attuale, pur rimanendo all’interno della categoria degli “operatori di interesse sanitario” di cui alla L. 43/2006, con possibili ripercussioni anche contrattuali ma con la possibilità di avere una figura più funzionale ai sistemi sanitari e sociali;
  • in modo minimale, al fine di “rinfrescare” semplicemente l’accordo del 2001, con il risultato però che non si risolverebbero talune problematiche emerse.

E proprio sugli aspetti,che notiamo una debolezza nel non voler risolvere a pieno il problema degli oss. L’assurdoche ci sono voluti 18 anni per mettere in atto un’indagine. Quello che notiamo che nel nuovo patto per la salute 2019-2021troviamo una ripetizione di nuove promesse che non sono mai state realizzate, dove le regioni, hanno disatteso vari impegni anche su una valorizzazione delle professioni sanitarie e sociali, e sull’occupazione in sanità. Oggi, questa disattenzione la troviamo nuovamente con l’esclusione di molte professioni assistenziali, e contemporaneamente è ignorata l’indagine sulla situazione del profilo dell’operatore socio sanitario.

Il Ministro della Salute essendo a conoscenza di questa indagine non abbia preso posizione, ponendo linee adeguate a risolvere a pieno il problema, anzi, definendo la figura oss “formazione inferiore”. Forse esiste una resistenza da parte di qualcuno a non voler risolvere il problema degli oss. 

Non é più possibileche questa figura non sia ascoltata, e su questo sarebbe importante istituire un “tavolo di lavoro specifico” sul tema; adeguamento profilo Oss, con la presenza di codesta federazione com’è stato nel 2010 sul ruolo, funzioni, formazione e fabbisogno dell’oss, mettendo in chiaro gli aspetti che sono stati rilevati con la ricerca, per arrivare a un unico profilo di livello europeo Linee indirizzo alle regionia una formazione equivalente a livello Europeo attraverso una scuola specialistica mirata come le vecchie scuole degli infermieri, oppure attraverso un istituto sanitario che abbia una formazione orientata a fornire conoscenze professionali con due anni formativi. 

Bisogna affrontare la valorizzazione professionale anche di altre figure assistenziali che sono continuamente ignorate, con uno sguardo ai sistemi e valori di queste professioni e dare piena attuazione all’area delle professioni sociosanitarie come prevista dalla legge 3/18. 

Infatti, con riferimento alla reingegnerizzazione del modello assistenziale, la federazione Migep – SHC stanno cercando di dare delle risposte al cambiamento per l’operatore socio sanitario in relazione ad una popolazione sempre più anziana e al contesto sempre più povero e ha una formazione inadeguata.

Riteniamo che sono tre le linee di produzione che si vuole porre, “territorio, terzo settore e ospedale”, come risposta al cambiamento ripensando ai modelli più appropriati come strategia, in risposta allo sviluppo per una sanità con un modello assistenziale dove il cittadino si sente sicuro.

Occorre sempre più sviluppare momenti di confronti e condivisioni capaci di assicurare la migliore aderenza fra bisogni di salute e la programmazione della formazione considerando che le regioni dovranno costruire una strategia formativa adeguata ai bisogni dei cittadini e finalmente vedere l’operatore socio sanitario come attore in un’équipe assistenziale poiché la legge 3/18 lo colloca attraverso l’area socio sanitaria come professionista.

La scrivente chiede risposte certe alle numerose istanze e problematiche poste in questi 18 annivisto anche i riflessi delle conclusioni dell’indagine condotta, dove non si tiene conto della legge 3/18, nella parte attinente all’Oss.

Riteniamo che possa esserci possibili soluzioni per dare finalmente un cambio di rotta a questa professione e ad altre, e pertantoponiamo la stessa domanda, come mai una legge dello stato non è applicata?

“Scelte coraggiose”e inconcepibile costruire un “nuovo operatore moderno con un nuovo profilo”, lasciando tale professione solo come interesse sanitario, negando, di fatto, e completamente l’area socio sanitaria di cui all’attuale legge Lorezin,con un mancato allineamento professionale ed economico nel contratto, venendo anche a mancare un controllo del fenomeno troppo diffuso dell’esercizio abusivo e demansionamento della professione oss.

Si chiede un incontro urgente.

Cordialmente.

Federazione Migep

Angelo Minghetti

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