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sabato, Ottobre 1, 2022
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OSS prigionieri del contratto: a casa senza stipendio ma non possono cercare lavoro.

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OSS prigionieri del contratto: a casa senza stipendio ma non possono cercare lavoro. Il racconto.

Oss prigionieri di un contratto di lavoro ma lasciati a casa senza stipendio. Il caso assurdo colpisce circa 1500 operatori socio sanitari in tutta Italia.

Il racconto di una collega toscana fra di essi.

“Mi chiamo Cristiana Lami, sono una degli Operatorio Socio Sanitari reclutati per l’emergenza Covid-19 attraverso il bando 665/2020 della Protezione Civile Nazionale, chiamati a prestare servizio presso gli Istituti Penitenziari su tutto il territorio nazionale.

A quel bando la risposta degli oss è stata esemplare, circa 20.400 hanno risposto alla chiamata in un momento storico dove la società ed in particolare il Sistema Sanitario Nazionale è stato messo a dura prova, quasi al collasso. Nella selezione sono state preferite tutte persone in attesa di occupazione, quindi non dipendenti dal Servizio Sanitario pubblico o privato dato che questi, anch’essi richiesti nel bando, non hanno risposto alla richiesta d’aiuto da parte dello Stato, inoltre, data la richiesta specificata nel bando la quale prendeva in considerazione la data di rilascio dell’attestato qualificante, implica che la fascia di età media risulta fuori dai requisiti facilitanti del mondo lavorativo. Da non sottovalutare che molti di noi si sono trovati a prestare il proprio operato anche lontani dalle loro famiglie e dai loro affetti.

Ci siamo trovati a fronteggiare questa pandemia in un ambiente in fermento, non dimentichiamo le rivolte messe in atto dai detenuti nei vari Carceri d’Italia che rendevano gli Istituti stessi un ambiente pericoloso per le persone che vi operavano all’interno, come hanno mostrato le scene trasmesse, in cui si denotava palesemente una grande violenza dai parte dei detenuti. Nonostante tutto, il personale reclutato non si è sottratto all’impego nonostante i timori per la propria incolumità. Inoltre ci tengo a sottolineare che in quel periodo i DPI scarseggiavano e le vaccinazioni ancora non erano in atto, molti di noi infatti si sono infettati. Abbiamo lavorato a stretto contatto con il personale sanitario, gomito a gomito con Infermieri e Medici. Abbiamo reso il nostro operato per preservare la salute sia della popolazione detenuta che di tutto il personale, compreso quello di Polizia Penitenziaria, collaborando durane gli screening, il tracciamento contatti dei positivi e durante tutte le fasi delle vaccinazioni di massa. Volendo far rendere noto ai presenti che la figura dell’operatore socio sanitario non era presente, prima del nostro arrivo, all’interno degli Istituti penitenziari, questi due anni hanno portato alla luce la necessità costante della nostra figura in tale ambito.

Il nostro contributo, inizialmente, era stato chiesto per due mesi circa, ma dato il susseguirsi delle normative Covid ed ordinanze di Protezione Civile abbiamo prestato servizio per più di due anni, dove nonostante il testo dell’ordinanza dichiarasse la nostra come “attività svolta a tutti gli effetti” ci sono stati negati i titoli di servizio svolto, inoltre la dedizione per l’impiego affidataci ha posticipato, per tutta la durata del periodo nuove opportunità lavorative.

Nonostante il decreto-legge 24 marzo 2022 e la successiva ordinanza della Protezione Civile 892 del 16 maggio 2022, la quale prevede che per le Regioni che ne facciano motivata richiesta c’è la possibilità di mantenerci in forze fino al 31 dicembre 2022, siamo stati lasciati a casa dalla data del 31 maggio.

Per quanto riguarda la Regione Toscana, alla data del 31 maggio gli operatori rimasti in forza erano circa 25, dislocati in quasi tutti gli Istituti della Regione. Nonostante per noi, la Regione Toscana dichiari di avere eseguito la richiesta nei tempi e nei modi previsti dalla stessa ordinanza, anche noi ci troviamo a casa dichiarati come “giuridicamente in servizio ma sospesi dal servizio stesso” e si sottolinea senza percepire nessun tipo di compenso, in attesa di comunicazione di rientro nel posto di servizio affidatoci.

Proprio per questo motivo abbiamo scritto al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ed all’assessore alla Sanità Simone Bezzini, affinché si riesca a sbloccare la situazione di stallo nella quale ci troviamo.

A noi è stato chiesto un sacrificio lungo due anni, a loro stiamo chiedendo di non lasciarci soli.

Lami Cristiana e gli altri OSS Protezione Civile Toscana”.

Comitato di Redazione
Servizio Redazionale.
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