OSS: in Italia farsi una famiglia è impossibile. Scelgo il lavoro all’estero!

Luigi è un Operatore Socio Sanitario di 32 anni che a fine agosto partirà per una nuova esperienza all’estero. E mentre saluta il suo paese, vuole lasciare un’ultima lettera per spiegare quanto sia impossibile lavorare nel nostro paese.

Gentile redazione di Assocarenews,

grazie dello spazio che mi concedete. Mi chiamo Luigi Franco Caputi e sono Oss da otto anni, qualifica presa per lavorare dopo una laurea triennale in fisica.

In questi anni mi sono sempre dato da fare arrivando a vivere anche in due regioni diverse. Ho accettato tutti i contratti a singhiozzo che mi sono stati offerti. Dico a singhiozzo perchè un contratto di 30, 60 o 90 giorni è giusto un modo di avere due braccia in più, loro, e uno qualche stipendio in più, io. 

Ma è possibile lavorare in queste condizioni? Sempre sotto schiaffo di cosa gira in testa al tuo datore di lavoro, con la ghigliottina del rinnovo che si avvicina lentamente al collo?

Sono argomenti che voi più di altri tirate fuori e sono contento di leggervi. Per questo ho scelto voi, perchè state dalla parte della gente.

Ovviamente in Italia le banche ti prestano soldi solo se già li hai e sempre e solo con ipoteche e lavoro fisso. Ma di lavoro fisso ce ne sta veramente poco. Senza una casa, senza un contratto fisso, come è possibile formarsi una famiglia?

Se questi dirigenti che ti propongono contratti da fame a tempo determinato vedessero anche solo una volta lo sguardo delle nostre mogli e dei nostri mariti, dei compagni e compagne, quando passa una culla, quando bambini giocano, quando dormono in colo ai genitori.

E quando questi sguardo si incrocia con il tuo ed il sorriso si schiaccia sotto i bollettini delle utenze, sotto l’affitto da pagare, sotto l’assicurazione e bollo auto che succhiano soldi.

Questi dirigenti ci sono mai stati al cinema di lunedì perchè ci sono i film usciti dalla programmazione a 3 euro? Hanno mai comprato il latte a lunga scadenza perchè costa meno?

Questo è quello che ci sta offrendo questo paese: un presente misero in attesa di un futuro promesso. Promessa anch’essa incerta e nella quale, almeno io, non credo più.

Vado all’estero senza cercare el dorado, senza cercare fama o posizioni di prestigio. Voglio un lavoro, una prospettiva e un futuro. Anche al ribasso ma che consenta di costruire una famiglia e che consenta ai miei figlio di trovare qualcosa di più, nella vita, di quello che sto trovando io.

Sono consapevole che scrivere questo non cambierà niente, ma il silenzio invece incoraggia chi dice che tutto va bene e che i problemi non ci sono.

Grazie

Luigi Franco Caputi

Italiano.

 

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