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Un Operatore Socio Sanitario è stato licenziato: sfilò catetere venoso a Paziente senza avvisare Infermieri. L’Ospite è morto per emorragia, faceva Warfarin (Coumadin).

Un Operatore Socio Sanitario è stato licenziato e denunciato per aver strappato involontariamente Catetere Venoso Periferico (CVP) a Paziente di 85 anni, che è morto dopo qualche ora per emorragia. L’Assistito era in terapia con Warfarin (Coumadin). Il fatto è accaduto durante il turno di notte.

L’Oss mentre era intento a sistemare, da solo, il letto del Paziente (quest’ultimo stava dormendo) inavvertitamente provocò lo “strappo” del CVP. L’operatore, forse in preda alla paura per quanto accaduto, decise di sua spontanea volontà di non avvisare gli Infermieri in turno e di tamponare la vena con una compressiva improvvisata. Mise, infatti, una garza con cerotto di carta, pulito il paziente e cambiò anche la biancheria nel frattempo intrisa di sangue. Poi proseguì con le sue attività notturne.

Al mattino la scoperta: uno degli Infermieri entrò in camera intorno alle ore 6.00 per un prelievo all’Assistito, che appariva già da lontano bianco cadaverico. Dopo qualche secondo la scoperta: l’Assistito era agonizzante e a terra sul lato sinistro del letto vi era una enorme pozza di sangue. Immediata l’allerta ai servizi del 118, che però all’arrivo in struttura non hanno potuto fare altro che decretare il decesso dell’ospite.

L’Infermiere ha radunato tutti gli operatori in servizio con lui: un’altra Infermiera e tre OSS. Tutti hanno negato di aver avuto contatti in precedenza con il Paziente appena defunto. Tuttavia le macchie di sangue presenti sulle calzature di uno dei 3 Operatori Socio Sanitari hanno insospettito il professionista, che ha subito puntato il dito contro l’operatore: “come ti sei sporcato di sangue? ora ti scatta una denuncia”. A questo punto l’OSS è scoppiato a piangere ed ha ammesso di aver strappato involontariamente il CVP e di aver provato a rimediare. Essendo precario aveva paura di essere licenziato.

Ora però la paura è diventata realtà e l’Operatore Socio Sanitario è stato rispedito a casa. Dovrà rispondere, a questo punto, di accusa più pesanti.

Tutto è accaduto in una nota casa di riposo in Lombardia.

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